Il centro sinistra riparta da Bologna (forse)

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Al centro di una crisi di governo, che agli osservatori più attenti non sarà sfuggito essere per lo più una crisi politica, incentrata sul calcolo e sul contingente problema dei numeri e delle alleanze, anche sul piano locale non mancano conteggi e posizionamenti per le future elezioni amministrative. Come si sa, le alleanze e gli schieramenti in città importanti sia dal punto di vista economico che da quello politico-sociale, spesso producono un’eco diffusa sul piano nazionale. È vero anche il contrario: ciò che accade a Roma influenza, non poco, le scelte a livello locale. Non si conosce, nel momento ci cui scrivo, la data precisa delle elezioni amministrative a Bologna. Qualunque essa sia, ad ogni modo, occorrerà arrivare preparati. L’invito da rivolgere alle forze in campo è quello di concentrarsi sul proporre una chiara visione politica, fondata sui temi, sui contenuti e sulle analisi. Se, da una parte, appare scontata una candidatura nel cosiddetto centro-destra – unito? – nel centro-sinistra sembra ancora tutto da stabilire, considerata anche la variabile del Movimento 5 stelle.

A Roma, non molto tempo fa, il Partito Democratico ha cercato un’alleanza organica con i grillini, che non fosse solo di governo. Il ragionamento è fondato soprattutto sul calcolo aritmetico, i punti percentuali che i sondaggi fotografano sul consenso generato dai due partiti – non so se si possa ancora usare il termine Movimento. Da diversi elettori del centro-sinistra tale alleanza, con mio stupore, è ritenuta necessaria, se non addirittura auspicabile, per competere con le quote elettorali detenute, sempre stando ai sondaggi, dal centro-destra di Lega, FdI e FI. In questi casi chi, come me, crede che il consenso si crei – e si recuperi laddove perduto – attraverso la seria riflessione di un programma politico composto di proposte chiare e condivise, determinando e incoraggiando una strada verso la rappresentanza politica, viene calorosamente invitato al realismo del possibile, di fronte al calcolo politico-matematico.

E, dunque, eccoci giunti: in assenza di un’analisi politica sulle condizioni del vivere collettivo e in assenza di una proposta politica programmatica condivisa – quest’ultima talvolta ricondotta a Santo Graal – ragioniamo di numeri e di alleanze. A ben guardare, l’alleanza PD-5S non sembra staccare dividenti soddisfacenti. Insieme al governo non si può certo dire che sia stato ribaltato il consenso e il gradimento generale: Lega, FdI e FI continuano a detenere quote considerevoli di elettorato, sempre considerando i sondaggi. L’alleanza è stata proposta anche in due circostanze alle ultime elezioni regionali. In Umbria e in Liguria. Risultato? In Umbria: candidata del centro-destra (Donatella Tesei) ha vinto con il 57,5% dei voti contro il candidato di PD-5S e altre liste (Vincenzo Bianconi) al 37,5%. In Liguria non è andata diversamente: candidato centro-destra (Giovanni Toti) ha vinto con 56,1% contro il 38,9% del candidato PD-5S e altre liste (Ferruccio Sansa). In altre regioni, senza i 5 stelle, le cose sono andate diversamente. In Emilia-Romagna, per esempio, il candidato di centro-sinistra Stefano Bonaccini ha vinto un’elezione tutt’altro che scontata contro il centro-destra (Lucia Borgonzoni). Certo, l’Emilia-Romagna è storicamente una regione rossa ma molti si ricorderanno che prima del voto Lucia Borgonzoni era data in vantaggio o quantomeno si prospettava una seria possibilità per il cambio di colore – ancora politico a quei tempi – della regione. Bonaccini con le sue capacità di buon amministratore e con un’alleanza di centro-sinistra allargato, senza i 5 stelle, ha recuperato in campagna elettorale vincendo con il 51% contro il 43% della sua avversaria. Un risultato certamente non schiacciante ma, viste le premesse, sicuramente tutt’altro che scontato all’inizio della campagna elettorale.

Il punto è che esiste un’alternativa all’alleanza con i 5 stelle e la potremmo chiamare, qui in Emilia-Romagna per lo meno, l’alleanza Bonaccini. Quando il centro-sinistra ha delle proposte, un candidato credibile e un programma allargato e condiviso da più forze politiche di area, può battere questa destra. È parere di chi scrive che questa formazione vada ricreata anche per le amministrative comunali a Bologna. Le condizioni di partenza sono simili. Anche Bologna ha una sua storia e una sua tradizione politica ben precisa, ma guai a sottovalutare la destra, trainata dalla Lega, che a Bologna raccoglie sempre più simpatizzanti. Se sul piano nazionale si riformerà la stessa maggioranza del Conte bis, ciò non è necessario che accada sul piano locale. Mi si dirà, lo so, che sarà difficile per un partito come il PD sostenere un governo con i 5S e poi fare campagna elettorale contro di loro alle comunali. Però, come spesso accade, i 5 stelle sul piano locale raccolgono meno rispetto alle competizioni elettorali nazionali. L’apporto che darebbero a Bologna, citando ancora gli amati o odiati sondaggi, si attesta intorno a un 5-6%, dunque è chiaro che l’avversario politico non sarebbero loro, quanto naturalmente la coalizione di centro-destra. Forse mi ripeto ma la campagna elettorale si fa a proposito di una visione condivisa della città e su ciò che si vuole fare nei prossimi anni, non contro qualcuno. Inoltre, se l’alleanza Bonaccini venisse riproposta, in caso di secondo turno, a chi andrebbero i voti dei 5 stelle?

Alle prossime comunali non si devono commettere errori. Si spera che si parta da una seria riflessione per un programma capace di reagire ai duri effetti che il covid ha generato nell’economia e nella stabilità psichica e sociale dei cittadini bolognesi. La strategia da perseguire è una coalizione allargata con un candidato o una candidata credibile e un programma condiviso, senza i 5 stelle, auspicabilmente da replicare anche sul piano nazionale.

Nato nel ’93 in Sicilia ma lavora e risiede a Bologna. Laureato in Filosofia e Scienze Politiche, si occupa di finanziamenti e agevolazioni. Curioso e critico di indole, si ritrova spesso nella logorante posizione del “problem-maker”: costantemente alla ricerca di domande a cui dare risposte. Legge ma non quanto vorrebbe. Scrive ma non quanto vorrebbe. Discute di economia e politica appena può. Ama il buon cibo e il buon bere e non perde una partita dell’Inter da quando ha memoria.