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In questi anni mi sono resa conto di avere presentato ai miei lettori libri i più diversi, di autori nazionali ed internazionali, che seguivano sempre comunque un mio amore speciale  per lo scrittore o scrittrice di turno,  per il soggetto del libro, per il suo stile, per il messaggio a volte eccentrico, mai scontato, che mi veniva consegnato, portandomi idealmente per mano all’interno delle sue pagine, e regalandomi ore di lettura piena di gioia e di gratitudine.

Bene, in questo torrido inizio d’estate, eccomi con una proposta di lettura più inusuale del solito, perché essa contiene al suo interno molto cinema, molto teatro, molta Broadway di alto livello. L’autore è un attore, Ethan Hawke, ora cinquantenne, che ha esordito sugli schermi americani con “L’attimo fuggente” del 1989, ed ha continuato finora brillantemente la sua carriera , con pellicole tra le quali “Gattaca”, la trilogia di “Prima dell’alba” ,  “Boyhood” , e con quattro candidature allOscar, due come attore, e due come sceneggiatore.

Ma , accanto a questa carriera, ha continuato a proporsi anche come narratore, prima di “Un raggio di buio” , oggetto di queste pagine, con altri  tre romanzi, ed un libro storico dedicato alla storia delle guerre Apache.

“Un raggio di buio” è un romanzo ispirato alla vita dell’autore, un libro vibrante di passione per il mestiere d’attore, vibrante di vita, spietatamente sincero nell’interrogarsi sulla sua figura di uomo che naufraga in mezzo ad un matrimonio fallito per colpa della sua leggerezza, e che tenta di riscattarsi attraverso una performance memorabile in una produzione prestigiosa dell’Enrico IV di Shakespeare nella Broadway di una ventina d’anni fa.

E’ un libro che deve essere letto tutto d’un fiato e insieme gustato nelle tante pagine memorabili in cui il protagonista ci consegna, in un interminabile backstage delle prove prima, e delle interminabili repliche poi, una serie di prove del suo amore per il Bardo. E’, il suo, un atto di fede assoluto nel valore del mestiere d’attore, e per il protagonista, che è lui stesso, il desiderio di dimostrare che essere una star cinematografica non vieta di sentire pulsare nelle proprie vene il senso profondo dei protagonisti teatrali di tutti i tempi.

Chi scrive ammette di avere visto passare davanti ai suoi occhi, durante la lettura, i film ispirati da Shakespeare che hanno accompagnato la mia vita da sempre , ed uno, in particolare “Riccardo III un uomo un re” diretto ed interpretato dal Al Pacino nel 1993, dove avevo già trovato, pur in una forma semidocumentaria, lo stesso tarlo della cultura americana nei confronti del maestro assoluto di tutti i tempi, quel tarlo che perseguita chi, negli Stati Uniti, sente di dover riscattare il suo debito culturale nei confronti di Shakespeare traducendolo in una nuova forma, ma mai tradendo la sua forza originaria.

Quando il regista che si appresta a costruire la produzione teatrale di Enrico IV si presenta agli attori per la prima lettura in vista delle prove dice così “…Shakespeare non è bello … Non è poetico. Shakespeare è la mente più meravigliosa del teatro di tutti i tempi. Shakespeare è uno spettacolo della natura, come le Cascate del Niagara o l’aurora boreale . Il Grand Canyon. Shakespeare è vita, e la vita – se dev’essere una vita grandiosa – non è docile. La vita è piena di sangue, piscio, sudore, lacrime, e tutta questa roba la voglio vedere sul palco….Voglio che il pubblico senta il vostro odore. Quando il vostro amico muore, voglio sentire lo schiocco delle vostre lacrime che cadono a terra. Quando combattete, voglio sentirmi scorrere l’adrenalina nelle vene. “

Questo senso profondamente fisico del teatro si dipanerà poi attraverso tutto il periodo delle prove e, soprattutto, nei mesi delle repliche, in una visione ravvicinata delle tensioni, delle diverse personalità dei protagonisti, tutti di altissimo calibro, che rappresentano il Gotha della professione, e che si concedono a tratti pose da primedonne, nel rispetto comunque intero per la professionalità richiesta. Il protagonista si trova a cavallo tra le vicende sgradevoli della sua vita privata, e lo sforzo di dimostrare che la sua interpretazione sul palcoscenico non concede nulla, se non nella sua avvenenza di tipo cinematografico, alla sua carriera sul grande schermo, nel desiderio di darsi tutto , ogni volta, alla parte che gli hanno assegnato nello spettacolo.

E’ un uomo con la vita segnata da una separazione dolorosa, è un padre amorosissimo, che arriva a portarsi i figli dietro le quinte , è un uomo giovane e carico di energia, che si trova a dover bilanciare tale energia in modo sempre diverso dentro e fuori dallo spettacolo.

Le pagine dedicate a questo suo essere Hotspur – il personaggio scespiriano che interpreta – alle sue paure sul palcoscenico, alla sua fisicità che a tratti non sa controllare, sono di grande energia .

“…La gente mi dice sempre :”Tutte quelle battute! Non è difficile imparare a memoria tutte quelle battute?”.Imparare a memoria richiede solo tempo. Ma usare il potere dell’immaginazione collettiva di tutti gli attori per far sì che lo spettatore si dimentichi della sorella in chemioterapia e si interessi alle azioni di gente vissuta seicento anni fa che parla in versi, ecco, questo richiede qualcosa di mistico…C’è un solo modo per venirne a capo. Tuffarsi dentro la propria immaginazione, Dev’essere veramente il cuore della notte, devi sentirti veramente  la paglia sotto i piedi nudi, devi sentire l’odore dei cavalli, il richiamo della civetta, l’umidità del mattino che sta per sorgere.”

E la scrittura entusiasta del nostro autore-attore ci accompagna fino a farci battere il cuore con lui fino all’applauso finale . “…Il pubblico era impazzito, applaudiva e fischiava. Mi sembrava di avere la spina dorsale liquefatta. I cannoni sparavano. Samuel e qualcun altro dei nostri corpulenti “soldati” stavano sventolando le bandiere. Ormai mancava poco. Il cast intorno a noi si aprì indietreggiando verso i bordi del palco e lasciò vedere noi, gli ultimi quattro. Gli applausi crebbero di scala e volume. Dentro il petto, il mio cuore spiegò le ali”.

C’è in queste righe tutta la fatica spesa, l’impegno a non saltare nemmeno una replica anche dopo un incidente doloroso, la paura costante delle recensioni impietose. Il protagonista si sente sempre al centro dello scandalo matrimoniale che lo ha investito e che teme possa influire sul giudizio critico a proposito della sua interpretazione.

Con la fine delle repliche e il chiudersi di questa straordinaria esperienza professionale, ci sembra di vedere in lui un nuovo equilibrio, una consapevolezza adulta che gli fa vedere la propria vita con nuovi occhi.

Shakespeare, per lui, diventa così un maestro di equilibrio e di maturità nuova.  Hotspur ha finito di combattere sul palcoscenico, può cominciare a vivere da adulto.

Ethan Hawke, Un raggio di buio ,BIG SUR 2022