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Con questo intervento inizia un breve ciclo di articoli su alcune questioni che riguardano l’Unione Europea di ieri, di oggi e soprattutto di domani. Sullo sfondo una realtà complessa, articolata ed in rapida evoluzione. La prospettiva di una Costituzione Europea è il frutto di un lungo cammino avviato, il 9 maggio del 1950, grazie alla Dichiarazione Schuman con la quale, l’allora ministro degli esteri francese aveva proposto di affidare l’intera produzione del carbone e dell’acciaio ad una comune Alta Autorità a cui avrebbero potuto unirsi altri paesi europei. Come ogni cammino che si rispetti, a questa prima tappa, ne sono seguite molte altre. Nel 1951 è nata la CECA, poco dopo CEE e EURATOM con la firma del Trattato di Roma del 25 marzo 1957 . Il 7 febbraio 1992 è stato firmato il Trattato sull’Unione Europea (Maastricht). L’accordo definisce la cooperazione economica, quella in materia di politica estera e difesa e quella in ambito giudiziario (i c.d. 3 Pilastri). Sempre a Maastricht viene adottato l’Euro entrato in vigore il 1 gennaio 2002 . Qualcuno si sarebbe fermato qui, e invece… Ai primi 6 paesi con il tempo si sono aggiunti al cammino altri partecipanti e, così, nel 2001, anche in virtù del Trattato di Nizza, si sono aperte le porte a Bulgaria e Romania ( 2007 ) e alla Croazia (2013). La compagnia è diventata via via più numerosa e la convivenza più difficile. Il 2002 è l’anno del progetto Costituzionale che viene affidato alla Convenzione sul futuro dell’Europa, il cui lavoro termina a Roma il 29 ottobre 2004 , data del trattato che adotta una Costituzione per l’Europa. Questa Costituzione, tuttavia, non è mai entrata in vigore a causa dei referendum contrari tenuti in Francia ed in Olanda nel 2005 . Oggi, l’ultima tappa nota di questo viaggio, è il Trattato di Lisbona del 2009 , la cui caratteristica più rilevante è, forse, l’aumento di settori nei quali le decisioni possono essere assunte con maggioranze qualificate (c.d. clausola passerella), oltre all’introduzione di una clausola di recesso dall’Unione (che ha consentito Brexit post referendum del 2016 ). Secondo il c.d. principio del passo dopo passo, l’Europa, piaccia o meno, è stata costruita e a ben guardare non sono molti gli esempi recenti di processi politici di questa portata. E’ un processo compiuto? No, non lo è, come ha dimostrato l’epilogo del progetto costituzionale. Le cause di questo fallimento sono molte (non ultima l’elaborazione di un testo finale di oltre 400 articoli) che all’epoca del referendum nulla ha potuto nel confronto con la ben più snella Costituzione francese. La vera domanda è, però, se l’Unione voglia ancora dotarsi di una Costituzione. Una Costituzione, in termini generali, può essere votata o concessa. La Costituzione Europea potrebbe, in futuro, interpretare entrambe le caratteristiche? Cercherò di spiegarmi, ponendo al contempo alcuni interrogativi sul tema. Votata, nel senso, certamente, di non consentire fughe in avanti o approcci dall’alto verso il basso (c.d. top- down), innovando lo spirito partecipativo dell’eventuale futura Convenzione rispetto a quello della precedente che pure aveva coinvolto molti soggetti, ma in modo non comprensibile. Concessa, nel senso che ci dovrà essere uno sforzo anche da parte dei paesi (magari anche solo di alcuni) a cedere prerogative nazionali soprattutto per come sono scritti oggi i Trattati. E ora le domande, cui inevitabilmente dovrebbero rispondere, in primo luogo, i nostri più diretti rappresentanti in Europa (i membri del Parlamento UE). In termini generali, è vero che l’Europa diventerà un po’ ospizio e un po’ museo, come sostiene lo spirito critico di Niall Ferguson? A quale modello istituzionale dovrebbe guardare l’Unione? A quello di un federalismo statale centralizzato di tipo tedesco, oppure all’esperienza degli Stati Uniti? Vale a dire, precise competenze a livello nazionale e competenze condivise a livello sovranazionale europeo. Il periodo attuale, la Conferenza sul futuro dell’Europa, l’idea di un debito comune, sono solo alcuni dei temi in grado di rimettere in moto lo spirito costituente. Ad esempio, gli Usa hanno smesso di essere una confederazione, diventando federazione non a Philadelphia, ma molto tempo dopo, quando è stata introdotta la federal income tax, in grado di generare risorse per la federazione e consentire al Congresso di essere più importante delle assemblee dei vari Stati.​Le parole del discorso di Joschka Fischer alla Humboldt di Berlino nel maggio del 2000 risuonano ancora una volta e quindi, se “Il tempo è arrivato”, più incerto è, invece, se nell’Europa di oggi siano arrivati leader in grado di riavviare un processo costituente, tenendo conto che Max Weber, nel 1919, ricordava che i leader sono coloro che hanno la possibilità di inserire le dita negli ingranaggi della storia, facendola girare a favore di un cambiamento. 1- Continua

Nasce a Bassano del Grappa nel 1980, cresce a Venezia e si laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Ferrara con una tesi in Diritto Costituzionale seguita da Roberto Bin e Giuditta Brunelli. Nel corso dell’Università studia materie giuridiche presso la facoltà di legge del King’s College di Londra. Nel 2007 consegue il Master in Istituzioni parlamentari europee e storia costituzionale, diretto da Fulco Lanchester presso l’Università “La Sapienza” di Roma, con una tesi finale su: Elezioni primarie tra esperimenti e realtà consolidate seguita da Stefano Ceccanti. Oggi vive a Milano dove lavora come avvocato.