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Da Franco Gazzarri, dirigente tecnico del Comune di Venezia, ora in congedo, riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Leggo sempre con interesse gli articoli che vengono pubblicati dalla vs. rivista. Nella NL del 18.06 c.a. ho letto un articolo (Accessibilità e compatibilità ambientale a firma di Franco Vianello Moro) che non condivido. Considerato che, nella maggior parte dei casi, apprezzo i vs. codici di lettura, visto il ruolo che ho giocato sull’argomento in un recente passato, mi permetto di intervenire, precisandone alcuni contenuti e dando una lettura diversa al tema trattato.

Come dirigente tecnico del Comune di Venezia (ora in congedo), ho contribuito a costituire l’Ufficio Elliminazione Barriere Architettoniche alll’interno della Direzione LLPP del Comune di Venezia: erano gli anni (2005 circa) in cui il caso “ponte di Calatrava con annessa ovovia” aveva evidenziato, con estrema chiarezza (e durezza), l’assoluta ignoranza, a livello politico e tecnico (politici, progettisti, RUP – Responsabili Unici di Procedimento, tecnici istruttori dei progetti, etc.), sull’argomento barriere architettoniche e, in senso più lato, su una modalità di progettazione diversa che fosse rivolta a tutti gli utenti, senza alcuna categorizzazione (giustamente si parlava e si parla oggi di design for all, progettazione universale). Da allora Venezia, ma non solo, ha cercato di affrontare in modo più strategico l’argomento, approvando, in pochi anni, ben due piani di eliminazione delle barriere architettoniche (PEBA), a livello comunale (quindi estesi anche alla terraferma). In attuazione dei PEBA, che sono anche strumenti di programmazione, era stata avviata un’articolata politica di intervento, fatta non solo di interventi LLPP, coordinata da un Consigliere comunale con delega ad hoc:  formazione e aggiornamento professionale in materia (corsi e seminari formativi anche con l’Ordine Architetti, ad esempio); comunicazione (ricordo i percorsi turistici di Venezia accessibile scaricabili dalla pagina web del Comune); il  Progeto lettura agevolata rivolto ai disabili visivi; Press barriere, rassegna stampa specializzata; attivazione di sinergie con altri soggetti pubblici, ad esempio promozione di un più attento trasporto pubblico (vaporetti e motoscafi ACTV con postazioni fisse per carrozzine, non solo per persone disabili, formazione personale ACTV); in terraferma valorizzazione del trasporto pubblico garantito dal costruendo tram (significativa la progettazione delle fermate o la dotazione di mezzi con avvisatori visivi ed acustici, etc.); proposte alternative (ad esempioattraverso lo studio della rampa a gradino agevolato, cioè una rampa non a norma da utilizzare in certi contesti: come quelle, a singoli elementi, (sorap)poste sul ponte della Paglia e sul ponte Papadopoli; ovvero come la rampa realizzata per il superamento del ponte de le Sechere, in prossimità dei Tolentini, che garantisce un’ampia accessibilità urbana a partire dalla fermata ACTV di S. Barnaba; soluzioni provvisorie o alternative, come quelle citate nell’articolo, e coinvolgimento di altri soggetti esterni all’amministrazione comunale. Rispetto a quest’ultime due accezioni, ad esempio, risale a quegli anni la proposta concordata con Venice Marathon di collocare le rampe per la corsa non solo per i runners (per 1 giorno) ma anche, per un periodo limitato, per tutti i possibili utenti allargati. Questi “ulteriori possibili utenti” non sono solo le persone disabili che si muovono in carrozzella, ma anche le mamme con i passeggini (ricordo una raccolta di firme di mamme veneziane per il mantenimento delle rampe), le persone anziane e in senso lato quelli che utilizzano anche le ruote per muoversi in città (utilizzatori di trolly, passeggini, carrozzine, deambulatori, carretti e ci metto pure i bambini con gli skate). Questo approccio ha trovato riscontro a livello nazionale: le Linee Guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interese culturale, approvate dal Ministero della Cultura nel 2008 (sottolineo Ministero della Cultura), cercano di affrontare in modo sinergico il tema, richiamando anche le soluzioni veneziane: rampa a gradino agevolato, soluzioni provvisorie o alternative, come quelle citate nell’articolo; comunicazione ad hoc e definizione di accessibilità intesa come fruizione in senso lato. Pur condividendo un giudizio in parte critico sulla qualità di certi  interventi “provvisori“, sottolineo il carattere del tutto reversibile degli stessi, “leggero”, giudizio condiviso dalla Soprintendenza locale, all’atto dell’avvio della sperimentazione: le rampe provvisorie sono semplicemente appoggiate, non intervenendo sulla struttura dei ponti e restando autonome rispetto al loro disegno storico originario. Con chiaro riferimento a questo tipo di approccio giova ricordare la recentissima pubblicazione, da parte del Ministero della Cultura, di un avviso pubblico per la presentazione di Proposte progettuali di intervento per la rimozione delle barriere fisiche, cognitive e sensoriali dei musei e luoghi della cultura pubblici, da finanziare nell’ambito del PNRR: il tema dell’inclusione è ampiamente presente nel PNRR, inclusione intesa come fruizione allargata, che, a sua volta, amplia il concetto di accessibilità (quello, per intendersi, delle norme, sempre valide, del 1989 e del 1996); esso  è diventato strategico per il futuro nazionale ed europeo, direi che è venuto a far parte in maniera imprescindibile, distintivo, della nostra “comune identità e cultura europee”: la cosa non  mi dispiace.  Pur ammettendo che il tema resta aperto e tutto da circoscrivere, mi sento di affermare che le soluzioni vanno ricercate con mente aperta, con soluzioni creative, direi anche controintuitive: le rampe “provvisorie” collocate su alcuni ponti sono riferibili a questo tipo di approccio, soluzioni dettate da una volontà di ottemperare ad esigenze diverse, di funzionalità e di tutela, diciamo tra etica ed estetica. Spero che, nel prossimo futuro, i nuovi temi siano affrontati con la dovuta attenzione e che la creatività  costituisca un banco di prova su cui attivare nuove forze giovani: in questo senso la sfida lanciata dalla Presidente Ursula von der Layen  nel 2021 con New European Bauhaus,  riprendendo l’approccio proprio del primo Bauhaus,  può  rappresentare un rinnovato approccio multidisciplinare, condiviso, una sfida per risolvere i problemi in maniera innovativa, soprattutto in una città come Venezia, che può diventare un modello per il futuro, anche nell’ottica dell’inclusione.