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Franco Bacciolo in https://www.luminosigiorni.it/2022/03/quel-bosco-di-stadio-e-palasport/ ricostruisce meticolosamente la pluridecennnale sequenza di illusioni e disillusioni sullo stadio in terraferma e conclude con sinistri presagi circa la possibilità che anche il “Bosco dello Sport” si aggiunga alla lista dei progetti abortiti, delle vittime del Partito del NO. In effetti, accanto alle reazioni entusiaste di molti e segnatamente del mondo dello sport, non mancano voci di dissenso, parziale o totale. Alcune di queste francamente risibili, altre hanno una loro ratio. Quindi cerchiamo, se possibile, di capirci qualcosa.

Mettiamo subito le carte sul tavolo e diciamo subito che le possibilità sono tre:

  1. Non fare assolutamente nulla. Penzo e Taliercio forever;
  2. Far costruire gli impianti da privati e con contropartita in termini di permessi a costruire;
  3. Costruirli a carico del pubblico senza alcuna cementificazione a corredo.

Dunque, la prima domanda, dirimente, è: riteniamo che l’area metropolitana di Venezia debba aspirare ad avere uno stadio e un palazzetto nuovi?

La risposta dipende da quale visione, da quale idea di città abbiamo. Queste strutture sono necessarie se vogliamo una Venezia “capitale”, un centro attrattivo e con funzioni primarie. Uno status che comprende anche avere squadre cittadine che possano aspirare a competere in categorie alte e che possano essere attrattive di un pubblico che pesca in un’area vasta. Se, viceversa, la visione è di un borgo intento a contemplare la sua beata unicità, isolato, popolato da locandieri, affittacamere e artigiani, beh allora è chiaro che va bene lo “stadio più bello del mondo” (ma per favore…). Va bene anche l’angusto Taliercio, nel quale peraltro abbiamo rischiato di non poter fare il play off perché la Lega chiedeva una capienza minima di 5000 spettatori; tanto non si riempie se non nei play off.. È un po’, nella dinamica, simile alla querelle sull’Aeroporto.. avere un aeroporto intercontinentale come il Marco Polo, “ingombrante” certo come tutti gli aeroporti, è in una visione Venezia capitale un asset territoriale importante. Però ricordo un autorevole ambientalista che anni fa scrisse (non sono le parole esatte ma questo era il concetto): io prendo l’aereo al massimo una volta all’anno. A me sta benissimo quella sola volta andarlo a prendere anche a Milano, che me ne frega di avere un aeroporto in casa?. Tutto lecito, naturalmente. Però si sia consci che questo è il modello..

Giova peraltro sottolineare che non stiamo parlando di realizzazioni megalomani o rivoluzionarie, uniche al mondo (non il MOSE, per intenderci, ma neppure la sublagunare..). Stiamo parlando di infrastrutture di cui  a Venezia si parla da decenni senza costrutto ma di cui tutte le città del circondario (Padova, Verona, Trieste, Udine, Treviso – quest’ultima solo per il palazzetto) sono ampiamente dotate. Tutti ebeti? Tutti troglotidi (ho letto perfino di “fascia intellettualmente sottosviluppata”..) sensibili solo al panem et circenses?

Come inciso: concordo con coloro che dicono che lo stadio pensato (16k spettatori) è troppo piccolo e il palasport (10k spettatori) è troppo grande. Soprattutto prevedere per lo stadio la stessa max capienza potenziale del Penzo è, anche dal punto di vista comunicativo, inspiegabile. Ma è un dettaglio non rilevante nella questione di principio.

Quindi, per chi ritiene (legittimamente s’intende) che l’opzione zero – ovvero non fare nulla – sia preferibile non ha più senso interrogarsi su altro. Da qui in poi ragioneremo sulla base dell’assunzione che siamo nell’ordine di idee che palazzetto e stadio siano una cosa utile e importante. E quindi parleremo del come, dove, cosa.

