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Il recente sondaggio di affaritaliani.it pone Brugnaro al secondo posto tra i Sindaci italiani con il 62,7% di gradimento, confermando peraltro identico piazzamento certificato dal Sole 24 Ore sei mesi fa.

Non si tratta di un plebiscito (2 elettori su 5 non gli danno fiducia) e probabilmente in quel 62,7% c’è anche chi gli ha riconosciuto una risicata sufficienza. Resta il fatto che siamo di fronte a un’analisi comparata tra colleghi e il 62,7% va tarato sul primo assoluto (Decaro, Bari, 63,4%). Dunque siamo di fronte a un oggettivo successo personale e politico del Sindaco.

Ma ciò che significa per Brugnaro tutto sommato conta poco o nulla. Al contrario, di grande interesse generale sono le considerazioni in qualche modo “tecniche” sulle logiche del consenso e su come noi osservatori percepiamo la realtà che ci suggerisce il sondaggio.

Pensiamoci bene, Brugnaro ottiene un ottimo risultato in termini di consenso nonostante:

  • una sua talvolta insopportabile autoreferenzialità e un atteggiamento poco dialogante (eufemismo) e “ruvido” nei confronti dell’opposizione e non solo;
  • il perdurare di problemi giganteschi come la residenza in centro storico, la desertificazione commerciale di Mestre, la regolamentazione dei flussi turistici, l’impatto del Covid più subito che gestito ecc.;
  • la discesa in campo nella competizione nazionale che indurrebbe a pensare che il suo interesse per gli avvenimenti locali sia intiepidito (il che tendenzialmente dovrebbe nuocergli);
  • una feroce campagna del quotidiano Domani che lo ha accusato con numerosi articoli delle peggiori nequizie;
  • un costante e pervicace j’accuse sui potenziali conflitti di interesse da parte dell’opposizione:
  • una moltitudine di Comitati polemici su praticamente tutto: la Torre di Viale San Marco, l’ex Umberto Primo, il Parco di San Giuliano, il proliferare di alberghi, la laguna minacciata, il Porto,..;
  • il variegato mondo degli ambientalisti in costante contrapposizione col Sindaco su qualsiasi tema.

Malgrado tutti questi elementi, la larga maggioranza degli elettori promuove il Sindaco. Perché? Naturalmente nessuno ha la verità in tasca e soprattutto ogni possibile spiegazione del mistero è inevitabilmente molto soggettiva perché condizionata dalle convinzioni, dalla cultura, dai punti di vista individuali. Nonostante queste significative riserve (che ovviamente si applicano anche al sottoscritto) tento qualche considerazione.

Per esempio, se ne può dedurre che per molti elettori il conflitto di interessi non è un tema sul tavolo. Non gliene può fregare di meno. Viene visto come una fisima intellettuale o come un espediente strumentale di lotta politica oppure (personalmente mi augurerei quest’ultima motivazione) si pongono una sola domanda: una decisione è utile per la comunità? Se è così, è irrilevante lo sia pure per chi prende la decisione stessa.

Un’altra considerazione che viene spontanea (di cui personalmente ero convinto anche prima) è che la rappresentazione dei Comitati sui media e sui social ingigantisce la loro reale dimensione. Perché fanno notizia (e i giornali si devono riempire), perché i capipopolo sono appassionati, mediamente abili nell’interlocuzione politica e nella comunicazione. In realtà sono sempre gli stessi personaggi che di volta in volta protestano per la scomparsa dei laghetti a San Giuliano, per le dune degli Alberoni, per il progetto di Alì all’ex Umberto Primo o per qualche delicato equilibrio idrogeologico sempre minacciato. Così pure la tematica ambientale è enormemente sovrarappresentata rispetto alle dimensioni del consenso. Semplicemente perché i ricorsi al TAR di cui certe Associazioni sono inesauste produttrici, o ancora meglio gli appelli all’UNESCO, fanno notizia, poco da fare. Ma questo esercito di comitati rumorosi e permanentemente indignati, in termini di numero di “teste”, pesa poco. Perché fare notizia non significa necessariamente avere/creare consenso. Se ci pensiamo, è un fenomeno non nuovo. Anni fa il movimento dei 40X dominava la scena mediatica e poi alle prime Amministrative si è dimostrato assai poco influente. Più recentemente, ai tempi della battaglia referendaria per la separazione del Comune, i separatisti riempivano teatri e pagine e pagine di cronaca poi alle urne se ne è scoperta la sostanziale irrilevanza (in particolare in Terraferma).

Le considerazioni di cui sopra però non bastano. Esse spiegano, per chi le trovasse convincenti, perché gli elementi “contro” sono armi abbastanza spuntate. Ma non ci dicono nulla degli elementi “pro”. Perché il Sindaco è tanto apprezzato?

