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A crisi ancora aperta, considero il governo Conte un governo debole, con ridotta legittimazione, in quanto si tratta di una coalizione tra un partito, il M5S, ridimensionato nel consenso popolare, ed un partito come il PD  ridimensionato anch’esso, e preda all’interno di spinte divergenti sulla linea da seguire. Inoltre non credo si possa definire Conte un personaggio autorevole e prestigioso.

Di fronte a questa insostenibile leggerezza del premier, porre il problema di un rimpasto o di altre soluzioni,  che provenga da Renzi o anche da altri protagonisti, non lo ritengo per niente inusitato, nel senso che è una prassi della politica.

E’ probabile che andremo a nuove elezioni alla scadenza della legislatura, e non prima. Le elezioni, da un punto di vista democratico, sarebbero opportune per riequilibrare la rappresentanza politica, in quanto il presente parlamento non rispecchia i cambiamenti intervenuti nel Paese in questi ultimi anni.

Però eventuali elezioni anticipate, in situazione ancora pandemica, con la nuova legge sulla riduzione del numero dei parlamentari e con il ”bicameralismo perfetto”, sono un salto nel buio, sono ad alto tasso di imprevedibilità. Non sarei sicuro del loro esito: potrebbe prevalere la spinta sovranista ed antieuropea, come pure il consenso a una coalizione  guidata da Conte, data la rassicurante mediocrità del personaggio. Consideriamole dunque come l’ultima soluzione.

Il mio desiderio sarebbe allora che questa crisi in atto pervenisse ad  una compagine governativa la più rappresentativa possibile. Non tanto un governo tecnico, definizione quanto mai difficile ad essere configurata – semmai si potrebbe parlare di governo a forte componente tecnica;  ma un governo che goda di un appoggio, anche esterno, il più ampio possibile.

Esprimo questo mio desiderio guardando, più che alla gestione dell’emergenza, alle iniziative per la ricostruzione: sarebbe proficuo che le risorse di cui disporremo siano gestite da un presidente del consiglio dotato di prestigio,  e autorevole per la sua competenza ed esperienza.

Le fasi di ricostruzione necessitano di una riconosciuta esperienza economica; ed i provvedimenti economici, oltre che di una guida esperta, per essere efficaci necessitano della fiducia dei cittadini,  e la fiducia viene alimentata se tali provvedimenti vengono approvati da uno schieramento di rappresentanza politica vasto; non giova alla loro accettazione uno  schieramento di opposizione che, nei confronti di provvedimenti approvati, si adoperi poi per la loro svalutazione.

Mi piacerebbe un governo di consenso allargato,  perché le risposte che un governo dovrà dare riguardano vasti gruppi sociali, il mondo produttivo, l’organizzazione del welfare e della sanità, il lavoro autonomo e dipendente  e soprattutto riguardano il sostegno alle fette di popolazione in forte difficoltà.  

Nessun partito attualmente detiene il monopolio della rappresentanza delle fasce di popolazione disagiate.  La protesta e la richiesta di aiuto è rappresentata da partiti di diversa posizione politica, che si trovano sia al governo sia all’opposizione.

Sono tra i contrari al sovranismo di Salvini ed al populismo dei 5Stelle, ma questo non ci esime dal dare una risposta alle richieste di protezione, anche a quelle dei cittadini  che hanno votato per questi partiti. Bisogna cercare dunque di dare una risposta a queste richieste, invece di delegittimarle come ha fatto il PD.

Ora, la coalizione che sostiene questo governo è in prevalenza ostile all’impresa privata .

L’orientamento economico del partito di maggioranza relativa, i 5 Stelle, è di vocazione assistenzialista, e contrario all’iniziativa privata. Il PD è diviso, ha due anime: da una parte è favorevole alle realtà produttive del Paese; dall’altra, anche sfruttando l’occasione della pandemia, propone ricette stataliste ormai vetuste, sperando in un ritorno dei tempi gloriosi. Se sommiamo questa seconda anima del PD all’ideologia del M5S, le forze favorevoli al mercato sono in questo governo in netta minoranza.

Il rilancio dell’economia di mercato non può essere trascurata, pena il decadimento economico e sociale del nostro Paese.

Toscano di provenienza, risiede da tempo a Venezia-Mestre. Ex consulente e manager aziendale, in aziende industriali e di servizi pubblici. Collaboratore di istituti universitari e enti di ricerca. Membro della Società Italiana di Studi Elettorali. Appassionato di fotografia, con predilezione per le cattedrali gotiche.