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di PIETRO ICHINO Tutti sono a favore della pace in Ucraina; su quale sia la pace a cui puntare, però, si assiste alla contrapposizione netta tra due orientamenti. Uno è quello secondo cui occorre prioritariamente far tacere le armi, per poi cercare se possibile di trasformare l’armistizio in un vero e proprio trattato di pace. Il difetto di questa prospettiva sta nel fatto che essa in qualche misura premia l’aggressore, consentendogli di consolidare il dominio di fatto sui pur esigui brandelli di territorio occupati.
Chi la Russia la ha come vicina di casa percepisce come un pericolo incombente lo spirito revanchista che costituisce la radice profonda della sua aggressività: il desiderio di ripristinare il proprio controllo sui Paesi confinanti, quando non annetterseli senz’altro, per ritornare a una situazione in qualche modo analoga a quella precedente alla caduta del Muro di Berlino. È questo il motivo per cui la Polonia e le altre repubbliche baltiche rifiutano ogni ipotesi di armistizio che non preveda il ritiro dei russi entro i confini precedenti al 24 febbraio 2022: altrimenti – esse avvertono – l’armistizio sarà soltanto una pausa in una guerra che continuerà a covare sotto le ceneri e prima o poi scoppierà di nuovo, se non in Ucraina in Moldavia, nella Transnistria, o in altre zone del confine tra Europa orientale e occidentale.
Merita di essere citata, a questo proposito, un’intervista al Corriere della Sera di qualche giorno fa, nella quale la saggista e giornalista statunitense naturalizzata polacca Anne Applebaum ha detto:

“Io credo che l’unico modo in cui la guerra possa finire – e intendo finire davvero, non per riprendere dopo sei mesi o un anno – è se i russi perdono e capiscono di aver perso. Devono realizzare che la guerra non può essere ripetuta […]”. In altre parole:“l’armistizio non soltanto non avvicina la pace, ma la allontana”.

Il fatto è che a sostegno di questa posizione sta un precedente assai significativo: l’accordo di Monaco del 1938 col quale Regno Unito e Francia si illusero di evitare la guerra con Hitler perdonandogli le prime manifestazioni del suo disegno imperialista.

(questo articolo, con il permesso dell’autore, è ripreso dal sito www.pietroichino.it. L’articolo è stato pubblicato anche dai giornali Gazzetta di Parma, Adige e Alto Adige)

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