Il palasport Brugnaro voleva farlo a sue spese ai Pili. Ne abbiamo analizzato pro e contro su questa testata. Personalmente ritenevo fosse un’ottima idea ma tant’è: si è alzata la canea del conflitto di interessi e non se ne è fatto nulla. Ma oltre alla questione del conflitto di interessi, oltre a quella (molto seria) della bonifica dei terreni, l’obiezione di tutta l’opposizione era che stadio e palasport andavano fatti a Tessera dove sono previsti da decenni dagli strumenti urbanistici (il PAT ne prevede esplicitamente la destinazione ad impianti sportivi e attività collegate).

Bene: adesso il progetto Bosco dello Sport posiziona il tutto a Tessera. Dove assieme allo stadio si erano concepiti alberghi e centri commerciali (le famose attività collegate). Questa era l’idea di fondo di tutti i precedenti presidenti del Venezia Calcio (da Zamparini, a Korablin a Tacopina..): avrebbero fatto lo stadio a loro spese in cambio del permesso a costruire alberghi e centro commerciale. Qualcuno forse ricorderà che il NO a Zamparini sul centro commerciale era stato alla base all’epoca dell’abbandono di questi della squadra.

Ricapitolando, ci sono in ballo due opzioni: o gli impianti li costruisce qualche privato ma in cambio vuole qualcosa oppure lo fa il pubblico senza alcun mc di edificato ulteriore.

Questa seconda opzione è quella oggi sul tavolo. Costruire sia stadio che palazzetto a Tessera utilizzando fonti pubbliche, approfittando del sostanzioso contributo offerto dall’occasione del PNRR e inserendo in un piano generale per tutta la Città Metropolitana chiamato PIÚSPRINT (Piano Integrato Urbano per Sport Rigenerazione Inclusione nel Territorio) che comprende vari interventi (34 in tutto) distribuiti nella CM e di cui la cittadella dello sport è il più grosso e importante. Quindi solo impianti, peraltro annegati in vari ettari di bosco e nessun albergo, nessun centro commerciale (di cui proprio nessuno sente il bisogno). Leggo sul giornale che sono 600.000 mc di edificato in meno di quanto consentirebbe il PAT. Ne consegue che la vox pupuli in base alla quale quest’operazione sia una scandalosa occupazione di suolo e di cementificazione è assolutamente priva di senso. È esattamente il contrario. Tra l’altro sono stanziati 66 M€ per il bosco.

Veniamo infine alla parte oggettivamente più delicata. I soldi.

Il totale degli investimenti presentati  Ã¨ ripartito nelle seguenti voci (dati in milioni di euro, leggermente arrotondati):

COMPLETAMENTO DELLA NUOVA VIABILITA’ TESSERA – AEROPORTO 39,5  (tutti a carico del Comune)

BOSCO DELLO SPORT: OPERE DI URBANIZZAZIONE INTERNA 46,3 (42 a carico del Comune)

BOSCO DELLO SPORT: OPERE A VERDE E DI PAESAGGIO 24,6 (24 a carico del Comune)

STADIO 82.7 (circa 40 a carico del Comune)  

ARENA 90.4 (44,4 a carico del Comune)

Ricapitolando: il totale delle spese (arrotondando) a carico del Comune è di 190 M€, di cui 39,5 per opere accessorie, 66 per il bosco propriamente detto, 84,5 per gli impianti (palasport e stadio).

Di questi 190 M€, 90 circa sono già stati “messi da parte” (avanzo di bilancio) e 100 sarebbero mutui da accendere. 94 M€ circa ci vengono “regalati” dal PNRR.

Mie considerazioni personali.

