Un Papa Nero per Venezia

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La recente puntata di “Porta a porta” che ha ospitato Renzi ha proposto un servizio sulla cosiddetta opposizione interna del PD. Ne è risultato (forse volutamente) un fantastico spot a favore del Presidente del Consiglio. Impressionante la differenza tra l’atteggiamento di Renzi, focalizzato su obiettivi chiari, ambiziosi e definiti nel tempo, e quello dei vari Cuperlo, Fassina, Boccia, Civati: lo sguardo perso, l’espressione spaventata, la ricerca disperata di appigli per dire “si ma..”, il continuo ricorso a distinguo, a frasi concessive e ipotetiche. Una rappresentazione impietosa di un atteggiamento mentale per il quale il punto non è risolvere i problemi, bensì  maneggiarli, aprire ampi dibattiti, invocare procedure…   in una parola: cazzeggiare.

Mutatis mutandis, lo stesso devastante impatto sul PD locale si avrebbe se nel 2015 a Venezia si candidasse a Sindaco un Renzi veneziano.. un tizio che imponga all’attenzione obiettivi verificabili e precisi, per esempio invertire la tendenza allo spopolamento del centro storico, lo stadio, il palazzetto dello sport, una soluzione equilibrata sulle Grandi Navi, un collegamento rapido tra l’area est di Venezia e la terraferma, la lotta al degrado, la rivitalizzazione del centro di Mestre, un bilancio chiuso senza vendere i gioielli di famiglia. Ve lo immaginate lo sgomento di un Mognato, l’espressione basita di un Zoggia, e così tutti gli altri corifei, alla prospettiva di prendersi una responsabilità che sia una sul raggiungimento di obiettivi concreti?

La residenza nel Centro Storico: una delle priorità

La residenza nel Centro Storico: una delle priorità

Ebbene, se si vuole perseguire una svolta radicale per questa città, accettando la sfida della modernità, la risposta non va cercata nel PD cittadino. Ci vuole, rubando l’espressione a Veltroni, un “Papa Nero”. Qualcuno che sia estraneo ai giochi, ai laccioli delle appartenenze, al sottobosco di politicanti che da anni zavorra la città e che sarebbe tempo  di mandare a casa.

Certo, riuscire a imporre il papa nero è un’impresa improba ma non impossibile. La buona notizia è che Venezia dimostra una notevole vitalità intellettuale e che questa visione della città e del suo futuro è piuttosto condivisa. Per esempio la recente iniziativa RESET ha presentato un manifesto (http://resetvenezia.it/) lucidissimo e completo che sottoscrivo integralmente. La brutta notizia è che l’elettorato cittadino è molto inerziale, vota per fedeltà di partito e abitudine.

Peculiarità cittadina poi di cui tenere conto è un centro sinistra di fatto senza competitori (prova ne sia che anche quando ha proposto due candidati in competizione li ha portati entrambi al ballottaggio). La partita vera a Venezia finora si è dunque sempre giocata prima, tra i capibastone del PD e alleati. Stanti così le cose, per far vincere il papa nero ci sono tecnicamente due possibilità: 1) imporlo al PD nelle primarie 2) sfidare il candidato PD alle elezioni.

Il logo di RESET

Il logo di RESET

Penso francamente che la prima opzione sia molto difficile: l’apparato PD farebbe resistenza a farsi dettare dall’esterno la candidatura, ammesso peraltro che si facciano le primarie (resta infatti sempre aperta la possibilità che Orsoni la spunti e sia ricandidato senza questo passaggio). In ogni caso, qualora si facessero, c’è da fare i conti con tutto il blocco degli integralisti del “NO a tutto” che sicuramente ha in Casson un candidato forte, difficile da battere.

Nel caso la prima opzione risultasse oggettivamente impraticabile, resterebbe la seconda opzione, impervia ma percorribile, a precise condizioni. La prima, fondamentale, è non dividersi in una miriade di velleitarie Liste Civiche. Deve essercene una, una sola, in cui si riconoscano tutti coloro che si sentano di sottoscrivere il manifesto di RESET, il che, va detto chiaramente, esclude automaticamente i vari comitati del no, i pentastellati, i nostalgici del remo, Italia Nostra e compagnia cantante, a tutti gli effetti degli avversari politici. Credo che non sia impossibile, pur senza nascondere le oggettive difficoltà di una simile operazione, perché è molto condivisa la convinzione che la misura sia ormai colma.

Secondo elemento cruciale, il candidato. Dev’essere un personaggio di grande competenza e personalità, audace ma non velleitario. E soprattutto capace di raccogliere consensi a largo spettro: nella parte più dinamica e consapevole dell’elettorato PD, al centro ed anche presso parte dell’elettorato del Centrodestra. Molti storceranno il naso, ne sono conscio, ma senza l’apporto del Centrodestra (che, benché minoritario, si attesta comunque intorno al 40%) non c’è partita. Se non in prima battuta (sarebbe auspicabile ma è oggettivamente difficile che il Centrodestra rinunci ad un candidato di bandiera), il nostro papa nero dev’essere almeno in grado di far convergere i voti del Centrodestra al ballottaggio al quale si deve assolutamente arrivare.

