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Quando sono venuta a conoscenza dei fatti accaduti la notte di capodanno in Piazza Duomo a Milano, ho stentato a credere ai miei occhi che scorrevano inorriditi le parole impresse sulle pagine del giornale. Sembrano crimini appartenenti a un’altra epoca, a un altro mondo, a un’altra città. Crimini afferenti a oscure società patriarcali. Società in cui le donne erano strumenti di piacere e di possesso e, nel migliore dei casi, monili privi di volontà, da custodire gelosamente. La notte di capodanno si consumava una violenza determinata e programmata, un’aggressione indifendibile, operata su alcune ragazze che avevano avuto il solo torto di essere uscite di casa per aspettare in allegria l’arrivo dell’anno nuovo.

Non riesco a capacitarmi del fatto che tutto questo sia avvenuto a distanza di poco più di un mese dalla giornata contro la violenza sulle donne. Mi rifiuto di pensare che tante iniziative, tante celebrazioni non abbiano avuto la risonanza che meritavano, o che non abbiano sollecitato a una maggiore presa di coscienza di un problema annoso e gravissimo, o che addirittura siano stati dei meri esercizi di retorica. Sarebbe inquietante.

Insomma, un branco di giovani, per fugare una monotonia, che proprio non riuscivano a tollerare, la notte di San Silvestro, mentre tutti festeggiavano il nascente 2022, si abbandonavano alla violenza e allo sfregio. Non si tratta di una novità. Di questi fatti si discute tutti i giorni perché tutti i giorni ci sono donne che vengono uccise, stuprate e molestate. Si emettono condanne, si organizzano simposi e seminari, si scrivono libri e fiumi di articoli, però non si è in grado di prevenire il disagio, se tali episodi avvengono con tanta frequenza e risulta così faticoso eradicarli. E mi rifiuto di spiegarne le cause, alla luce della matrice etnica.

Di fatto sono sintomo di una sottocultura, di un analfabetismo emotivo, di una fragilità morale, priva di riferimenti, che invece trova in modelli distorti, importanti fonti di ispirazione. Non ci dimentichiamo che abbiamo subito per anni (e continuiamo a subire) un’inondazione di messaggi retrivi sulla donna, che di sicuro non ne mettono in risalto libertà, autodeterminazione e intelligenza razionale. Peggio: mai un ruolo più mortificante è stato legittimato da un premier. Da un premier che ha portato in Parlamento soubrette e ballerine, ha stipendiato escort e minorenni ambiziose e spregiudicate, ha organizzato festini animati da vestali messe lì per soddisfare la sua inguaribile satiriasi. E, nel migliore dei casi, ha selezionato le sue portavoci e le sue più strette collaboratrici ispirandosi a criteri di bellezza e di generosa disponibilità. 

Non voglio dire che tra i due fenomeni (la violenza di capodanno e alcuni modelli culturali) ci sia uno stretto nesso di causa effetto. Ma se questi modelli sono importanti e per di più detengono uno sconfinato potere mediatico, possono influenzare una considerevole fetta della popolazione. Al netto di un numero spropositato di capi di imputazione, basterebbe la sola umiliazione del ruolo della donna a indurre un soggetto politico, per giunta in tarda età, a ritirarsi, con parole incrociate e cane al seguito, nei giardinetti di quartiere.

Questo modello di eterosessualità tardo patriarcale, per giunta decadente, danneggia l’universo femminile. E trovo surreale che ci siano dei politici che hanno incoraggiato il suo ultimo coupe de theatre, degno di un fumetto di basso profilo. Un paese misura il proprio livello di civiltà anche grazie al ruolo e alla credibilità di cui le donne godono. E ancora: lo misura col rispetto e la solidarietà nei loro confronti. Lo misura con l’attenzione e il riconoscimento del loro valore. E con la rinuncia all’indifferenza. Ciò che ha umiliato più di ogni cosa le ragazze aggredite la notte si San Silvestro è stata l’indifferenza dei passanti. Nel momento in cui venivano mortificate da mani colpevoli che le palpeggiavano con sadica pertinacia, restavano sole, abbandonate e disperate, nel tentativo di coprire i loro poveri corpi insozzati.

Abbrutimento allo stato puro. Disperazione, sconforto. Dileggio impunito e umiliazione. Finché ci mostreremo anestetizzati di fronte a simili episodi, finché autorizzeremo modelli femminili ambigui e sottomessi, prede e complici di potenti rapaci, saremo tutti colpevoli e ogni donna continuerà a subire, giorno dopo giorno, ferite mortali nell’anima e nel corpo. E tutti noi dovremo aspettarci ancora tanta violenza. Senza soluzione di continuità.