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Liberta’. Liberta’. Liberta’. Liberta’. Questo lo slogan che è risuonato mille volte nelle piazze di tutta Italia prima contro le chiusure e le restrizioni, poi contro le vaccinazioni, e ancora contro il green pass. E, paradossalmente, chi urlava “Libertà” apparteneva spesso a frange dell’estrema destra che, detta così, sembra un ossimoro!

E già si pone una prima questione: forse dovremmo riprendere in mano il significato di libertà, a cui ognuno sembra dare un’accezione diversa e interpretarla in modo strumentale. Infatti credo che dovremmo trovare un denominatore comune per il significato di libertà. “Dal latino libertas, sostantivo affine a libitum – volontà senza coercizione –, entrambi derivano dal verbo libere – avere il piacere di fare qualcosa di relativo al proprio bene”. E se guardiamo nella treccani la prima definizione che appare è “la capacità del soggetto di agire senza costrizioni o impedimenti esterni e di autodeteminarsi scegliendo autonomamente i fini e i mezzi atti a conseguirli”. Certo la questione è estremamente complessa e non pretendo certo di esaurirla in poche righe.

Tralasciamo le idee dell’antica Grecia in cui spesso libertà veniva contrapposta a schiavitù e presupponeva, comunque, la convivenza tra individui sottoposti a leggi restrittive della libertà al fine di vivere in uno stato ordinato, in un tutto armonico. E proviamo a spostarci nel mondo “moderno”. Libertà è ciò che distingue l’uomo dagli altri esseri viventi e gli assegna dignità di essere senziente e pensante. E’ col cristianesimo che si afferma la categoria di libero arbitrio per il quale si demandava all’uomo la responsabilità della libera scelta della salvezza individuale (negato da Martin Lutero che invece credeva nel “servo arbitrio”). E già qui vediamo che si coniuga libertà e responsabilità, anche se in un ambito strettamente di scelta individuale. Hobbes invece coniuga libertà e necessità in quanto per lui ogni azione e ogni scelta è dettata o necessitata da qualcos’altro. Utilissimo l’esempio che lui adduce: il fiume è libero di scendere a valle perché non c’è nessuna diga che lo ostacoli; ma non è libero di invadere i campi perché è trattenuto dagli argini che lo limitano (per non arrecare danni agli altri): tale è, appunto, la libertà umana, intesa meramente come necessità (il fiume che scorre) ma al tempo stesso limitazione della sua libertà grazie al contenimento degli argini. E’ sempre con Hobbes che gli uomini rinunciano ad una fetta della propria libertà e volontà per cederla al corpo sociale al fine di garantire pace e benessere. E sarà quel corpo sociale, cioè lo stato, che farà le leggi per tutelarle restringendo le libertà personali, in nome di quelle collettive.

E il cogito, ergo sum cartesiano diventa espressione della libertà di scelta. Volontà e ragione guidano l’uomo nella libertà delle scelte. Locke attribuisce all’uomo come essere umano i diritti di libertà presociale, che devono essere protetti contro l’intervento altrui: la società considerata addirittura come minaccia alla libertà individuale.  Per gli illuministi, la libertà è lo stato naturale dell’umanità, diritto assoluto e naturale, la possibilità per ognuno di formarsi il proprio pensiero, le proprie opinioni ma, come denuncia Jean Jacques Rousseau, “l’uomo è nato libero, ma ovunque è in catene” ed è, infatti, con l’Illuminismo che il concetto di libertà si afferma poi anche come strumento necessario per liberarsi dalle catene dell’oppressione per costruire un mondo più giusto, equo e democratico. Quindi da libertà individuale si passa al concetto di libertà politica, imprescindibile in ogni democrazia. Essendo, quindi, l’uomo uno zoon politikon è pura presunzione pensare alla libertà come assenza di costrizione sia interiore che esterna. Per cui non è pensabile un’assenza di vincoli all’interno di una comunità che si erge a garantire benessere per tutti. Inoltre ogni ordinamento giuridico deve rispettare la libertà di ogni persona, consentendone l’esercizio pubblico ma nei limiti del bene comune.

Altro e imprescindibile criterio di definizione del termine libertà è la famosa e banale massima, necessaria in ogni comunità di qualunque tipo, dalla famiglia, alla scuola, al condominio, ai rapporti interpersonali che la mia libertà ha il suo limite nella libertà dell’altro. Ci si domanda: dove finisce quella dell’altro? Dove comincia la mia? La legge ha la funzione di delimitarle

E, infine, altra questione su cui dovremmo riflettere è il concetto di benessere individuale e collettivo. Certo è che qui incominciamo ad intravedere il discrimine tra due “schieramenti” ideologici e direi anche filosofici: da un lato, chi si colloca in un’area ideologica liberale, liberista e aggiungerei utilitarista oltre che egoista che crede nella libertà individuale dandole assoluta priorità rispetto al bene della collettività (vedi Smith), la mia libertà è intangibile e da essa trae origine la libertà di tutti; dall’altro, chi si muove in un’area collocata in una generica sinistra per cui si ribalta la gerarchia in quanto si assegna grande valore al benessere e alla felicità collettiva dalla quale ne consegue la felicità individuale e alla quale in qualche modo quella personale e individuale si trovano subordinate (direi di matrice hegeliana), al fine di massimizzare l’utilità sociale e di ottenere “la felicità maggiore per il maggior numero di individui“.

