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Chi scrive ricorda come, poco più di un anno fa, nel pieno del primo severissimo lockdown, avesse deciso di concentrarsi per le sue recensioni su libri anche molto antichi nel tempo, tratti dalla biblioteca di famiglia, per accompagnare i suoi lettori in viaggi lontani, e dare così un poco di respiro alle nostre vite blindate. E quei viaggi ci avevano portato nella New York vista dagli occhi di un viaggiatore francese dell’Ottocento, o nell’Africa bizzarra e avventurosa dei cercatori di diamanti  attraverso il racconto di Jules Verne.

Il viaggio che qui propongo, dopo più di un anno, risale al 1953, ed è un viaggio lunghissimo, durato circa otto mesi, che ha portato l’autrice, Katharina Von Arx, dalla Svizzera nativa all’India, poi in Indonesia, in Birmania, in Giappone, fino agli Stati Uniti “per tornare indietro da quella parte, tanto sono per strada…” come candidamente l’autrice afferma.

E’ un libro singolare,  parla di un viaggio avvenuto nella realtà, che ha inaugurato da parte dell’autrice una vita intera dedicata a numerosi viaggi attorno al mondo con la formula sua personalissima di “low cost” , che non ha nulla a che fare con le tariffe agevolate a disposizione di chiunque abbia un poco di pazienza nel compulsare in Internet le varie proposte vantaggiose delle diverse compagnie aeree.

La sua è la pretesa presuntuosa, almeno in apparenza , di perorare la sua causa di giovanissima viaggiatrice senza fondi adeguati ai suoi spostamenti, presso agenzie di viaggio, compagnie di navigazione ed aeree, ambasciate,  e sperando lungo i suoi soggiorni anche molto prolungati, come in India, di raggranellare qualche soldo vendendo le sue opere d’arte che in realtà, trattandosi prevalentemente di paesaggi, non attirano che raramente i potenziali acquirenti.

Ma quello che cattura il lettore è lo stile, lo spirito straordinario con cui questa ragazza di 25 anni, all’inizio degli Anni Cinquanta, decide, senza alcuna giustificazione di tipo umanitario, sociologico, accademico, ma soltanto per una innata curiosità per il mondo e le sue differenze, di imbarcarsi, con una piccola sacca soltanto, su di una nave che, con una serie di tappe intermedie, la porterà fino all’India, ricca soltanto di una serie di lettere di presentazione .

Lo Suddeutsche Zeitung , in quarta di copertina, definisce la protagonista come “Una Pippi Calzelunghe con l’intelligenza di spirito di una Simone de Beauvoir”.

Chi scrive trova che ci sia molto di vero in questa definizione, ma che essa al tempo stesso risulti riduttiva : l’attitudine di questa giovanissima viaggiatrice , infatti, va ben oltre quella di una ragazzetta sprovveduta e forte solo del suo coraggio e della sua fantasia : al di là del tono apparentemente ironico e pragmatico con cui descrive il suo contatto con genti le più diverse, scevro da riflessioni politiche o sociali di alcuna natura, ci fa intravedere invece, quasi per contrasto, la distanza tra queste culture e quella occidentale, i retaggi fortissimi della cultura anglosassone, soprattutto lo sconcerto degli uomini indiani prima, giapponesi poi, di fronte alla posizione di una ragazza viaggiatrice sola così lontano da casa, al punto da identificarla nella maggior parte dei casi con una donna facile preda vuoi delle loro rapide proposte matrimoniali, vuoi dei loro approcci più genericamente rivolti all’accoppiamento. E’ infatti un viaggio dove, accanto a strade e case, hotel e monumenti famosi, accanto a cabine di nave e letti di fortuna, a pasti gratis ingurgitati fino a scoppiare , solo per fare scorta in vista di futuri digiuni, resta l’immagine di una serie interminabile di incontri con uomini di vario rango del mondo indiano, birmano, indonesiano, giapponese, uomini che vengono elegantemente messi al loro posto da questa ricciuta ragazza svizzera in pantaloni, che sfoggia gli abiti in seta avuti in omaggio da signore locali solo in occasioni davvero speciali.

La sua fama di globetrotter nell’ultima parte del viaggio, quando approda negli Stati Uniti, l’ha già abbastanza preceduta da permetterle di trovare gli ultimi passaggi aerei per tornare a casa con molta più facilità.

E sembra sempre che faccia tutto senza sforzo apparente, raccontandoci solamente delle sue pause su un letto per qualche giorno, a tratti, per  esempio per riprendersi da faticosissime trasferte attraverso i monti del Kashmir su di un bus traballante su pericolosi tornanti.

Il fascino prevalente di questo libro di viaggi a dir poco eccentrico, è che non è fatto di informazioni dettagliate, di percorsi precisi programmati in anticipo, di relazioni scientifiche dedicate ad un aspetto prevalente di ognuno dei diversi Paesi attraversati. Ma è semplicemente fatto di movimento e di curiosità, di spostamenti in bicicletta , da sola, giusto per dare un’occhiata ai posti dove la nave si fermava portandola in India, di decisioni improvvise di seguire in spostamenti brevi o lunghi fuori dalle città indiane, i conoscenti che la invitavano. E’ un inno insomma al piacere del movimento di per sé, anche se questo movimento porta Katharina parecchio lontano da casa. Essa non si carica di ruoli ufficiali, non si firma come viaggiatrice, ma lo è nel senso più profondo ed autentico del termine, viaggia per essere più profondamente, per guardare altrove. Se non capisce fino in fondo il senso, lo spirito di un luogo, non si forza di farlo, almeno apparentemente, ma decide solo di spostarsi altrove, per aggiungere senso al proprio senso di donna in movimento.

E’ dunque questo un libro per chi ama viaggiare per riprendersi la propria più intima essenza, il movimento dell’autrice verso altri luoghi non appare mai come  una forma di evasione da una vita poco amata, ma solo come il desiderio assoluto di riconoscersi come cittadina di un mondo diverso, complicato, entusiasmante. Auguriamoci di poter raggiungerla , non solo oggi con lo spirito, ma presto altrove, con i nostri bagagli leggeri.

KATHARINA VON ARX , LA VIAGGIATRICE LEGGERA, L’ORMA EDITORE 2019

Elisabetta Ticcò è nata ed attualmente risiede a Mestre. Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università di Padova, nella stessa Università ha poi conseguito un Diploma di Perfezionamento in Storia dell’Architettura ed Urbanistica. Le sue attività si sono sempre suddivise tra il teatro, con una lunga attività giovanile nella “Bottega del Teatro” di Dario Ventimiglia, e il mondo della scuola, dove ha lavorato presso un Liceo locale per più di 30 anni. Negli ultimi vent’anni si è specializzata inoltre nella disciplina anglosassone del “drama in education”, dopo due Summer Schools presso l’UCE di Birmingham , ed ha operato come organizzatrice di corsi di lettura drammatizzata nelle Biblioteche della Provincia e come formatrice di insegnanti delle Scuole Primarie e Secondarie Inferiori