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L’uscita di Tomaso Montanari contro la Giornata del Ricordo per le vittime delle foibe, istituzione che data ormai quasi vent’anni, ha provocato l’ennesimo putiferio di prese di posizione opposte e sprezzanti che dimostra, se mai ci fossero stati dubbi, che certi temi del proprio passato questo Paese non li ha proprio metabolizzati.

La tesi di Montanari non è nuova e può essere espressa in questi termini (penso e spero di farlo correttamente):

Il patrimonio culturale del Paese è fatto di feste, ricorrenze, cerimonie, immaginario (parole dello stesso Montanari). In questo immaginario non è previsto che si ricordi che i comunisti di Tito abbiano commesso dei crimini. Non perché non sia vero, per carità, ma perché se lo si ricorda si dà la stura ad una lettura delle vicende post armistizio per la quale non c’era una parte giusta e una sbagliata ma tutti indistintamente hanno avuto le loro colpe. Si mina così il fondamento antifascista della nostra storia e della nostra Repubblica”

Stesso identico concetto, un po’ più ruvidamente, lo esprimeva circa un anno fa Vauro Senesi, con queste parole: “per il modo in cui è stato istituito il Giorno del Ricordo diventa un volgare e trucido strumento di propaganda sovranista e neofascista. Salvini parla di vittime del comunismo? Ed io trovo ripugnante l’uso strumentale di questa ricorrenza“.

Personalmente sono in radicale dissenso con questa posizione che pure, almeno a giudicare dai commenti sui social, constato non essere esclusiva dei due personaggi citati.

Perché la posizione di Montanari emana un fetore da “verità imposta” ed esclusiva, in puro stile MinCulPop (a proposito..). I fondamenti democratici (e quindi antifascisti) del nostro Paese devono essere ribaditi e sostenuti senza ricorrere a omissioni delle vicende della nostra storia. Certo, esiste da parte di alcuni un interesse “peloso” nel ricordare queste vicende ma ciò non può e non deve comportare il setaccio selettivo della storia. Eventuali utilizzi strumentali vanno contestati nel merito, con fermezza e serenità. Certo, compito non facile, perché richiede la capacità di elaborare pensieri complessi. In particolare nella fattispecie delle foibe, l’intreccio delle responsabilità e delle colpe è terribilmente complicato. Rimando alla splendida ricostruzione di Federico Moro per capirci qualcosa di più http://www.luminosigiorni.it/2018/02/foibe-tragedia-dimenticata/)  e pure consiglio di leggere il bel libro di Cristina Gregorin http://www.luminosigiorni.it/2020/11/cono-di-luce-lultima-testimone-di-cristina-gregorin/ che abbiamo recensito su questa testata. Insomma, nessuna lettura tranchant, nessun tentativo di riscrittura delle basi fondanti della nostra Repubblica, ma da qui a teorizzare che l’immaginario dei nostri concittadini non vada turbato ce ne corre.

Ma c’è di più. Direi molto di più. L’ossessiva riproposizione dell’allarme fascismo farebbe pensare che se ci non fossero le valorose vedette come Montanari ci ritroveremmo dall’oggi al domani iscritti d’imperio all’Opera Nazionale Balilla. Ma c’è davvero oggi il concreto rischio di rigurgiti fascisti di tipo “nostalgico”? Esistono davvero torme di inconsolati orfani del Ventennio, dei suoi simboli e della sua retorica, che fanno proseliti pronti a ritirare fuori le divise da balilla e camerata dei nostri nonni? Io penso che non ci sia affatto questo rischio e che il fascismo (quel fascismo) sia sepolto dalla storia e rimpianto solo da quattro gatti decerebrati. E che la riproposizione del tema sia strumentale, in modo direi esattamente speculare a quando Berlusconi cianciava di comunismo e di male assoluto.

Ma attenzione, quanto sopra non è affatto consolatorio. Se oggi non è per nulla verosimile una riproposizione del fascismo nelle forme e nei modi grotteschi del passato, sussiste al contrario il rischio concretissimo e pericolosamente crescente dell’imporsi di uno strisciante fascismo “mentale” che di quell’epoca replica le pulsioni appunto mentali. Un’attitudine – sovente inconsapevole – a premiare gli atteggiamenti da bullo, la retorica del nemico, il dileggio sistematico per gli avversari politici, la prepotenza gridata e feroce, la supponenza arrogante e ignorante. Atteggiamento, attenzione, che certamente vede nei partiti di destra più di un campione ma che non è affatto un’esclusiva di quella parte politica. Per esempio, guarda caso, un giornale che del dileggio greve e gratuito ha fatto la sua cifra stilistica è proprio quello da cui Montanari ha lanciato le sue invettive contro la Giornata del Ricordo.

Gli autonominatisi antifascisti in servizio permanente effettivo farebbero talvolta bene a farsi un esame di coscienza.

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana.