Ad impossibilia nemo tenetur

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La qualità della vita in una città come Bologna è difficile da definire: molti sono i parametri da considerare e valutare con attenzione.

Ad esempio la ricchezza della comunità e la sua equilibrata distribuzione: è una base importante ma non può essere il solo fattore. La disponibilità di offerta culturale è altrettanto fondamentale, così come l’accessibilità ad una istruzione di qualità, ma anche questo non basta.

Per questo motivo le classifiche nazionali, in cui spesso Bologna risulta ai primi posti, sono frutto di accurate ricerche e di una media ponderata di vari fattori.

Esiste un filo conduttore tra alcuni elementi, che costituiscono il coefficiente maggiore di una città più vivibile e accogliente. Mi riferisco a quegli aspetti, che il cittadino bolognese dovrebbe cercare tra le righe dei programmi elettorali e di cui dovrebbe chiedere conto ai candidati alla carica di sindaco del capoluogo emiliano.

In primo luogo, il rispetto delle regole: cosa vuol dire, per il futuro sindaco, agire affinché leggi e regolamenti siano rispettati nel proprio territorio comunale? In proposito, sarebbe giusto e opportuno conoscere quali accordi il futuro Sindaco intende prendere con le Forze dell’Ordine e con la Prefettura, per evitare situazioni di degrado come nel caso di Piazza Verdi (grande cartolina elettorale) e di altre aree critiche della città: si pensi a quei ghetti ed enclave, che purtroppo costituiscono isole di illegalità radicata in quartieri periferici e non solo; alle strade in cui, ad ogni ora, si possono trovare giovani prostitute o infaticabili pulivetri.

Al riguardo, la video sorveglianza delle strade, che rende la città una sorta di “Grande Fratello”, a mio avviso, non è sufficiente. Si deve pensare a come rivitalizzare ogni contesto dell’urbe, cercando di dare pari dignità alle periferie così come al centro storico; ai quartieri popolari, così come a quelli più esclusivi.

Si pensi ad esempio alla pressoché totale scomparsa dei piccoli negozi di alimentari, di abbigliamento, di mercerie, a favore dei grandi supermercati o dei centri commerciali; ai quartieri periferici trasformati in dormitori, le cui strade si animano di veicoli solo nelle ore di punta, mentre il centro storico si sta svuotando dei suoi abitanti, per lasciare il posto a uffici e ai servizi per un turismo “mordi e fuggi”. Nel frattempo, proliferano piccoli bazar aperti giorno e notte, spesso al limite della legalità e con scarse condizioni igieniche, che costituiscono ulteriore manifestazione di degrado, a riprova della necessità e urgenza di far rispettare le regole a tutti.

Ed è questo il secondo quesito da porre ai candidati alla carica di sindaco di Bologna: costoro hanno in programma un progetto da realizzare per facilitare e concretizzare la riapertura proprio di quei piccoli negozi di quartiere, indubbia linfa vitale per rendere la realtà suburbana maggiormente vivibile e fruibile?

Si potrebbe esagerare e chiedere ad ogni potenziale futuro Sindaco se ha in mente anche l’attuazione di programmi di formazione telematica e digitale, per rendere l’offerta pubblica in linea con le esigenze dei nostri tempi.

Qualcuno potrebbe obiettare che Centri Commerciali e Supermercati sono più economici e più comodi da raggiungere, grazie ai loro ampi parcheggi.

Tuttavia è innegabile che l’economicità della Grande Distribuzione ha determinato una grave conseguenza per i cittadini:  la perdita della qualità del servizio che il piccolo negozio sapeva offrire. In particolare, la professionalità del titolare e dei suoi inservienti – capaci di suggerire ed aiutare il cliente nelle scelte -, sono in parte sparite tra i dipendenti della GdO, spesso giovani e soprattutto poco preparati. Così come la qualità della merce venduta, che sicuramente nei Supermercati non è sempre eccellente, come quella che era reperibile dal negoziante sotto casa.

C’è poi il tema dei parcheggi! In una città metropolitana come Bologna, con un vasto bacino suburbano, si potrebbe chiedere ai candidati Sindaci che iniziative intendono promuovere per ottimizzare la mobilità nei prossimi anni. Nei loro programmi ci piacerebbe trovare nuove aree pedonali anche nei quartieri extra cinta muraria; una nuova definizione dei limiti di velocità; un servizio di trasporto pubblico efficiente ed innovativo. Vorremmo vedere in quei programmi una visione globale della viabilità, che sappia avvicinare centro e periferie, città e hinterland metropolitano. Vorremmo che emergesse qualche idea in grado di rendere Bologna più moderna ed accessibile a tutti; una città in cui, in pochi minuti, ci si possa spostare da casa al lavoro, magari anche grazie ad una più integrata applicazione dello Smart Working.

Sicurezza, commercio e mobilità sono, a mio avviso, aspetti che non possono essere considerati disgiunti nei programmi di ogni candidato alla carica di Sindaco: se affrontati con una visione a lungo termine permetteranno alla nostra Bologna di rimanere in vetta a tutte le classifiche, rendendo possibile un un modello di città a misura d’uomo.

Nasce nel 1968 a Bassano del Grappa dove ha vissuto fino al 2009. Si laurea in Ingegneria Meccanica a Padova e da circa 10 anni lavora per un’importante industria della Motor Valley. Vive con la moglie a Bologna dove ha conseguito il Master in Technology and Innovation Management alla Bologna Business School. Da sempre interessato di politica, nel 2019 sposa la causa di Siamo Europei e quindi di Azione. Fino a Giugno 2021 è stato referente per il movimento nei quartieri bolognesi di Borgo Panigale, Reno e Navile.