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Sono passati circa quattro mesi da quando il Parlamento italiano, prima alla Camera e poi al Senato, ha dato il via libera alla ratifica dell’ Esm (European stability mechanism),  più comunemente noto come “Fondo salva-Stati”. Anche l’Italia ha deliberato in favore di un trattato  che istituisce un’organizzazione finanziaria sovranazionale in grado di disporre di un capitale sovrano, distribuito con quote di partecipazione differenti da Stato a Stato,  in grado di gestire prestiti consistenti in soccorso ai paesi della zona euro con situazioni economiche e finanziarie molto compromesse.
L’Esm  parte con un capitale di circa 700 miliardi e viene distribuito in varie quote tra i paesi che  sono attualmente all’interno della zona euro. Per quanto riguarda l’Italia, la quota di contribuzione è di 125 miliardi, che corrisponde circa al 17.9 % . L’anticipo totale, a cui  ogni stato membro deve corrispondere, è di 80 miliardi. Avendo l’italia quasi il diciotto per cento di partecipazione contributiva,  deve conferire un anticipo di quasi 15 miliardi: circa 3 miliardi per cinque anni.
Le pesanti condizionalità che sono state poste a livello statutario all’interno dell’Esm,  hanno determinato reazioni diverse all’interno dei vari parlamenti nazionali.
Uno Stato può  accedere a questo prestito  solo a seguito di un’attenta valutazione da parte della Commissione Europea, del FMI e della BCE (troica) che valutano le capacità di adempimento dello Stato che necessita di questo aiuto. Inoltre nel momento in cui questo prestito viene concesso  a tassi d’interessi prestabiliti, le stesse politiche sovrane in ambito di organizzazione economica e finanziaria vengono controllate e condizionate da un cosiddetto memorandum d’intesa da parte della troica cui lo Stato medesimo deve favorire per essere ritenuto solvibile.
Le apparenze non ingannano: l’idea stessa che uno Stato si indebiti in anticipo per poter successivamente richiedere un prestito su cui dover corrispondere  degli interessi è un procedimento all’infinito di indebitamento dello Stato verso altri Stati, e che lo porta verso un circolo vizioso infinito. Ma questo in qualche modo può essere compreso e ritenuto coerente a fronte del le politiche di austerity che l’Europa sta imponendo in questi ultimi tempi per riportare le economie degli Stati periferici in totale disavanzo strutturale verso una stabilità di bilancio adeguata al resto dei paesi della zona euro. Ovviamente con le conseguenze che sono sugli occhi di tutti per quanto riguarda la devastazione del welfare, l’aumento del  prelievo fiscale e delle imposte indirette, e il tasso di disoccupazione che continua a raggiungere livelli inquietanti, specialmente nella fascia giovanile.
Ma ciò che invece condiziona non solo gli stati periferici (PIGS) ma anche stati in situazioni economiche migliori e più stabili come la Germania, sono le clausole statutarie che mettono in pesante difficoltà l’autonomia politica e giuridica di ogni Stato membro, e rendono questo nuovo istituto finanziario immune da qualsiasi controllo politico da parte dei parlamenti sovrani. Ciò che ha suscitato un indiscusso dibattito internazionale è la sentenza che è stata emessa dalla corte Costituzionale tedesca a settembre, nella quale, viene riconosciuta  la compatibilità del’Esm con i principi costituzionali tedeschi, con alcune limitazioni; in essa si riscontrano alcune condizioni cui il parlamento tedesco dovrà fare fronte.
L’elemento più discusso riguarda la capacità incondizionata di ricapitalizzazione del fondo, ovvero la possibilità di richiedere ulteriori investimenti da parte degli Stati membri, “irrevocabilmente” e “incondizionatamente”,  senza cioè che gli Stati stessi vengano democraticamente coinvolti mediante un intervento parlamentare. In sostanza se oggi il nostro paese investe 125 miliardi, fra dieci anni i 17 supergovernatori (che corrispondono ai ministri dell’Economia degli stati membri) posso richiedere quote di contributi da stanziare per il fondo raddoppiate o triplicate senza che gli stati membri possano opporsi o porre dei limiti. Inoltre, come si evince chiaramente dalle disposizioni  dell’art.17, l’Esm è abilitato a contrarre prestiti sui mercati finanziari, da banche, istituzioni o altre persone. Questo sta ad intendere che l’indebitamento di uno stato per far fronte ad un intervento dell’Esm in suo soccorso potrà essere indirettamente condizionato da banche o istituzioni altre rispetto agli stati membri, e potranno avere voce in capitolo sul tipo di condizioni e restrizioni cui sarà costretto uno Stato indebitato nei confronti delle politiche economiche e sociali del proprio paese. La limitazione che poi impone  una questione di natura più giuridica che economica da parte della Corte Costituzionale tedesca riguarda la totale immunità dei componenti dell’Esm nei confronti di eventuali procedimenti giudiziari che possono riguardare una gestione poco trasparente dei fondi stessi e la indiscussa opacità di tutte le operazioni organizzative interne, di raccolta fondi, di deposito, di concessione, prestiti, tutte le organizzazioni finanziarie interne all’Esm che secondo il trattato devono avvenire in maniera assolutamente inviolabile.
Si può discutere a lungo sulla funzionalità di questa nuova istituzione finanziaria, della sua legittimità e della sua finalità effettiva, che sembra più orientata ad un ricapitalizzazione degli istituti di credito piuttosto che a salvare effettivamente gli stati in disavanzo strutturale. Ciò che però pone una questione di imparzialità evidente in netto contrasto con i nostri principi costituzionali è appunto la disparità di trattamento che si verrà a creare nel momento stesso in cui prima la Germania, ma poi anche altri stati aderenti all’ Esm , porranno i propri veti verso provvedimenti comunitari di natura finanziaria ma non solo. I dubbi di costituzionalità che mettono in difficoltà la nostra posizione all’interno di questa nuova istituzione, così libera e autonoma nei propri dispiegamenti interni, non riguardano soltanto l’evidente incoerenza col nostro principio dell’obbligatorietà dell’azione penale nel momento che gli stessi supergovernatori sono posti in una condizione di totale immunità (compreso dunque il nostro ministro dell’Economia). Ma più seriamente il problema riguarda la disparità di trattamento ora dell’Italia rispetto alla Germania, dopo che  la stessa Germani per l’appunto ha posto dei limiti che altri stati non potranno porre. Come già detto sopra, la Germania potrà decidere sulla propria quota di partecipazione attuale, ed eventualmente se e come ricapitalizzare il “fondo salva-Stati”. Insomma è sciolta da quei vincoli di incondizionatezza e irrevocabilità che sono imposti al resto dei paesi membri. Come è noto il diavolo si nasconde nel dettaglio: se l’art . 11 delle nostra carta costituzionale ci parla della possibilità e della opportunità che si possano cedere porzioni di sovranità per finalità di pace e giustizia (concetti tanto fumosi quanto irrimediabilmente fraintendibili) questa cessione di sovranità è condizionata dall’obbligo da parte di tutte le parti in causa di scarificare in modo paritario la propria parte di diritti. Su questo come è noto il cittadino italiano non può porre rimedio. Sarebbe lungo ricostruire qui le modalità procedurali per mostrare come può essere posta una questione di costituzionalità nel nostro paese, ma i protagonisti legittimati a porre eventualmente rimedio a questa dura  conflittualità chiamando in causa la corte costituzionale sono nella maggioranza dei casi i magistrati (a seguito dell’apertura di un procedimento giudiziario) o i politici stessi, che potrebbero anche ed eventualmente cambiare la Costituzione per adeguarla alle direttive comunitarie. In questo ultimo caso politicamente saremmo più coerenti nell’adesione  questi nuovi meccanismi di gestione del capitale finanziario, e daremmo valore materiale ad una carta costituzionale che sempre più ci appare come carta morta, come feticcio di una storia repubblicana ormai passata.

 

Pietro Rubini abita a Roma. Si è laureato in Filosofia, si occupa da anni di psicologia dell’apprendimento e lavora nell’ambito dei BES/DSA come tutor e formatore. Oltre a Luminosi Giorni scrive e collabora con altre testate web.