By

Le recenti prese di posizione di Salvini in merito alla campagna di vaccinazione lasciano sconcertati.  A dir poco. Prima di addentrarci nella (impervia) esegesi del Nostro, proviamo a ricapitolare i diversi principi sottesi alla questione Covid.

Il primo punto di conflitto, antecedente alla comparsa sulla scena dei vaccini, era la contrapposizione tra l’emergenza sanitaria e quella economica, ovvero tra i fautori della chiusura e i cosiddetti aperturisti. Era una contrapposizione stridente e dolorosa tra due ragioni, entrambe fondate. Nel momento peggiore della pandemia non c’è stata trippa per gatti e siamo tutti rimasti chiusi in casa. Quando poi l’ondata dei contagi ha cominciato a regredire, si sono affacciate e contrapposte le opzioni di prudenza e di coraggio. Il Governo Conte II si è barcamenato tra le due fazioni cercando, direi onestamente, di dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Quindi questione di principio N° 1: conflitto tra l’imperativo categorico di proteggere la vita e la salute contro l’imperativo altrettanto categorico di consentire di guadagnare il pane per vivere.

Poi sono arrivati i vaccini che risolvono il conflitto di cui sopra perché consentono, una volta raggiunta l’immunità di gregge, di aprire in sicurezza accontentando dunque prudenti e aperturisti. E infatti tutti d’accordo e via con la campagna vaccinale.

A questo punto sono emersi (complici anche errori di comunicazione e le vicissitudini di alcuni vaccini) i mitici no vax.  Un po’ per paura dell’ignoto, un po’ per spirito di contraddizione, un po’ perché uno che crede ad Amelia la fattucchiera che ammalia lo si trova sempre, una limitata percentuale di popolazione si è detta contraria a farsi iniettare qualsivoglia tipo di vaccino. La questione è stata affrontata stabilendo che vaccinarsi è una libera scelta e quindi i no vax non saranno obbligati a farlo, al massimo si cerca di convincere gli indecisi. Capitolo a parte e delicato per le categorie come il personale ospedaliero et similia ma non entriamo in dettagli. Questione di principio N° 2: il diritto individuale di decidere se o meno farsi inoculare il vaccino.

Proseguendo nella campagna di vaccinazione, diventando sempre più urgente entrare in una fase di normalità pur non essendo ancora a percentuali di vaccinati da immunità di gregge, si è cominciato a discutere del green pass. Ovvero una disposizione che consente a coloro che sono vaccinati una normalità anticipata rispetto al raggiungimento della sospirata immunità di gregge. Ci sono state reazioni contrarie in parte dovute a perplessità organizzative (non è proprio facile attuare la verifica del green pass da parte di un bar o di un ristorante), in parte di giustizia (chi non ha ancora fatto in tempo a vaccinarsi, soprattutto perché appartenente alle fasce di età giovani che hanno potuto farlo tardi, non è giusto sia penalizzato). A queste si è aggiunta la questione di principio N° 3: il green pass costituirebbe una lesione della libertà individuale. Questione che a chi scrive pare francamente risibile, ma che ha fatto parlare più di qualcuno di Stato totalitario, di deriva orwelliana e che si intreccia (ma attenzione, sono due cose concettualmente diverse) con la questione N° 2: il green pass visto come becero ricatto per indurre obtorto collo i no vax a sottoporsi all’odiata profilassi.

Sulla presunta deriva orwelliana ha insistito molto l’unico (grosso) partito di opposizione, ovvero Fratelli d’Italia. Va detto che se è comprensibile l’interesse di FdI in termini di propaganda, molto meno comprensibile è che un partito dichiaratamente Law & Order, che ha il suo mantra nel diritto di legittima difesa, di protezione del proprio individuale, contesti come una forma di dittatura una misura che in sé costituisce esattamente una forma di legittima difesa atteso che, proprio per tutelare il diritto individuale a non vaccinarsi, permangono i rischi per la salute pubblica.  Ma tant’è, un tema di coerenza concettuale che lasciamo ai sostenitori di FdI.

A questo punto Salvini, evidentemente terrorizzato che la Meloni faccia il sorpasso definitivo nei sondaggi, deve avere pensato che non poteva assistere inerme. E si è scatenato. Green pass: neppure parlarne. Niente deriva orwelliana ci mancherebbe. Ma ha voluto andare molto più in là. Attacco ad alzo zero anche sulla questione N° 2. Dichiarazioni dapprima fumose (mi rifiuto di vedere qualcuno che insegue mio figlio che ha 18 anni con un tampone o con una siringa) col chiaro intento di suscitare simpatie presso i no vax fino alla sconcertante recente dichiarazione in cui (lui!, noto esperto virologo) divide il mondo in tre: 1) oltre i 60 anni: vaccino senza se e senza ma; 2) tra 40 e 60: chi vuole.. 3) sotto i 40 anni: niente vaccino (e certo, non vorrete mica inseguire i ragazzi con una siringa ..).

Questi i fatti. Note a margine:

  • Salvini, al contrario della Meloni, è nel Governo. Se gli under 40 non si vaccinano non raggiungeremo MAI l’immunità di gregge. Detto in altri termini, la sua dichiarazione è una diretta minaccia a uno degli obiettivi primari e qualificanti del Governo di cui si è autoproclamato un baluardo fedele.
  • Il suo partito governa molte e importanti Regioni che in questi mesi fanno a gara per fare più vaccini possibile: ma cosa avranno pensato, per esempio, Zaia o Fedriga? Della Lega è pure il titolare del Ministero del Turismo! E lui che pensa di questa trovata?
  • Vale la stessa obiezione fatta sopra per la Meloni: la Lega law and order quando fa comodo e liberi tutti quando si tratta di vaccini?
  • Salvini è il portabandiera del partito aperturista. Ha sempre insistito su aperture anticipate, a prescindere. Proprio la priorità (anche come rappresentanza politica) data al tema economico, alle aperture e alla sicurezza della possibilità di lavorare agli operatori economici è stato un suo elemento distintivo. Ma l’irreversibilità delle aperture è strettamente legata al successo della campagna vaccinale e al raggiungimento dell’immunità di gregge.

Insomma, da molti punti di vista, questa uscita è un clamoroso autogol. E personalmente rafforza ciò che ho sempre pensato: Salvini aveva portato il suo partito a percentuali clamorose non per particolari meriti propri bensì per una fortunata (per lui) congiuntura di eventi. Il tempo ha dimostrato la scarsa statura politica dell’uomo. Molti nel suo partito secondo me se ne sono già persuasi. Un giorno apriranno gli occhi anche i suoi elettori.

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana.