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Sfogliando rapidamente la lista ormai lunga degli articoli che chi scrive ha pubblicato nelle pagine di questa rivista, mi sono saltate agli occhi già  due recensioni di libri di autori islandesi, nel giro dell’ultimo anno e mezzo, a cui se ne aggiunge ora una terza, dove di letteratura propriamente non si può parlare, perchè se chi scrive questo libro, Steinunn Sigurdardottir, è una poetessa scrittrice giornalista islandese con una certa fama, essa in questo caso ha assunto la funzione di redattrice, in qualche modo, delle conversazioni intraprese con Heida Asgeirsdottir, un personaggio straordinario dell’Islanda contemporanea, che vive lavora ed agisce nel nome dell’ambiente da ormai più di vent’anni, pur essendo ora poco più che quarantenne.

Ma cominciamo dal principio : sfogliando come dicevo le mie precedenti recensioni, ho trovato, a proposito del libro di Audur Olafsdottir, una nota sulla forza della figura della madre della protagonista, fattoressa in una remota fattoria sui fiordi dell’Est.

Bene, Heida è una fattoressa di una fattoria dei fiordi dell’est, una fattoressa in proprio, che gestisce interamente da sola un’azienda agricola e dirige spostamenti ed allevamento di 500 pecore, avvalendosi di aiuti periodici da parte di parenti o vicini, ma sostanzialmente organizzando da sola con precisione millimetrica ogni singola fase del ciclo produttivo dei campi e  della transumanza nei pascoli alti delle pecore e degli agnelli, la loro cura sanitaria, l’attenzione alla gestazione ed alla nascita degli agnelli.

Il suo destino imprenditoriale se l’è scelto consapevolmente, dopo avere avuto in gioventù la possibilità di diventare modella , con una carriera che negli Stati Uniti si profilava interessante e ricca di soddisfazioni: incredibilmente alta, biondissima, con il fascino nordico accentuato da una statura inusuale, aveva tutte le carte in regola per una carriera di successo.

Ma no, Heida ha sentito che quella non era la vita giusta per lei, l’ ha abbandonata appena all’inizio, ed ha rilevato la sua parte di fattoria dai fratelli.

 La sua figura, che sembra essere ormai famosa in Islanda, mi ha catturato fin dall’inizio proprio per il fatto di riunire in sé, ancora una volta, in un modo non letterario ma vivo e reale, quella straordinarietà che negli islandesi sembra naturalmente derivare dall’isola straordinaria in cui vivono.

Quindi il potere di prendere in mano la propria vita da parte di una donna, senza l’aiuto di un uomo, e di dimostrare coi fatti e con la sua volontà di ferro  che ciò è possibile, che continua nel tempo, non solo, ma che le dà una gioia ed una soddisfazione infinita, bene, tutto questo, al di là del fascino della narrazione suddivisa in brevi capitoli , mi ha fatto sentire fiera di essere donna, fiera del fatto che la fatica e l’impegno di questa biondissima slanciata islandese superi i confini usuali di un lavoro faticosissimo e fisico che non conosce tregua, diventi un esempio, si allarghi ad altre attività che Heida prodigiosamente riesce ad incastrare nel suo già fittissimo carnet di impegni, mostri un ritratto umano singolare ed ammirevole nella sua singolarità.

“…Questo mondo è un posto fantastico, da qualsiasi parte lo si guardi, e non ho alcuna esitazione ad esprimerlo. Qualsiasi luogo ha il suo fascino, ma io ho particolarmente a cuore la cinta dei monti che circonda la mia fattoria.” P.26