  • L’idea di “mungere” la risorse del PNRR è ottima ed è un’occasione irripetibile (sempre che naturalmente venga poi approvata).
  • È un elemento assolutamente qualificante che si escluda la colata di cemento di alberghi e centri commerciali (che Dio ce ne scampi.. basta!).
  • Il prezzo da pagare per la mancata devastazione del territorio è la quota a carico pubblico. Direi che la cosa più significativa sono i 100 M€ che vanno chiesti a prestito. Non sono certamente bruscolini ma faccio notare che il Comune ha un bilancio di circa 1,2 miliardi.. non mi pare che sia un onere insostenibile anche tenendo conto (riferisce l’assessore Zuin) che ci sono mutui che vanno estinguendosi e quindi non vi è aumento del debito (ovviamente c’è un rinnovo dello stesso, non vuol dire che sia gratis). Tanto per avere un’idea, negli anni ante pandemia la sola tassa di soggiorno degli alberghi dava al Comune 35 M€.. Insomma, stiamo parlando di un costo “digeribile”.
  • L’obiezione più diffusa, però, è che questi soldi potevano essere spesi per qualcos’altro. Naturalmente, in questo caso le opinioni sono tutte legittime. In effetti ci sarà sempre qualcuno che pensa che qualcosa sia meglio di qualcos’altro. Allora anche i 170 milioni che vanno all’Arsenale per la Biennale (sempre grazie al PNRR) sono discutibili, anche i denari per creare la passeggiata lungo canale su via Forte Marghera (mi riferisco al bel progetto presentato di recente) è opinabile, anche i 90 per l’elettrificazione delle banchine del Porto, le piste ciclabili, i denari spesi all’epoca per il Parco di San Giuliano.. tutto, ma proprio tutto, può essere contestato. Una cosa sola non è opinabile: lo stadio e il palasport NON sono giocattoli per pochi decerebrati, non c’entra il panem et circenses. Sono infrastrutture che mancano alla città, di cui da decenni si lamenta la mancanza e che contribuiscono alla competitività della città nel territorio che la circonda. E torniamo al concetto di città Capitale. Non li si vuole fare? “Con un guerra alla porte” (si è letto anche questo..) non è il momento (già, sono solo 70 anni che ne parliamo..)? Va bene, non esiste una opinione che sia dimostrabile migliore delle altre. Però tutti quelli che oggi dicono no anche a questa iniziativa abbiano almeno il pudore di tacere quando ci lamenteremo del calo degli abitanti, che la nostra città non è attrattiva per competenze qualificate e dinamiche, che non ci sono giovani che fanno figli, che Brugnaro non costruisce una Reyer da Eurolega o, peggio, che i prossimi playoff li dobbiamo andare a giocare chissà dove. Non parliamo più di Centri di Studio internazionali che attraggono funzionari con entrate tali da potersi permettere di vivere in centro storico, non lamentiamoci nemmeno della monocultura turistica.. perché una città è attrattiva, guarda un po’, per potenziali nuovi abitanti anche con queste cose. Pure con la squadra di calcio in serie A.
  • Contesterei pure una lettura un po’ fuorviante che viene spesso proposta: molti argomentano come se i denari drenati dagli impianti sportivi fossero tolti direttamente ad altre cose. E quindi l’impegno derivante bloccasse irrimediabilmente qualsiasi altro intervento. Non è così: i 100 M€ sono certamente un impegno significativo ma non blocca nulla. Purché ci sia la volontà politica di farlo. Faccio solo un esempio su un argomento che mi sta molto a cuore: il recupero del patrimonio edilizio comunale per destinarlo alla residenza, segnatamente in Centro Storico. Argomento su cui l’attuale Amministrazione è gravemente (molto gravemente..) carente. Per mettere a posto tutti gli appartamenti, vuoto per pieno, ci vorrebbero dai 10 ai 15 M€. Fino ad oggi questa Amministrazione ha investito pochissimo, anche senza l’impegno degli impianti. E non lo farebbe (temo) anche se dovesse rinunciarvi. Al contrario, se ci fosse la volontà politica (torniamo al concetto) potrebbe benissimo impegnarsi anche con il fardello di questi. Farebbe un mutuo di 110 M€ anziché 100 (sai che cambia?), destinerebbe un terzo della tassa di soggiorno.. insomma se volesse lo potrebbe fare. Questo è solo un esempio ma si può applicare a qualsiasi altro contesto.  I soldi sono importanti (peraltro ne stanno arrivando parecchi da varie fonti), ma più importante è la volontà politica di fare (o non fare) le cose.