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Guardare un telegiornale, aprire un quotidiano o navigare sui social. Ogni giorno ci confrontiamo con un mondo difficile e la pandemia che ci ha colpito ha esasperato tutte le fragilità e le debolezze di una società frammentata e, spesso, indifesa. Chi ha perso il lavoro, chi ce l’avrebbe ma non può esercitarlo, chi non ce l’aveva prima e non lo trova nemmeno adesso, chi è in cassa integrazione, chi lavora per pochi euro al giorno senza alcun contratto, l’elenco potrebbe continuare… Di sicuro il futuro appare più che mai incerto. Tutto questo ha dei riflessi sulla nostra vita quotidiana. Sembra, certe volte, di andare incontro ad un futuro chiuso, bloccato. Un futuro con il segno meno: meno lavoro, meno possibilità di sviluppo economico e umano, meno salute, meno cultura, meno consapevolezza, meno speranza. Restiamo ingarbugliati in un mare di problemi complessi che hanno a che fare con la politica, l’economia, l’organizzazione sociale, le volontà e le difficoltà di popoli a noi lontani, le contraddizioni di un mondo consumistico e individualista: siamo confusi. Su larga scala, a  volte non siamo più in grado di spiegare la realtà che ci circonda. E ciò induce un atteggiamento preoccupante ma sempre più diffuso: la negazione della realtà stessa. È un fenomeno che qui potremmo, a beneficio di sintesi, così descrivere: ho bisogno di dare delle spiegazioni alla mia vita ma ciò che mi circonda è molto complicato e, soprattutto, non mi piace, è triste, mi fa soffrire. Perciò, mi affido a delle spiegazioni alternative: più semplici e che spieghino tutto rapidamente. Si arriva così a mistificare del tutto la realtà. Spesso per fare questo si trova un nemico e si costruisce una narrazione che sembra totalmente assurda, ma che se analizzata è perfettamente coerente: solo che è semplicemente falsa. E allora, ben vengano gli immigrati voluti da Soros per sostituire gli italiani per spiegare un complesso fenomeno che è quello delle migrazioni. Ben vengano i negazionisti che affermano che il virus non esiste, o se esiste, è voluto da chi governa il mondo per ucciderci tutti, e così via. Quest’ultimo esempio è estremamente interessante. Ho assistito personalmente a tale discussione:

A: il virus in realtà non esiste, è che ci vogliono – non si sa mai bene chi – tenere chiusi in casa.

B: il virus è come l’influenza normale, si moriva anche prima.

A: ma infatti, hanno detto – anche qui non si sa bene chi – che vogliono farci morire tutti.

Per spiegare una sciagura complessa come la pandemia che ci ha colpiti, la neghiamo: non esiste. Oppure si afferma che è voluta da qualcuno per ucciderci, chissà a che pro.

Al di là delle tesi surreali, ciò che importa in questa conversazione è mostrare la totale incoerenza in ciò che viene sostenuto dall’interlocutore A. Infatti, prima afferma che il virus non esiste e subito dopo che vogliono ammazzarci con il virus (quindi esiste?!). Come è possibile non accorgersi che le due posizioni sono contradditorie? Il punto è che la coerenza discorsiva non riveste alcuna importanza. Soprattutto sui social, siamo continuamente sommersi da una varietà di informazioni: notizie vere e verificabili, notizie false ma comunque credibili, notizie assurde o semplicemente opinioni bislacche. Il risultato è che facciamo fatica ad analizzare e approfondire perché non ne abbiamo gli strumenti e finiamo per credere a tutto contemporaneamente, anche a due tesi totalmente contrapposte.

C’è bisogno di qualcosa di nuovo, forse di un mondo nuovo, di avere un po’ di speranza verso il futuro. L’uscita dei vaccini contro il Covid sembra confortante, se non fosse che tutte le polemiche sul Natale, gli spostamenti, la crisi di governo, l’economia e le sofferenze di questi mesi, sono riuscite ad annebbiare anche quella che sarebbe una notizia positiva. E quindi ecco i dati, ancora troppo alti, degli italiani che hanno dichiarato di non volersi vaccinare. 

Quest’anno tanti cittadini andranno al voto per le amministrative comunali, comprese città importanti come Roma e Bologna. Il 2020 segnato dal Covid ci ha mostrato quanto sia importante la dimensione locale del nostro vivere collettivo e dunque delle amministrazioni locali. In un mondo che sembrava dominato dalla dimensione macro, dai governi e dalle realtà sovranazionali, anche le amministrazioni locali hanno giocato un ruolo fondamentale, sul piano regionale e comunale, nel districarsi tra normativa e ordinanze, concessioni e divieti alla nostra vita quotidiana. Parlando di Bologna, la campagna elettorale non sembra ancora essere decollata. Non si conoscono ufficialmente i principali candidati e le alleanze da mettere in campo sono ancora da costruire. L’invito da rivolgere alle forze politiche è quello di puntare ad una narrazione che abbia il segno più. Citandomi, più lavoro, più possibilità di sviluppo economico e umano, più salute, più cultura, più consapevolezza, più speranza. Servono risposte su temi come il lavoro, le disuguaglianze di genere, i giovani, l’ambiente. Se non riusciamo ad intercettare queste fragilità, con proposte concrete e realizzabili, finiremo nel vuoto dell’estetica politica in cui conterà di più chi sta con chi, scadendo per l’ennesima volta nella logica del meno peggio. 

Bisogna avere coraggio, immaginare che futuro vogliamo nelle nostre città e come realizzarlo, senza prestare il fianco all’atteggiamento conservativo di difendere il reale, perché tutto ciò non basta più. Dobbiamo dare un senso progressista alle nostre vite e le amministrazioni comunali sono il primo tassello del futuro che dobbiamo costruire. Non arrendiamoci.

Francesco, è nato nel ’93 in Sicilia ma lavora e risiede a Bologna. Laureato in Filosofia e Scienze Politiche, si occupa di finanziamenti ad associazioni no profit ed enti pubblici. Curioso e critico di indole, si ritrova spesso nella logorante posizione del “problem-maker”: costantemente alla ricerca di domande a cui dare risposte. Legge ma non quanto vorrebbe. Scrive ma non quanto vorrebbe. Discute di economia e politica appena può. Ama il buon cibo e il buon bere e non perde una partita dell’Inter da quando ha memoria.