Nelle parole di Heida c’è una fierezza che già le precedenti generazioni di agricoltori sentivano , ma non avevano mai avuto il coraggio di esprimere in parole come fa lei, arrivando poi, nei fatti , addirittura ad assumersi un ruolo pubblico per difendere la natura del suo Paese da lei così amata: “…Adesso è nero su bianco. Sarò seconda nella lista della Sinistra Verde per la circoscrizione meridionale alle prossime elezioni parlamentari. Ari Trausti è il capolista. Sono entusiasta…ovvio che è una bella sfida , me ne rendo conto perfettamente. Trovo positivo che mi abbiano proposto di candidarmi, un onore in effetti. Non avrei mai potuto rifiutare l’opportunità di arrivare a ricoprire una posizione così determinante in questioni che mi stanno così a cuore: la tutela dell’ambiente, l’agricoltura, la parità di diritti di qualsiasi tipo…di genere, di razza, di religione.” P.94

C’è una battaglia precisa che Heida intraprenderà nel corso di anni: quella contro la costruzione di una diga che potrebbe stravolgere totalmente l’assetto idrogeologico e l’aspetto  naturale della zona dove sorge la sua fattoria. E nella descrizione delle fasi di questa battaglia, il cuore di chi legge sente una vibrazione che si allarga al nostro Pianeta intero, ed ai pericoli che gravano sul suo futuro .

Ma Heida è anche poetessa, una poetessa fatta di versi semplicissimi, che lei ammette di comporre durante la primavera e l’estate, girando a bordo del suo trattore assieme al cane che non l’abbandona mai.

E si reca anche ai Certami Poetici, in cui si unisce coi suoi brevi componimenti, a tutti gli altri baldi poeti islandesi…

In primavera, che grande energia.

Passi leggeri, tanta allegria.

Poi arriva l’autunno freddoloso

Senz’altre prodezze

Che un gran naso moccioso.

E anche la sua vita, così decisamente indipendente anche dal punto di vista sentimentale, in pochi suoi versi recenti, mostra alla fine il desiderio di trovare un compagno.

L’età non m’apre più molte porte

Quindi ci provo a sfidare la sorte

E a curiosare in più di un casale

Nel caso ci sia un uomo congeniale

Che apprezza le moto e un motore forte.

Questo libro fatto di gesti, di lotta contro un clima infernale, contro il pericolo dei vulcani sempre in agguato, che trova tregua soltanto in alcune bellissime feste campestri o in un giro di bicchieri cogli altri agricoltori, si chiude con un capitolo intitolato “Questa terra ti possiede” e voglio concludere queste note su di una vita eccezionale , coi versi che Heida sceglie , di un altro poeta ed agricoltore, per dare voce al suo amore assoluto per la sua terra :

Qui vissero i tuoi nonni

Tua mamma e tuo papà.

Una vita di precarietà

A ciascun fu data in sorte,

a volte troppo ratta fu la morte.

Ti devi ricordare, ed è importante,

che della terra sei parte integrante,

che tu le appartieni.

Se qualche spirito del male

Dal buio ottenebrante

Ti fa un’offerta eclatante

Ed è in malafede

Come spesso succede

Tu fedele al destino rimani:

non farti portar via dalle mani

la tua terra ancestrale.

Sono certa, dopo aver letto questa testimonianza di vita così toccante, che Heida la sua terra se la terrà stretta per sempre, amandola di un amore sconfinato.

STEINUNN SIGURDARDOTTIR , HEIDA, Mondadori Strade Blu , 2019

Elisabetta Ticcò è nata ed attualmente risiede a Mestre. Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università di Padova, nella stessa Università ha poi conseguito un Diploma di Perfezionamento in Storia dell’Architettura ed Urbanistica. Le sue attività si sono sempre suddivise tra il teatro, con una lunga attività giovanile nella “Bottega del Teatro” di Dario Ventimiglia, e il mondo della scuola, dove ha lavorato presso un Liceo locale per più di 30 anni. Negli ultimi vent’anni si è specializzata inoltre nella disciplina anglosassone del “drama in education”, dopo due Summer Schools presso l’UCE di Birmingham , ed ha operato come organizzatrice di corsi di lettura drammatizzata nelle Biblioteche della Provincia e come formatrice di insegnanti delle Scuole Primarie e Secondarie Inferiori