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Le tasse sono uno di quegli argomenti cardine su cui si è sempre giocato il rapporto tra Stato e cittadini (o tra dominatori e dominati). Dalla tassa sul macinato di Quintino Sella, al Boston Tea Party, fin su su ai tributi imposti da Atene agli alleati della Lega Delio-Attica, le tasse sono state un motivo spesso determinante per rivolte, guerre e rivoluzioni. E In una democrazia è perfettamente logico e legittimo che siano uno degli argomenti in campo nelle campagne elettorali. Ed è anche fisiologico che l’argomento sia agitato in particolare dai partiti di destra (meno tasse = meno Stato) per motivi ovvi che non stiamo a ripercorrere.

E puntualmente, anche in questa tornata elettorale, l’argomento torna a scintillare tra i vessilli sventolati da destra. Ora, sarebbe tutto nella norma se la proposta fosse “meno tasse per tutti: propongo di abbassare di X punti percentuali tutte le attuali aliquote IRPEF”. In questo caso si dà in pasto all’elettore un succulento carotone.. a chi non piacerebbe la prospettiva di pagare meno tasse (evasori totali a parte..)? Certo, sta poi alla trasparenza del proponente dire, o all’intelligenza dell’elettore pretendere di sapere, qual è il prezzo in termini di servizi che si dovrebbero pagare di tasca propria, vanificando quindi l’apparente beneficio, per non aprire voragini nei conti pubblici (cosa che i due succitati partiti si guardano bene dal fare, limitandosi a considerazioni vaghe come lo stimolo per l’economia o il calo dell’evasione perché la tassa viene vissuta come “equa”).  

Ma l’Italia è un Paese strano e Lega e Forza Italia (FDI saggiamente se ne tiene fuori) non si accontentano di parlare di riduzione delle tasse. No, devono metterci un carico “immaginifico”: la flat tax, ovvero un prelievo IRPEF con una sola aliquota. Già avevamo trattato il tema https://www.luminosigiorni.it/2018/02/tassa-piatta-cui-prodest/, fatalità in corrispondenza delle precedenti Politiche: prova che la destra persiste in cavalli di battaglia degni dei venditori di pomate miracolose per capelli nel far west.

Ad essere precisi le proposte di Forza Italia e Lega sono significativamente diverse. Forza Italia propone una flat tax al 23% e la Lega al 15%. Fa tutta la differenza del mondo. Vediamo perché.

Per quanto riguarda Forza Italia, riporto un estratto dell’articolo linkato sopra, che aiuta a fare chiarezza su un punto chiave:

in Italia il 66% dei contribuenti IRPEF non supera i 20 k€. Ovvero 2 elettori su 3 oggi si fermano ad un’aliquota marginale del 27% e vedrebbero già un significativo beneficio fiscale con l’introduzione della no tax area. Ancora: il 93% dei contribuenti ha un reddito sotto i 40 k€. Ergo: la grande maggioranza degli elettori non vede neppure le aliquote “alte”, il 41%, e 43% e in buona parte nemmeno la 38%, e non ha quindi alcun interesse che lo sparuto 7% che supera i 40 k€ smetta di pagarle. Anzi: è contro il suo interesse perché è evidente che se il privilegiato 7% ha un enorme beneficio fiscale (cioè paga meno) sono soldi “di tutti” in meno, soldi che in qualche modo quindi tutti dovranno sborsare da qualche altra parte ed è anzi facile che sia proprio il più debole socialmente a pagarne di più le conseguenze (es. tagli alle politiche sociali).

Quindi la proposta di Forza Italia, se l’elettorato giudicasse in termini razionali ed egoisti (ovvero sulla sua convenienza economica) è un autogol perché magari blandisce una sparuta minoranza ma per forza di cose si inimica comunque la maggior parte dei suoi stessi elettori.

Per quanto riguarda la Lega, la proposta di una tassazione piatta punta al 15%. È evidente che la proposta vera non è tanto la flat tax bensì, di fatto, il quasi azzeramento delle tasse. Ripeto: dal punto di vista teorico ha un senso ed è molto caratterizzante una politica di destra. Ma del tutto inadeguata al sentire generale del Paese: non siamo gli USA e siamo abituati a diritti e servizi gratuiti (penso alla Sanità.. avete presente la dicitura che troviamo in qualsiasi documento con esami .. desideriamo metterla a conoscenza che per questa prestazione il Servizio Sanitario Nazionale ha sostenuto una spesa di …). Io vorrei vedere un elettore leghista convinto che felicemente quei soldi li tira fuori di tasca propria.

Insomma, una misura che è contraria alle abitudini, alla percezione e alle consuetudini del Paese e di tutto l’elettorato. Eppure, una fanfara continua sul mantra flat tax… Misteri della comunicazione elettorale. Tutto quanto sopra dà la misura dell’irresponsabilità, della superficialità e soprattutto dell’inattendibilità delle promesse elettorali di Lega e Forza Italia (inattendibilità perché non posso pensare che davvero, neppure loro, considerino minimamente fattibile una tassazione così infima). C’è da augurarsi davvero che l’elettorato di destra rifletta su quanto sopra.

Naturalmente anche le altre forze politiche qualcosa dicono in proposito di tasse (anche se non è un cavallo di battaglia). Il PD (anche qui, facendo il “suo mestiere”: non meno tasse ma più tasse in un’ottica di redistribuzione) pensa a una tassazione delle successioni oltre il milione. Misura che impatterebbe su ristrettissime categorie di persone e quindi elettoralmente non costosa (sempre nell’ipotesi che l’elettorato ragioni razionalmente) anche se apre il fianco alla semplificazione “la sinistra è il partito delle tasse”. In realtà, l’idea sarebbe ragionevole, ma non trovo per nulla convincente il fine: garantire ai 18enni la cui famiglia è (teoricamente) povera un bonus una tantum di diecimila euro. Francamente, non ci siamo proprio. Si tratta di elargizioni estemporanee, non strutturali, che suonano sgradevolmente paternalistiche. Un altro capitolo della politica dei bonus di cui si è fin troppo abusato.

Mi sembra intrigante la proposta di Azione. Si tiene ben lontana da misure erga omnes insostenibili e velleitarie come quelle di Lega e Forza Italia e ipotizza una riduzione selettiva: un taglio delle tasse totale per i giovani fino a 25 anni e del 50% per chi è nella fascia di età tra i 26 e i 30. Mi piace molto il principio ispiratore: si tratta di una sacrosanta redistribuzione generazionale, ancorché parziale. La generazione che entra nel mondo del lavoro adesso si trova un gigantesco debito pubblico sulle spalle, condizioni di lavoro e salariali incomparabilmente peggiori di quelle dei loro padri (e lo dico da padre, appunto, di due under 30). Il limite della misura è nella sua limitata sostanza: i giovani oggi mediamente hanno stipendi così bassi che di tasse ne pagano ben poche e la misura non avrebbe un impatto molto significativo. O meglio, lo avrebbe magari sulla ristretta percentuale di coloro che posso vantare stipendi decorosi. Insomma, sarebbe un regalo per i privilegiati e un buffetto sulla guancia per la grande maggioranza.

Insomma, il tema tasse è un tema difficile e da maneggiare con cura. Che presenta complessità e controindicazioni occulte anche per chi vi si approccia con le migliori intenzioni. Se poi è un vessillo agitato per pura propaganda, peggio mi sento. Invito tutti a considerare in termini razionali tutte le proposte che sentiranno su questo tema da qui al 25 settembre.

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