Ma, alla luce di queste brevi riflessioni, quando e perché è successo che una questione relativa alla salute di un’intera comunità sia stata sequestrata e scippata da logiche partitiche, contrapponendo e polarizzando posizioni estreme di opposizione aprioristica alle scelte inevitabili di sanità pubblica? E fu così che a destra si collocarono i complottisti, i negazionisti, chi non credeva alla pandemia, chi urlava contro le restrizioni, chi ululava contro le chiusure, chi chiedeva di aprire tutto in piena pandemia, chi sosteneva che le mascherine erano dannose alla salute o non credeva nell’utilità di quest’obbligo (i no-mask), o i no-vax che continuano a resistere alla campagna di vaccinazione e ancora sono recalcitranti e infine i no-pass. E dall’altro lato tutti quelli che, tacciati come “pecore in un gregge”, pur nelle difficoltà della situazione, si sono adeguati rispondendo, sulla base di un semplice buon senso, solo ad un imperativo categorico: responsabilità collettiva per venir fuori insieme dalla situazione di incubo nella quale nessuno vuole più ritornare. Come si ripete fino all’ossessione: “nessuno si salva da solo”!

E vorrei riprendere, inoltre, quell’articolo della costituzione che tutti i no vax e no pass citano per urlare alla dittatura sanitaria Art32. La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. Si fermano solo alla prima frase tralasciando le ultime 3 parole “se non per disposizione di legge” al fine di tutelare “la salute come fondamentale diritto dell’individuo e della collettività”. Non credo che sia di difficile interpretazione e difficile da comprendere che le disposizioni di legge possono obbligare ad un certo trattamento sanitario se l’obiettivo è la tutela della salute pubblica. Non è chiaro perché ci si rifiuti di comprendere anche questo semplice e banale passaggio.

Proviamo a fare qualche esempio. Pensiamo che nel 1986 entrò in vigore il casco obbligatorio per moto e motorini. Nell’88 entrò in vigore l’obbligo delle cinture di sicurezza in auto. Nel 2005 entrò in vigore il divieto di fumare nei locali pubblici, nei bar e nei ristoranti. In nome della tutela della vita e della salute della collettività si limitava enormemente la libertà del singolo. È vero, abbiamo fatto fatica ad accettarle, erano certamente misure che condizionavano la nostra libertà ma tutte indispensabili per tutelare la nostra salute e quella degli altri. Eppure nessuno scese in piazza a manifestare contro tali misure!

Mi chiedo: perché con le mascherine o con i vaccini o il green pass oggi è diverso? Perché col green pass si urla alla dittatura! Sono solo strumenti di profilassi per tutelare la salute pubblica e per un periodo temporaneo (perché tutto questo, per quanto possa apparirci lontano, un giorno finirà). Eppure ancora si urla contro la “dittatura sanitaria” e si fanno paragoni irricevibili con il nazismo, peraltro portati avanti da chi la svastica ce l’ha pure tatuata. E’ difficile capire che sono norme necessarie per ricominciare a vivere perchè tutto ciò possa finire?

Cosa ci è successo?

Perché il concetto di “bene comune” sembra essere scomparso dall’orizzonte mentale e culturale di molte, troppe persone? Perché il concetto di libertà individuale non si coniuga più con la responsabilità collettiva? Perché non si capisce che anziché toglierci la libertà queste misure hanno l’unico scopo di restituircela? Perché concetti elementari non sono chiari a quella minoranza che ripete ossessivamente slogan, seguendo vari pifferai che hanno solo come obiettivo la ricerca del consenso? Perché non hanno chiaro che tutto ciò “non è al servizio della dittatura ma della libertà e che non restringono la nostra libertà bensì un mezzo per recuperarla”(Recalcati)?

Sarà, forse, perchè il dissenso oggi è cavalcato, direzionato e incanalato da quelle forze estremiste che hanno strumentalizzato questo malessere collettivo per aver voce e seguito?

Perchè i capipopolo (di destra ma non solo) cercano visibilità e vogliono dimostrare di esistere ancora, come dimostrato dalle violenze nelle piazze e dalle varie manifestazioni di questi mesi. Agito le masse, ergo sum!

Perché i demagoghi cercano di canalizzare la rabbia, la stanchezza, le difficoltà e il disagio di quelli che acriticamente li seguono.

Perché prevale l’individualismo sull’idea di società realmente connessa, fondata su reti di relazioni e “amicizia sociale” e non da un insieme di libertà individuali.

Perché si mobilitano le masse sulla base dell’inimicizia e dell’odio contro… direnzionandolo verso l’oggetto di turno (governo, vaccini, green pass).

Perché prevale l’essere contro….sull’essere per……., il voler dire no sul voler dire sì. (V. Mancuso).

Perché l’individuo nelle piazze (anche virtuali) si trasforma in massa indistinta, non pensante (nonostante si ritengono loro esseri pensanti e partigiani resistenti), guidata da questi arruffapopolo oltre che da forze eversive verso forme di opposizione sterile e priva di alternative, verso insondabili mete e traguardi, oltre ogni ragionevole dubbio.

Docente di lettere presso il Liceo L. Stefanini di Mestre per una vita, da un anno in pensione, attualmente docente presso l’Università del tempo libero, si diletta nella produzione di video letture, video lezioni , articoli e attività di volontariato nell’ambito dell’accoglienza ad immigrati.