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Un referendum sulla destinazione dell’ex emeroteca di piazza Ferretto: è la proposta dell’assessore Renato Boraso.

Non so se tale proposta sia una iniziativa esclusivamente personale, o se sia condivisa dal sindaco o da altri esponenti della giunta in carica; e non so se sia una proposta ponderata, o sia invece una delle tante “provocazioni”, in voga oggigiorno per suscitare prese di posizione su dilemmi cittadini.

Non entro nel merito della possibile destinazione dell’edificio, di cui alcuni hanno proposto la demolizione, per fare spazio agli edifici religiosi attigui.  Vorrei invece richiamare l’attenzione sull’iniziativa del referendum che ritengo in simili casi inopportuna.

Il referendum è presentato come occasione per dare voce ad “altri cittadini”, e viene visto da più parti come una ulteriore manifestazione di espressione democratica.

È però una istituzione cui ricorrere con molta prudenza; se usata frequentemente, o a sproposito, rischia di trasformarsi nell’ennesima contrapposizione piena di animosità, e magari di far sorgere l’ennesimo comitato aggressivo. 

Ma un’altra ragione per evitare il referendum è che un sindaco eletto direttamente dai cittadini, e la sua giunta, si devono assumere la piena responsabilità delle scelte, grandi o piccole che siano.

Nel caso specifico dell’emeroteca sarebbe buona prassi allora che l’assessore interessato recepisse le proposte al riguardo (possibilmente senza rimanerne sconvolto,  ..”trovo sconvolgenti le posizioni prese dai consiglieri Boato e Bettin e da altri esponenti delle opposizioni..”, afferma l’assessore Boraso su Il Gazzettino):  sia che le proposte provengano da chi ha esperienza di arredo urbano,  sia che provengano da associazioni o da semplici cittadini.

È compito del sindaco e dei suoi assessori valutare le soluzioni avanzate, ponderarne la fattibilità e la convenienza economica e sociale, e procedere ad una scelta.

Una delle ragioni primarie della legge sull’elezione diretta del sindaco, oltre a quella di consentire la stabilità quinquennale, era e rimane l’imputazione di responsabilità, vale a dire l’individuazione sicura e inequivocabile, da parte del cittadino, della paternità delle scelte.  Questo in confronto alla situazione precedente alla legge in vigore, quando la breve durata media delle giunte, e talvolta il loro susseguirsi continuo, poteva rendere difficoltosa,  all’elettore, l’attribuzione di tale paternità.

Ma la piena assunzione di responsabilità  da parte del sindaco, e della sua giunta, vale anche come principio e prassi di buona politica; e sulle scelte compiute,  nel loro complesso, si esprimerà poi il giudizio dei cittadini alle successive elezioni.

Non è positivo che i politici eletti ricorrano ai cittadini abdicando al loro compito di decisori.

Purtroppo questa prassi del ricorrere al  parere dei cittadini, e spesso rincorrerlo, è diffusa anche in campo nazionale, e finisce per svalutare il ruolo della politica. Spesso sono i politici stessi che per primi collaborano a questa svalutazione.

Toscano di provenienza, risiede da tempo a Venezia-Mestre. Ex consulente e manager aziendale, in aziende industriali e di servizi pubblici. Collaboratore di istituti universitari e enti di ricerca. Membro della Società Italiana di Studi Elettorali. Appassionato di fotografia, con predilezione per le cattedrali gotiche.