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Premetto una doverosa e dolente solidarietà per il popolo ucraino. E la totale esecrazione dell’attacco di Putin, senza se e senza ma. Non intendo aggiungere la mia inutile voce di commento a quello che sta succedendo sul piano militare e diplomatico (già molto coperto da televisione e giornali). Volevo tentare qualche riflessione dal punto di vista del popolo russo.

Per motivi professionali ho viaggiato moltissimo in Russia (contando i timbri nel passaporto mi sono accorto che ci sono stato in tutto.. 54 volte), visto le grandi città e pure la provincia e conosciuto moltissimi russi – colleghi e no – e toccato con mano in funzionamento della macchina statale di quel grande Paese. L’ho fatto attraverso più di una società di distribuzione elettrica (di proprietà dello stato o controllate da questo) e indirettamente con uffici pubblici e ministeri per varie questioni burocratiche e tecniche.

Ebbene, ne ho tratto una convinzione: i russi non temono confronti con qualsiasi altro popolo, per distacco, se si tratta di fare bisboccia con le gambe sotto un tavolo a mangiare e tracannare vodka, (davvero un senso dell’ospitalità straordinario purché.. non siate astemi) ma sono pessimi interlocutori per il business.

Sia per un atteggiamento per nulla mirato al risultato: mai capitato in nessun altro Paese al mondo di redigere verbali (i mitici протоколы!) negoziando parola per parola, di firmare Memorandum of Understanding in pompa magna, di fare trasferte, indagini sul campo anche lunghe e complesse, mobilitare risorse e personale, fare incontri a livello di top management e poi.. non concludere assolutamente nulla.

Sia per una mostruosa, folle, burocrazia. Provate per esempio solo a certificare un prodotto tecnologico in Russia: vi ritroverete con norme nazionali che non riconoscono quelle internazionali, con un Registro per gli apparecchi certificati, un altro Registro per gli apparecchi certificati che possono essere installati in campo, se per caso si tratta di un prodotto di telecomunicazione dovete ottenere l’okay dal Servizio di Sicurezza Nazionale insieme a quello della stazione radiofonica della provincia in cui ne è prevista l’installazione.. un incubo. Sempre nel settore elettrico che conosco bene (ma sono certo che è così in tutti gli altri settori), la normativa circa la proprietà del contatore è folle e confusa, così come la totale mancanza di certezza e visibilità sul sistema tariffario. Un sistema privo di un quadro normativo e legale certo e stabile che sembra fatto apposta per scoraggiare l’imprenditoria e gli investimenti e, conseguentemente, il progresso tecnologico e l’ammodernamento delle infrastrutture.

Non stupisce dunque che non vi sia un campo tecnologico in cui la Russia possa vantare una minima leadership, che la gestione delle infrastrutture (con la verosimile eccezione del settore militare) langua, che l’economia si regga esclusivamente sull’export di materie prime. Una tale gestione disastrosa della cosa pubblica in un Paese davvero democratico avrebbe da tempo comportato un cambio di leadership. In Russia Putin governa da 20 anni circa con una debole opposizione (che peraltro fa fuori appena diventa un po’ petulante) e un sostanziale consenso. Radicato sul corpaccione della Russia profonda, sulla massa dei pensionati tenuti buoni con tariffe fuori mercato e tasse bassissime (forse per questo piaceva tanto a Salvini..) e su, diciamolo, un certo orgoglio nazionalista basato sulla nostalgia per l’ex Impero che Putin ha sempre accarezzato dalla parte giusta del pelo.

La per certi versi eroica reazione dell’Ucraina che non ha calato le brache senza reagire e tornare ad essere un satellite tipo Bielorussia ha dunque un suo perché: l’Ucraina – come la Moldavia, come le repubbliche baltiche, come i Paesi est europei ex Patto di Varsavia – pur con tutti i limiti e la fragilità del suo sistema, NON è Russia. Si è affrancata dalla elefantesca inerzia di un sistema obsoleto e illiberale e guarda avanti. Guarda all’Europa e tende ad un’evoluzione civile in senso occidentale.

Adesso arrivano le sanzioni. La Russia è destinata a diventare un paria a livello internazionale, il rublo è crollato e l’economia è prossima al collasso. Sarà interessante vedere cosa succede nel corpaccione di cui sopra. Ma sarà interessante anche vedere l’impatto sugli strati più dinamici e colti della società, quella che lavora per le multinazionali, per le grandi organizzazioni di consulenza internazionale. Una classe colta, abituata a essere parte del mondo, che parla inglese, che ha rapporti col mondo esterno. Una classe diciamo privilegiata che si trova dall’oggi al domani con prospettive di lavoro seriamente compromesse e perfino isolata da Facebook. Perché attenzione: la Russia è (era) un Paese totalmente globalizzato. La scomparsa nell’espace d’un matin di Ikea, Coca Cola, Mc Donalds, la chiusura delle filiali delle multinazionali (e dei posti di lavoro pregiati connessi), la indisponibilità di prodotti occidentali di consumo comune possono avere un impatto devastante. È, a ben vedere, un esperimento mai provato: i casi di isolamento totale di un Paese dalla comunità internazionale sono stati finora limitati a piccole realtà tipo l’Albania di Enver Hoxha o la Corea del Nord, al massimo potenze regionali come l’Iran ma mai si sono verificati per un Paese che è un gigante della politica e dell’economia mondiale. C’è da sperare che al popolo russo cadano le fette di prosciutto dagli occhi e che il malcontento trovi il modo di penetrare la pesante cortina di ferro della dittatura di fatto dello Zar. Me lo auguro di cuore, per i vari Petr, Dmitry, Maria, Julia, Olga, Sofia, Evgenyia, Andrey, Nikolay ecc. ecc. con cui ho avuto l’onore e il piacere di lavorare, spesso creando cordiali rapporti di amicizia.

PS per la prima volta pubblico come immagine di copertina una foto non di repertorio ma scattata dal sottoscritto. È la chiesa di Petropavlosk, a San Pietroburgo, la cui lunghissima guglia sfida il cielo livido dell’inverno pietroburghese. Che torni presto il sole sulle rive della Neva.

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