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“Un uomo solo al comando, la sua maglia è biancoceleste: il suo nome è Fausto Coppi”.

Così Mario Ferretti descrivendo quanto stava accadendo durante la tappa Cuneo-Pinerolo nel Giro d’Italia del 1949.

Se oggi Mario Ferretti avesse dovuto commentare il trattato tra Francia e Italia sottoscritto a Roma il 26 novembre di quest’anno, avrebbe solo dovuto pronunciare la frase al plurale per descrivere la fuga in avanti di Francia e Italia verso la costruzione di una complessa cooperazione rafforzata che potrebbe valere molto di più della vittoria di una tappa.

A ben guardare, nell’odierno contesto europeo, si tratta di uno scatto ben ponderato e preceduto da un lungo e articolato negoziato diplomatico tra i due paesi. Leggendo i dodici articoli c’è però di più.

Un Trattato, quello c.d. del Quirinale, che sembra il programma per il futuro dell’Unione Europea o almeno il disegno delle forme che assumerebbe una forte cooperazione rafforzata tra chi crede davvero al progetto comunitario.

In questo senso non sorprende che, l’art. 1 sia dedicato agli affari esteri, e, nel tentativo di dimenticare quanto accaduto in Libia: “Le Parti s’impegnano a consultarsi regolarmente e a coordinare la propria azione per favorire lo sviluppo di un approccio comune in seno all’Unione Europea nei confronti dei principali partner e competitor internazionali, in particolare sulle questioni relative alle sfide globali e alla governance multilaterale”.

Rapporti intensificati in politica estera vanno di pari passo al rafforzamento delle politiche di sicurezza e difesa che infatti vengono regolate all’art.2 del Trattato. Se, poi, al titolo di questo articolo fosse stata aggiunta la parola comune allora il dubbio di essere davanti al programma di una cooperazione rafforzata a livello UE sarebbe stato forte.

L’art.3, Affari europei, è il manifesto dell’Europa che verrà e al comma 5 il re è nudo quando si afferma che: “Le Parti favoriscono, ove appropriato e nel quadro previsto dai Trattati dell’Unione Europea, un più esteso ricorso al sistema della maggioranza qualificata per l’assunzione di decisioni nel Consiglio.”

Eppur si muove direbbe qualcuno!

All’art. 4 si affrontano: politiche migratorie, giustizia e affari interni.

Per intendersi, il tema dei temi (flussi migratori) viene affrontato, la polvere non viene buttata sotto il tappeto e “le Parti s’impegnano a sostenere una politica migratoria e d’asilo europea e politiche d’integrazione basate sui principi di responsabilità e di solidarietà condivise tra gli Stati membri” e i reciproci: “Ministeri degli Affari Esteri e dell’Interno istituiscono un meccanismo di concertazione rafforzata, con riunioni periodiche su asilo e migrazioni”.

Gli artt. 5 (cooperazione economica, industriale e digitale), 6 (sviluppo sociale sostenibile e inclusivo) e 7 (Spazio) sono il programma economico.

L’attenzione è rivolta sì agli investimenti nel futuro (Spazio) e alle nuove tecnologie cyber-sicurezza e intelligenza artificiale incluse ma pur sempre nell’ambito di una tutela forte di tutti gli elementi relativi alle condizioni di lavoro (retribuzioni dignitose, lotta alla disoccupazione e alle discriminazioni ecc…).

Infine, istruzione e formazione, ricerca e innovazione (art.8), cultura, giovani e società civile (art.9) e l’idea di una cooperazione transfrontaliera (art.10) rappresentano l’idea di creare un sentimento di appartenenza verso un destino comune.

Gli ultimi due articoli, organizzazione (art.11) e disposizioni finali (art.12) nel prevedere un vertice intergovernativo con cadenza annuale e nel ricordare che divergenze relative all’interpretazione e all’applicazione del Trattato saranno risolte in via amichevole tramite consultazioni e negoziati diretti tra le parti non sono altro che la continuazione dell’Europa con altri mezzi. Ecco alcune delle ragioni per dire che oltre al Trattato c’è di più. A bientot!

Nasce a Bassano del Grappa nel 1980, cresce a Venezia e si laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Ferrara con una tesi in Diritto Costituzionale seguita da Roberto Bin e Giuditta Brunelli. Nel corso dell’Università studia materie giuridiche presso la facoltà di legge del King’s College di Londra. Nel 2007 consegue il Master in Istituzioni parlamentari europee e storia costituzionale, diretto da Fulco Lanchester presso l’Università “La Sapienza” di Roma, con una tesi finale su: Elezioni primarie tra esperimenti e realtà consolidate seguita da Stefano Ceccanti.