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L’invocazione “niente sarà più come prima” è stato il mantra della primavera 2020.

Molti a richiamare una catarsi collettiva, una rivisitazione palingenetica delle abitudini umane, quelle del mondo più ricco e dominante.

Un’illusione, un lavarsi la coscienza più per il terrore indotto da una pandemia che nelle sue manifestazioni più acute ha colto impreparato gran parte del cosiddetto Mondo Occidentale, che per un reale desiderio di stabilire e fissare in maniera diversa i paradigmi della civiltà e delle società “moderne”.

Largamente dimenticata, ampiamente rimossa dalla discussione collettiva, persino dalla critica e dalla scienza sociale.

Tutto sta riprendendo, è ripreso, come prima. Più di prima.

Perché ci sono state catastrofi economiche e il Mondo ha bisogno di far tornare a girare la ruota dell’economia, a pieno ritmo. A ritmi forzati.

C’era poi quell’altra invocazione “mai più come prima” che aveva un significato diverso, più pragmatico, più concreto, più legato alla vita di tutti i giorni, alle dinamiche di una città che avrebbe avuto bisogno di ripensarsi e di riposizionarsi.

Una città che si era persino beata nel suo vuoto e nella sua spazialità riconquistata.

Che aveva assaporato la sensazione di ritrovare una dimensione umana, sicuramente ridotta nei numeri, drammaticamente ridimensionata nella disponibilità dei servizi, nelle occasioni di vita sociale o di spazi culturali.

Una dimensione che la riduceva a città di provincia al di là del suo brand, del suo fascino, della sua bellezza che rimaneva a disposizione di tutti.

C’era qualcuno che appellandosi a quel “mai più come prima” suggeriva paginate di considerazioni ragionevoli, di suggerimenti praticabili, ma anche di sussiegosi consigli piovuti dall’alto.

Quasi tutti focalizzati sul “problema” Turismo.

Che fino al Covid aveva ridotto questa città ad un souk, nel migliore dei casi ad un parco a tema, lasciandola preda di interessi di piccole ma agguerrite corporazioni (Associazioni in qualche caso).

Un turismo da governare, un turismo da regolare, un turismo da integrare con altri nuovi lavori : i lavori smart, l’immateriale, la cultura, l’artigianato di qualità, e così via enumerando.

Rimaneva aperto, tra gli altri snodi del turismo, il problema delle affittanze turistiche: magari fosse che una domanda azzerata provocasse qualche riconsiderazione sull’opportunità di veicolare una parte di quello stock abitativo sull’affitto residenziale.

Magari.

E’ passato più di un anno da allora e viene bene un’autocitazione, chiedo scusa, ma serve a rinfrescare la memoria: era marzo 2020

E’ stato fatto qualcosa a parte l’inondazione di chiacchiere? Una vera e propria “aqua granda” di parole in libertà.

C’è qualcuno che si sia preso la briga di attivare tutta quella tecnologia, tutti quei supporti informatici che sembrerebbero adatti ad attivare un meccanismo di regolazione e organizzazione turistica?

Assolutamente no. Siamo a parlare di attivare i tornelli. I tornelli!?

Ma ci rendiamo conto?

Ecco e adesso siamo alla ripresa, lenta ma progressiva: la ripresa del turismo.

Prima un paio di fine settimana primaverili a lockdown mitigato: subito 30Mila poi 50Mila visitatori giornalieri. Sai che novità!

Adesso in zona bianca: tutti a soffiare nelle trombe della ripresa turistica. Purchessia.

Sono ripartite anche le Grandi Navi, in un groviglio di contraddizioni, di ‘non decisioni’, di rinvii al mare aperto (off shore) della politica politicante, sicuramente non decidente.

Addio regolazione, addio programmazione.

E la formula magica del ‘Turismo sostenibile’ che fine ha fatto?

La ripresa deve ovviamente consentire agli operatori turistici, martoriati come nessun altro dalla crisi pandemica, di recuperare, di rifarsi delle perdite, di rimettersi in linea con i bilanci.

Di assumere personale, di offrire opportunità di lavoro, anche se temporaneo-stagionale, anche se spesso dequalificato.

I plateatici in città sono letteralmente esplosi: va bene. Serve a rispondere a quelle esigenze.

Rientreranno nella normalità, che tanto normale non era nemmeno prima?

I servizi di trasporto pubblico al collasso, sovraccarichi e mal organizzati: siamo ancora all’orario invernale, con corse e orari ulteriormente ridotti.

Pontili d’imbarco stracolmi, code interminabili: non che il terminal di Piazzale Roma con i trasporti per la terraferma sia messo meglio.

Delle locazioni turistiche non se ne parla. O meglio si lascia che ad occuparsi del tema sia qualche lodevole Comitato internazionale che “sorveglia” sulla qualità della vita cittadina. Ma lo fa, come spesso succede, dimenticandosi dei suoi abitanti.

Con dei decaloghi degni di miglior fortuna se solo potessero confrontarsi con le scelte politiche più che con i desiderata di pochi “eletti benestanti”.

Dove sono finiti tutti i “suggeritori”, gli chef del pensiero eccellente, i filosofi del bene comune?

Dov’è la politica?

A Cà Farsetti si dorme il sonno del giusto. Con un Sindaco che non avendo né voglia né tempo di occuparsi delle questioni vere della Città adesso si è lanciato in un’avventura a respiro nazionale: forza e coraggio!

Ops: meglio dire ‘auguri’!

In Parlamento le voci sono poche e flebili: la rappresentanza veneziana (quella della Grande Venezia metropolitana) è scarsa e debole.

Non c’è più nessuno che sappia portare avanti un’idea, un progetto, una strategia che guardi al futuro.

C’è una Legge Speciale, che assomiglia sempre più alle “anime morte” di gogoliana memoria, che invece potrebbe essere ancora oggi uno strumento utile, indispensabile per un rilancio, per una strategia.

L’Europa ha sempre guardato con interesse e favore a Venezia. Eppure ci siamo lasciati sfuggire l’opportunità del PNRR.

Per un’insipiente e arrogante atteggiamento del Sindaco che ricordandosi del suo epico “fasso tuto mi” è andato a sbattere contro il muro governativo, con il suo elenco della spesa, sgangherato, abborracciato e improponibile pur di non concedere un confronto largo, aperto e costruttivo con tutta l’opposizione in consiglio Comunale.

E così l’invocazione “mai più come prima” ha fatto la stessa fine di quell’altra istanza etico-sociale “niente sarà più come prima”.

E noi qui a guardare: spettatori impotenti.

Veneziano, con i piedi nell’acqua, dalla nascita (1948). Già Amministratore Delegato di una Joint Venture italo-tedesca di accessori tessili con sede a Torino. Esperienze di pubblico amministratore nei lustri passati. Per lunghissimi anni presidente del Centro Universitario Sportivo di Venezia (CUS Venezia)