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I campionati di calcio si vincono con una buona difesa?

Questo è quello che sostengono molti teorici del calcio anche se naturalmente la tesi non trova universale consenso.

Che la difesa sia importante è quasi ovvio ma per verificarlo bisogna prima giocare il campionato.

Ma di quale difesa stiamo parlando? Non certo solo di quella calcistica anche se la differenza tra scuole calcistiche europee (italiana e inglese) è una buona metafora per introdurre qualche breve considerazione sullo stato dei progetti di Difesa militare comune e sulle diverse posizioni sull’argomento nell’ambito dell’Unione Europea, anno 2021 e oltre, pensando quindi all’Europa e al mondo che verrà.

Da dove arriviamo, quale fase stiamo attraversando e in quale direzione stiamo andando?

Tre domande o qualcosa di più a cui, per rispetto del lettore, proverò a dare tre sintetiche risposte tenendo quale punto fermo la dimensione europea.

1.Da dove arriviamo?

Siamo reduci da una crisi sanitaria che l’Europa non è stata capace di gestire in modo coeso fin da subito (la difesa comune avrebbe potuto servire anche a questo) e da una crisi umanitaria che l’Europa volente o nolente dovrà affrontare di nome Afghanistan. Il tentativo di una “Nation building” in quello stato è costato migliaia di vite e svariati miliardi di dollari e non ha prodotto risultati concreti. Da altri scenari (la Libia) arrivano notizie simili.

Le voci europee si sono sovrapposte in modo confuso, tanto quanto alcuni interessi (leggasi vendita di navi militari da parte della Francia alla Grecia e della Germania alla Turchia) la Nato ha interpretato il ruolo di Figaro: tutti la chiamavano, tutti la volevano, ma poi?

2.Che fase stiamo attraversando?

Qualcosa di più di un semplice guado.

Le elezioni politiche in alcuni stati nevralgici per il consolidamento del processo europeo dovranno compiersi e nel caso della Germania si sono da poco svolte con esiti non ancora definiti.

Mentre è in atto un confronto serrato sul piano militare e tecnologico tra USA e Cina di cui parla il libro “2034” scritto a quattro mani dall’Ammiraglio James Stavridis, già comandante supremo della Nato e oggi in pensione e da Elliot Akerman, un ex marine che ha combattuto in Afghanistan e in Iraq, l’Europa, percossa e inaridita resta spettatrice smarrita e incerta sul da farsi. Diventare una grande potenza o crogiolarsi nei dubbi sul suo ruolo? Per ora un segnale incoraggiante arriva dall’avvio del Consiglio Commercio e Tecnologia proposto da USA E UE per la collaborazione su cinque aree specifiche (export e Intelligenza Artificiale tra tutti).

3.In quale direzione stiamo andando?

Purtroppo, non così vicini alla creazione di una forza militare europea nonostante questa proposta sia stata la più sostenuta dai 26 mila europei che si sono espressi sulla piattaforma della Conferenza sul futuro dell’Europa e nonostante l’importanza di un simile progetto.

Oggi, la moltiplicazione di 27 eserciti genera costi elevati ma in assenza di un vero coordinamento e, se l’Europa fosse attaccata, non sono così sicuro sarebbe in grado di difendersi in modo adeguato e rapido.

Per ora è la sola Francia a spingere per una difesa comune (non è mai troppo tardi per cambiare idea), e oggi, dopo il caso Aukus, non è fuori luogo sostenere che l’Europa, se vuole giocare il campionato ancora prima di pensare di vincerlo, deve rafforzare Eurocops insieme ad altre forme di cooperazione rafforzata, ripensare il ruolo della Nato e per non farsi mancare niente creare perché no un centro di cyber sicurezza.

Forse, a queste condizioni se non di vittoria del campionato, si potrebbe parlare di qualificazione alla super lega.

Nasce a Bassano del Grappa nel 1980, cresce a Venezia e si laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Ferrara con una tesi in Diritto Costituzionale seguita da Roberto Bin e Giuditta Brunelli. Nel corso dell’Università studia materie giuridiche presso la facoltà di legge del King’s College di Londra. Nel 2007 consegue il Master in Istituzioni parlamentari europee e storia costituzionale, diretto da Fulco Lanchester presso l’Università “La Sapienza” di Roma, con una tesi finale su: Elezioni primarie tra esperimenti e realtà consolidate seguita da Stefano Ceccanti. Oggi vive a Milano dove lavora come avvocato.