Ogni opinione è lecita e nessuna può essere ovviamente controprovata ma tento di dire la mia: Brugnaro mediamente piace perché se ne percepisce (o riesce a trasmettere) un’aura di interventismo e decisionismo, la volontà di disegnare la città, in altre parole: la volontà di “fare”. Giusto o sbagliato (e spesso sbaglia), in questi anni abbiamo assistito a un attivismo che era sconosciuto ai tempi delle ultime giunte di centro-sinistra. Ma soprattutto: questa percezione (e sono conscio di essere urticante per molti) è clamorosamente favorita da una opposizione sciagurata (con poche, lodevoli, eccezioni) la cui politica si può riassumere in “qualunque cosa faccia o dica Brugnaro è sbagliata”.

Brugnaro annuncia che vuole fare a sue spese il Palasport ai Pili? Vade retro, c’è il conflitto di interessi, gli ingorghi, l’asse centrale della città bipolare e poi il Piano Urbanistico prevedeva di farlo a Tessera. Ma poi il Sindaco annuncia che farà la Cittadella dello Sport proprio a Tessera. Tutto bene, vittoria politica dell’opposizione che lo ha indotto a più miti consigli? Macché: proprio da chi poteva e doveva rallegrarsi leggiamo piagnistei del tipo ci sono altre priorità, spendere tutti quei soldi per stadio e palazzetto, ne abbiamo proprio bisogno? (noooo…).

Le Grandi Navi a Marghera? Ma scherziamo, ma perché se ci tiene tanto alle Grandi navi non ha previsto il Porto off-shore (quello stesso che quando Costa lo aveva proposto, e pagato per metà dai cinesi, era stato massacrato)? E poi che interessa a Venezia il Porto? È il Porto che ha bisogno di Venezia mica Venezia che ha bisogno del Porto (noooo..).

Il Salone Nautico? Solo propaganda; e snobba le tradizioni e la meravigliosa lentezza del remo.

Gli hub per i turisti ai Pili e San Giuliano? Conflitto di interessi! E poi gli hub (che sono da sempre il must di tutte le amministrazioni precedenti, anche se in altra posizione) attirano i turisti, vade retro..

Il Decalogo sottoscritto con Firenze contro le locazioni turistiche? Poteva essere un’idea? Magari da migliorare/perfezionare, da cavalcare anche come opposizione? Macché, silenzio di tomba.

E via di questo passo.

Intendiamoci: il punto non è il giudizio su questa Amministrazione, che ha certamente significative carenze. Il punto, assolutamente politico, è che questo modo di fare opposizione da guelfi e ghibellini è totalmente infruttuoso. Per chi lo pratica in primis (e appunto si spiega il 62,7%). Ma chi è causa del suo mal pianga se stesso. Il punto grave però è che questa opposizione è deleteria soprattutto per la città. Perché di fatto contrappone all’interventismo di Brugnaro, spesso (ma non sempre) eccessivo, un immobilismo inconsapevolmente ostaggio di pregiudizi di carattere ambientale, culturale (basti pensare all’enorme retorica del tema “bene pubblico” e l’avversione per gli interventi dei privati) e lontanissimo dal sentire dei cittadini. Come si può minimizzare, per esempio, (come scritto in questi giorni da eminenti rappresentanti del PD) la rilevanza di Stadio e Palasport, attesi da decenni dalla cittadinanza, come se fossero i capricci del momento del Sindaco? Non è forse la testimonianza di una distanza siderale dal sentire comune?

Arriviamo infine alla parte più delicata e strettamente politica. La prossima consultazione amministrativa non avrà più l’ingombrante presenza del patron della Reyer. Si parte da zero. Non si sa chi sarà il candidato dell’area di centro destra. Ci auguriamo che sia una persona per bene e capace (ce n’è più di una). E ci auguriamo che la proposta di centro destra sani le carenze dell’attuale Amministrazione. Ma quel che è certo è che non deve essere la sola. È indispensabile che ci sia anche una proposta politica virtuosamente competitiva del centro sinistra. Una proposta di lunga prospettiva, coraggiosa, concreta e incentrata sulle cose che si devono e si possono fare (NON un’elencazione di cose che NON si possono fare perché qualche vecchio bacucco si incazza).  Una proposta per una città dei cittadini che salvaguardi ambiente e cultura ma non avvilisca ambizioni e capacità imprenditoriali, che sappia cogliere e creare opportunità di sviluppo e crescita, che sia libera dai condizionamenti, a volte anche inconsapevoli, del partito del No, dell’ambientalismo cieco ed estremista e dai richiami della foresta di certa ideologia (un esempio per tutti: possibile che l’unica ricetta sul tema residenza sia sempre e solo sul lato patrimonio pubblico? È certamente una leva su cui l’Amministrazione Brugnaro è stata largamente insufficiente ma non è l’unica leva..).

Una cosa è certa: l’atteggiamento, il modus operandi e la mentalità stessa di questa opposizione vanno cambiati radicalmente. Da subito (per non passare i prossimi tre anni in uno stato di guerra permanente) e massimamente pensando alla prossima tornata elettorale. Vaste programme.. certo.

A noi di Luminosi Giorni piace l’idea di poter rappresentare un incubatore di questa prospettiva di dialogo e di confronto sulle cose da fare senza arroganza e pregiudizi reciproci.

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana.