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A pochi giorni dalle elezioni del 25 settembre, a parte il quadro esterno, ma che resta esterno, sul rincaro dell’energia e sui problemi giganteschi che pone, non ci sono novità di rilievo tali che possano modificare lo scenario che ho fornito con l’editoriale precedente e i relativi giudizi sui contendenti, alla luce di una sensibilità liberal democratica. La campagna elettorale si infiamma ma lascia in una stanca indifferenza molti elettori, i quali paradossalmente si lamentano di tale stanchezza, chiamandosi però fuori, anche questo un refrain un po’ troppo logoro. 

In questo scenario non proprio appassionante la nostra testata ha comunque pubblicato contenuti utili su temi apparentemente laterali – e non lo sono –  e poco presenti nella propaganda dei partiti, come la scuola, la grande dimenticata, forse anche nello stesso governo Draghi, come ci ricorda Lorenzo Colovini (https://www.luminosigiorni.it/2022/09/scuola-lultimo-dei-pensieri-dei-politici/); che lamenta peraltro la genericità e la scarsa incisività di quasi tutti i programmi: se dovesse dipendere solo da questo settore veramente l’elettore sarebbe in difficoltà nel scegliere a chi dare il voto, con qualche chance in più per il Terzo Polo, che tuttavia, come osserva Lorenzo, non ha ragionevolmente per il momento i numeri per essere determinante nelle scelte. Inoltre, utile all’orientamento, quantomeno in negativo, è la disamina fatta da Federico Moro (https://www.luminosigiorni.it/2022/09/meritobare-da-draghi-a-meloni/) sull’assenza nel centro destra di una classe dirigente all’altezza delle sfide colossali di politica economica che ci aspettano, assenza a cominciare dalla leader primo ministro in pectore che, dopo aver avuto Draghi, si insedierebbe come un nano dopo un gigante. E anche questo può fare la differenza per l’elettore, soprattutto quello indeciso. Sullo sfondo è efficace anche il lavoro su Luminosi Giorni di Luigi Marchetti (https://www.luminosigiorni.it/2022/09/periferie-1-una-radiografia/) (https://www.luminosigiorni.it/2022/09/periferie-2-un-disallineamento/)sulle periferie e sulla geografia sociale dei comportamenti elettorali, perché dà non pochi spunti in più per comprendere la complessità degli elementi in gioco nelle scelte.

Infine, con l’aiuto della testata gemellata “Solo Riformisti”, Luminosi Giorni ha pubblicato due interventi, evidentemente alternativi tra loro di Mauro Grassi e di Stefano Bargellini, sulle ragioni politiche dell’utilità di due tipi di voto diversi (https://www.luminosigiorni.it/2022/09/a-proposito-di-voto-utile-1/) (https://www.luminosigiorni.it/2022/09/a-proposito-di-voto-utile-2/). Non casualmente i due interventi riflettono con buone ragioni le due possibilità di voto che nell’editoriale precedente indicavo come coerenti con una sensibilità liberal democratica: quella alla coalizione guidata dal PD, in considerazione della componente appunto liberal democratica della sua identità e per  le non del tutto infondate ragioni del voto utile, chiudendo un occhio sui vistosi cedimenti nell’alleanza a posizioni anti draghiane (cosa non da poco per noi); e quella al Terzo Polo che, nonostante la troppa fretta e i giri di valzer (qualcuno gli ha chiamati persino ‘voltafaccia’) con cui si è formato e nonostante le sue leadership non eccellano in empatia e in simpatia – cosa politicamente non irrilevante – tanto quanto emergono invece nello spessore politico e programmatico, è quello che esprime più coerentemente la nostra sensibilità e soprattutto la proietta nel futuro. Personalmente, nonostante i rilevanti “nonostante”, la mia opzione elettorale seguirà perciò probabilmente quest’ultima possibilità di voto; e sottolineo ‘personalmente’ perché non ritengo opportuno impegnare la testata formalmente in scelte elettorali decisamente schierate, per rispetto alla variegata composizione dei collaboratori e degli autori. E perché in ogni caso la sensibilità liberaldemocratica resta trasversale e irriducibile a una sola forza politica. Sono orientato, dopo una scelta non facile, a dare una chance in più al Terzo Polo perché in questo momento per me rappresenta maggiormente una linea di pensiero che condivido molto, ma che ha senso solo se poi sarà in grado, senza diritti di primogeniture, di rappresentare tale trasversalità, aggregandola e facendone uno schieramento ampio che non potrà fare a meno di larghi strati di elettorato e di personale politico del PD senza dimenticare +Europa. E non solo. In questo senso le elezioni comunque vadano decreteranno per tutto il mondo che non si riconosce nella destra-destra un nuovo inizio. E nell’urna bisognerà cercare di guardare lontano.

Però, ri-sottolineo, la mia è solo una scelta personale. Con pieno rispetto da dare alle altre, se lo si vuol esigere per la propria.

Eppure, vorrei proporre una riflessione suggeritami casualmente da un incontro capitatomi di recente con un esponente del Partito Democratico con ruoli dirigenziali locali. Come voce dal sen fuggita mi ha confessato come nel suo circolo del PD stiano decidendo tra il serio e il faceto (quasi tutti, mi ha detto) di non votare completamente PD e dare un segnale con un voto disgiunto tra Camera e Senato, mantenendo il voto al PD alla Camera e dandolo al Terzo Polo al Senato (il che può anche indurre a un certo cauto ottimismo il Terzo Polo). Anzi la riflessione non la esprimo io, la lascio a chi legge, perchè fa pensare e dice molte cose.