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Alla notizia che il sindaco Brugnaro ha rotto gli indugi e creato il “suo” partito nazionale ho avuto un istintivo moto di scetticismo, come credo molti. Per svariati motivi. Un altro partitino.. ne sentivamo proprio la mancanza? Ma uno come Brugnaro, abituato a comandare davvero potrebbe sopportare e misurarsi con i bizantinismi della politica nazionale? E poi troppo ruspante (detto con simpatia), con un accento veneto che te lo vedi a chiedere voti ad Avellino..

Poi però ho pensato che Brugnaro, di cui tutto si può dire tranne che sia uno stupido, è uno che non fa le cose per caso. E se le fa, le fa per vincere. Lo ha dimostrato prima con il successo di imprenditore, poi con la strepitosa epopea della Reyer (chi avrebbe anche lontanamente mai immaginato, nel 2006 quando prese in mano la Società, la fantastica cavalcata che di stagione in stagione tante soddisfazioni ha dato ai tifosi orogranata?). E, non ultimo, la conquista di Cà Farsetti (bissata peraltro), feudo da decenni del centrosinistra, va pure certamente ascritta alle imprese difficilmente pronosticabili prima.

Anche solo per il suo impressionante record di missions impossible, questa nuova sfida merita dunque perlomeno attenzione.

Vediamo innanzitutto il posizionamento. Brugnaro si colloca al centro-destra e si gioca le carte su un’assunzione che non credo sia infondata: c’è una vasta parte dell’elettorato italiano, forse la maggioranza, che per una serie di ragioni (ci porterebbe fuori tema analizzare quali) non voterà mai PD  – o a sinistra di questo – e con molta difficoltà vota per i partiti di centro tipo Azione e Italia Viva (perché visti comunque come emanazioni di qualcosa “di sinistra”). Qualcuno ha avuto una fascinazione per i cinquestelle per poi scapparne appena capita l’antifona. Quindi elettoralmente costituisce una specie di “riserva di caccia” contendibile da chi si mostra capace di incarnarne la weltanschauung. Questi cittadini votano per la persona – più che il programma – e cercano una figura che appare forte e credibile. Così fu ai tempi dell’innamoramento per Berlusconi, dopo il suo declino si sono aggrappati a Salvini, stanno lentamente rendendosi conto della inconsistenza del personaggio e si buttano sulla Meloni (che oggettivamente è persona più solida di Salvini). Ma la Meloni è troppo spostata a destra, troppo incazzosa, troppo “contro”.. La riserva di caccia invece non ha una connotazione estremista, meno che meno barricadera, del fascismo gli interessa punto, basta che non gli scassino le palle con la retorica dell’antifascismo, non è antisistema ha anzi la propensione a strizzare l’occhio al potere istituzionale.

Brugnaro può aspirare ad assumere la rappresentanza di questo “popolo”. Gli piace Draghi (e non a caso ha detto che deve rimanere a fare il premier fino a fine legislatura), se la intendeva bene con Renzi, e pure con Zaia ma, direi antropologicamente, non con Salvini. È politicamente un moderato e non si sente a suo agio con i compagni di schieramento che oggi vanno forte come voti e voce in capitolo. È un orfano di Forza Italia, di cui constata la sempre maggiore irrilevanza nello scacchiere della politica. Per consunzione, ma non solo: anche negli anni d’oro Berlusconi, clamorosamente bravo a prendere voti, come statista ha dato prova di sé molto deludente. Oggettivamente: al massimo una (mediocre) gestione dell’esistente ma nessuna riforma incisiva, nessun cambio di passo. Ecco, io credo che Brugnaro si veda come un nuovo Berlusconi ma si pensi (forse a ragione) più bravo di lui, più capace di lasciare un segno.

In un partito “sano”, la via più cristallina era impadronirsi di Forza Italia e da lì ripartire. Ma Forza Italia non è un partito scalabile. Morirà con Berlusconi che non a caso ha bruciato negli anni tutti i possibili successori (l’impalpabile Tajani fa quasi tenerezza..). La soluzione è stata un partito ex novo con cui attivare un’OPA ostile dall’esterno, col vantaggio di non doversela vedere con generali e colonnelli della vecchia guardia (che te li raccomando).

Io penso dunque che Brugnaro intenda insediarsi nel fianco moderato della coalizione di centro destra per contendere i voti a Lega e Fratelli d’Italia, ovvero riprendersi i voti che una volta aveva Silvio, spostare al centro l’asse della politica di quello schieramento e proporsi come l’uomo del fare, del buon governo, della concretezza con tematiche che possono incontrare la simpatia anche degli elettori di centro che, per esempio, vedono come il fumo negli occhi l’evoluzione del PD verso i pentastellati.

Riuscirà nell’impresa? Difficile, anche se non impossibile. C’è da sperare (senza farsi soverchie illusioni) che almeno il tentativo favorisca un dibattito e un’evoluzione dei temi che la destra oggi propone al Paese (oh, non che a sinistra ci sia tutto questo Rinascimento di idee eh?..). Perché oggi siamo davvero all’encefalogramma piatto. Non un’idea vera di riformismo, un silenzio assordante sui temi ambientali (resta per me un mistero, a questo proposito, perché a destra il problema ambientale sia completamente ignorato: non è che chi vota a destra non abbia figli e quindi la preoccupazione di che pianeta lasciargli), poca apparente consapevolezza delle sfide della transizione energetica, l’istruzione, la giustizia, la sanità, il dissesto del territorio, la competitività del sistema Paese. Solo boutades, problemi cavalcati (vedi immigrazione) in modo strumentale, agitare di rosari e unica ricetta abbassare le tasse e condoni a tutto spiano. E atteggiamenti ambigui e ondivaghi sulla gestione Covid con la petulante insistenza a anticipare decisioni che sono nell’aria solo per appropriarsene come un proprio successo.

In ogni caso, non so voi, ma se la destra alle prossime elezioni dovesse avere la maggioranza nel Paese io preferirei cento volte Brugnaro come premier che Salvini.

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana.