By

Dopo averci pensato un po’ vorrei scrivere due cose due sul discorso regolamentazione degli affitti brevi turistici a Venezia e lo faccio come persona che, insieme ad altri, ha studiato il fenomeno negli ultimi 8 anni e ne ha tirato fuori alcuni ragionamenti ed anche qualche proposta operativa. Innanzitutto era ora e tempo che finalmente si muovesse qualcosa dal punto di vista della regolamentazione di questo settore, secondo me il tempo giusto era 5/6 anni fa e noi stessi come RESET Venezia facemmo una proposta, ma pazienza ( http://resetvenezia.it/…/regolare-gli-affitti…/ ).Alcuni sostengono che si dovesse/potesse fare diversamente, magari hanno pure ragione, io nel mio piccolo penso invece che se il Sindaco sarà capace di far sedere ad un tavolo persone di buon senso ne potrebbe venire fuori qualcosa di buono. Quindi bene che Nicola Pellicani abbia messo giù i binari perché questo possa accadere. Come che sia non si può restare senza regolamentare il fenomeno, NON ci si può fidare delle piattaforme e del mercato e vi spiego il perché: Quando noi di RESET Venezia denunciammo il fenomeno già nel lontano 2015, oltre un terzo delle circa 3200 abitazioni in offerta era totalmente ignoto a Comune, Provincia e Regione, un terzo …( rif: http://resetvenezia.it/…/affitti-turistici-a-venezia…/ ). Fu questo il primo vero punto dolente che emerse dalla nostra ricerca, una grave anomalia della cosiddetta “sharing economy” che danneggiava non solo le casse del Comune ma anche chi faceva o iniziava a fare questo mestiere in modo rigoroso e rispettoso delle leggi. Ci vollero anni perché le istituzioni trovassero la volontà e il metodo per risolvere, il Codice Identificativo Unico con obbligo di esposizione sia offline che online ha in qualche modo messo una pezza alla illegalità diffusa. Rimane il fatto che se una piattaforma cresce in modo esponenziale permettendo a circa un terzo del suo catalogo di operare in aree grigie se non proprio in nero, allora c’è forse qualcosa di sbagliato nel modello di crescita. I meri numeri danno ovviamente ragione ai colossi dell’intermediazione ma a che prezzo per le comunità in cui atterrano senza nessun ragionamento sul loro impatto, sostenibilità e legalità dell’offerta? E’ la logica delle “foot in the door” companies, del “Move fast and break things” alla Facebook, solo che in questo caso la porta è quella di casa nostra e quello che si rompe nel processo è la nostra comunità. C’è poi il discorso dei numeri, in una città con circa 40.000 unità abitative si arrivò a fine 2019 ad averne più di 12.000 in offerta sulle varie piattaforme globali, più del 25% delle residenze veneziane, un numero spaventoso che se non ci fosse stato il COVID avrebbe continuato ad aumentare. Viene da chiedersi se nelle segrete stanze di queste multinazionali qualcuno si sia mai chiesto se forse 12.000 su 40.000 fosse un po’ troppo, era già troppo quando erano 3/4000 ma tant’è … Quanto era il troppo per le piattaforme ? 15.000, 20.000, tutto il cucuzzaro ? Si sono mai chiesti se una città potesse reggere un numero così alto di abitazioni sottratte alla residenza rimanendo una città ?Anche chi taglia gli alberi si preoccupa di ripiantarne a sufficienza per mantenere il suo business florido, come è possibile che in queste multinazionali invece non ci sia una soglia di sostenibilità che li fa desistere da accettare annunci superata una certa soglia? Non si preoccupano del fatto che in una Venezia di soli turisti nemmeno i turisti stessi ci vogliono più venire? E questo scatena la mega domanda: vogliamo veramente che siano delle multinazionali che ragionano come uno sciame di cavallette, che bruciano una comunità dopo l’altra, che pensano alla nostra città come ad una “destinazione”, che se ne fregano se il loro catalogo pullula di potenziali evasori, a decidere quando il troppo è troppo? Per questo è importante che il pallino torni in mano ai cittadini e si metta ordine nel Far West in cui galoppano liberi gli unicorni della Silicon Valley. Ci vogliono persone di buon senso da tutte le categorie coinvolte che si siedano assieme al Sindaco per concertare un regolamento giusto che guardi non solo a porre giuste limitazioni e regole ma anche a salvaguardare quella specifica categoria di Host e Property Manager che sono Residenti, nostri concittadini, che svolgono il lavoro in modo sostenibile secondo la regola di Fairbnb.coop del 1 Host = 1 Casa ( o un proprietario–un’autorizzazione come hanno poi tradotto quelli di ATA ) e che senza questa attività potrebbero trovarsi senza un sostegno essenziale in una città senza prospettive di lavoro alternative al Turismo. Ben inteso, quando parlo di Host Residenti Sostenibili intendo i proprietari di massimo una seconda casa sul mercato turistico, non serve che la gestiscano direttamente, magari lo fanno tramite un Property Manager che in fondo svolge semplicemente un servizio. Quindi Host Residenti e PM che ne gestiscono le case. Una categoria che noi di Fairbnb.coop abbiamo identificato sin dal 2016 nel nostro progetto. Parlo di questi Host nello specifico perché sono diventati la carne da cannone di questa battaglia, vengono citati come vittime sacrificali di ogni tentativo di normare il fenomeno, le piattaforme, i fondi di investimento, i mega host con decine di case li usano come esempio da difendere … ma in verità non si sa nemmeno quanti sono, che peso hanno nelle associazioni di riferimento e alla fine rischiano più di tutti in questo muro contro muro. Se il regolamento fosse super restrittivo, con l’intenzione di punire tutto il comparto, i primi a soffrirne sarebbero i “piccoli”, gli altri con più risorse e quindi spazio di manovra troveranno una soluzione e in ultima analisi potrebbero anche trovarsi poi ad avere meno concorrenza ed addirittura razziare a prezzi di saldo le case dei piccoli che “abbandonano” il campo. Prima di ragionare sul dettaglio del nuovo regolamento appannaggio del Sindaco sarebbe il caso di capire anche quanti sono questi Host da salvare, censire bene il fenomeno e trovare per loro una dimensione nell’ecosistema della ospitalità sostenibile veneziana lasciando poi i grandi Host e le piattaforme a fare i conti con il loro impatto sulla città e su come divenire più sostenibili, senza nascondersi dietro la foglia di fico delle famiglie veneziane che sopravvivono grazie alla casetta della nonna che non c’è più. Io ho il sospetto che siano pochi, anzi pochissimi, nei gruppi online e nei registri delle associazioni sono forse poche, pochissime centinaia. Qualche tempo fa si tentò di estrapolare un numero di quanti sono i piccoli Host in media in una città e la cifra su cui si ragionava era di circa il 10/20% del totale . Io mi sono convinto che a Venezia sono molti di meno. Temo che il grosso degli Host che hanno una sola casa a Venezia siano “foresti” e che quindi questa mitologica categoria di Host Residente Sostenibile in fondo potrebbe tranquillamente essere esclusa dai provvedimenti in gestazione senza nessun danno per l’ecosistema cittadino. Gli strumenti ci sono e non serve nemmeno saperne nome e cognome, basta incrociare i dati di banche dati a disposizione del Comune per averne un numero anonimizzato da inserire nei ragionamenti . Se sono poche centinaia, massimo un migliaio come sospetto io, allora non sarà un problema fornirgli un appiglio, se fossero moltissimi allora è ancora più doveroso fare in modo che non si trovino dall’oggi al domani a fare i conti con un regolamento magari corretto ma non “giusto”.

28Cesare Peris, Flaminia Brunelli e altri 26Commenti: 5Condivisioni: 6Mi piaceCommentaCondividi