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Non era mia intenzione entrare nel merito delle argomentazioni critiche al mio articolo sulla questione Terminal e apparse sotto il titolo Un’altra “vox”. Lo faccio molto brevemente senza l’intenzione di volere aprire una discussione, per rispondere alla gentile sollecitazione di Carlo Rubini. Le due soluzioni dei terminal, prima del ponte o a Fusina e a Tessera non sono affatto equivalenti. Innanzi tutto tra andata e ritorno da Tessera (o da Fusina) a piazzale Roma ogni automobile percorrerebbe una quindicina di chilometri in più: moltiplicateli per il numero di passaggi e vedrete che si tratta di decine di milioni di chilometri in più all’anno (e di relativi impatti ambientali) che la città di Venezia dovrebbe sopportare con i terminal alla testa di ponte, con buona pace della sua transizione green. Inoltre molti dei passeggeri arrivati ai Terminal S.Giuliano/Pili utilizzerebbero mezzi via gomma per arrivare a Venezia, caricando il ponte translagunarle di traffico e il Canal Grande di vaporetti. Spiace dovere ripetere cose così banali, ma tant’è. La soluzione Brugnaro non attrae più turisti (mai detto) semplicemente li attrae nel luogo sbagliato (forse non per lui). La gestione (comprensiva di discussione e approvazione) del Piano Regolatore è stata brevissima: probabilmente un record nazionale. In ogni caso quel Piano Regolatore non prevedeva affatto che la zona dei Pili diventasse il centro della città, ma prevedeva una nuova centralità metropolitana che andava dalla testa di ponte di Venezia a quella di Mestre, che qui ovviamente non posso spiegare: sarebbe consigliabile sapere di cosa si parla quando si scrivono affermazioni drastiche e non si chiacchiera al bar. E per fortuna in quella parte non è successo nulla ed è rimasta una waste land, come waste land sono le barene e larghissima parte della laguna: in quella parte, essendo l’unico cuneo verde a ridosso della zona industriale, non doveva succedere nulla di più che renderla praticabile come estensione del Parco di S.Giuliano con eventualmente qualche struttura pubblica compatibile. Per non farla rimanere waste land i tremendi programmi che emergono oggi dai giornali è di trasformarla in terminal automobilistico, centri commerciali, alberghi, marine e così via. Come evidentemente desidera e preferisce il mio gentile interlocutore (che peraltro fa una ricostruzione di fantasia della vicenda patrimoniale dei Pili). La soluzione a cui ho accennato, ma non descritta, alternativa al Montiron, non prevede nessun nuovo canale di collegamento ed era tutta all’interno di quanto pensato allora dai critici di oggi. Piccola notazione finale e personale: dejà vu lo scontro tra il partito del no e il partito del sì identico a quello che si sviluppava negli anni ottanta. A Venezia oggi la farsa si sta ripetendo come tragedia. Roberto D’Agostino