Il fortino da espugnare

Il fortino da espugnare

Terza ed ultima conditio sine qua non: un’eccezionale mobilitazione. Bisogna essere consapevoli che i discorsi, i manifesti, gli scambi di opinione sulla Rete, ancorché importanti e utili, si svolgono all’interno di una cerchia ristretta, in qualche modo elitaria. Non si vince facendo dotte dissertazioni su Facebook, (ne’ su Luminosi Giorni..). Bisogna invece avere visibilità sui giornali locali (fondamentale) e battere la città, gli anziani, le signore al mercato, gli studenti, fare rete con gli operatori economici, le associazioni di categoria. Rivolgersi a quel vasto mondo politicamente poco etichettabile, lontano da apparati  e clientele, di norma silente e rassegnato, ancorché insoddisfatto dell’andazzo. Un mondo che finora nell’urna ha sempre trangugiato la solita immangiabile pietanza che gli viene propinata, per disincanto, abitudine, fedeltà al partito. Al quale bisogna proporre una credibile e convincente alternativa.

Resta il piccolo particolare di chi possa vestire i panni del papa nero. Io per la verità un nome l’avrei in mente..

 

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana.
  • http://www.federicomoro.it Federico Moro

    Sono d’accordo con Lucio, perchè non partecipare alle primarie del Pd? Riuscire ad arrivare al ballottaggio in forma autonoma la giudico strada ancora più complessa. E concordo con lui che tutto si gioca sulla caratura del “papa nero”: Lorenzo, fuori la proposta… perchè, come sottolinei giustamente tu nell’articolo, vanno bene programmi e proposte ma siamo a un punto in cui davvero l’importante è l’azione, quindi le persone. Può anche darsi che il tuo nome non sia adatto, come aggiungi, ad affrontare il meccanismo delle primarie e allora, a maggior ragione, tiralo fuori.

  • http://www.federicomoro.it Federico Moro

    … a meno che… l’idea non fosse quella di un “papa nero” che coaguli attorno a sè una Lista Civica fortemente rinnovatrice che punti tutto sulla novità della proposta, dei nomi presenti, dell’azione politico-amministrativa e, quindi, per queste sue caratteristiche non possa “per natura” che porsi come autentico polo autonomo: a questo punto dovrebbe poter contare sulla forza dirompente del suo candidato sindaco, il famoso “papa nero”, oltre che, come hai giustamente evidenziato, sul lavoro feroce di quanti partecipino all’impresa… ancora una volta, a questo punto, serve il nome…

  • lorenzo colovini

    Federico, l’opzione “primarie”, che io peraltro non ho escluso, presenta una grossa controindicazione: si svolgono all’interno di una platea ristretta (i soli elettori di centro sinistra) in qualche modo “blindata”. Sono personalmente convinto che se si fanno Casson le vince, perché “ha un nome” e perché raccoglie consensi compatti nell’area di centrosinistra ambientalista affine a quello che per brevità ho chiamato il partito del NO. Aggiungici i fedelissimi, “le truppe cammellate” dei vari maggiorenti e che spazio resta? In realtà, il PD a Venezia oggi non è contendibile. Permettimi una provocazione, per spiegarmi meglio: io alle primarie voterei di corsa un Franco Vianello Moro, per esempio (non me ne voglia Franco se lo uso come pietra di paragone..). Non perché è un’autorevole firma della nostra testata ma perché è una persona capace, intrapredente, onesta e intellettualmente indipendente e condivido con lui la visione di città che vorrei (anche non sempre sono d’accordo con lui). Ebbene, FVM nonostante le sue qualità, nonostante sia una personalità di “area” da anni quanto ha contato e conta nel PD? Non credo molto. E quante possibilità avrebbe in ipotetiche priamarie? Nessuna. Perché appunto è troppo autonomo, perché troppo poco organico all'”apparato”. Le primarie sarebbero un’opzione se avessimo “un Renzi veneziano” in grado di sparigliare la carte. Ma non c’è. Semplicemente non c’è. Punto.
    In più, partecipare alle primarie implica (giustamente e sacrosantemente) una scelta di campo a priori per la quale ci si impegna moralmente a sostenere il vincitore. Da cui il rischio concreto di dover votare diciamo un Casson o comunque una figura prodotta dall’apparato appunto. Che è proprio quello che sin dall’inizio dell’articolo dico che va evitato.
    L’idea che io vagheggio è invece esattamente quella che descrivi bene tu nel secondo commento. Cioè aprire il gioco e contendere tutti i voti anche quelli al di fuori del PD (andando a pescare anche quelli del PD ovviamente, che potrebbero non essere pochi soprattutto se si ricandida Orsoni). Certo, c’è l’enorme problema della concorrenza grillina, ed è cruciale la scelta del nome, hai ragione. Però probabilmente è l’unica strada.

  • franco vianello moro

    Se Diogene trovasse nella sua ricerca il Papa Nero avremmo fatto sintesi virtuosa delle nostre aspettative, probabilmente anche di quelle di un elettorato diffuso e trasversale; saremmo nelle condizioni di proporre quelle qualità personali che sono la precondizione per affermare una linea programmaticamente aperta, sufficientemente “futurista” e solidamente radicata nel territorio, nella sua storia e nelle sue potenzialità. Dopo di che rimane da capire quale sia la strada migliore per arrivare all’obiettivo: certamente non credo che la via interna al PD possa portare a questo risultato. Sono troppi i condizionamenti, al di là di quelle che possono essere le competenze e le qualità delle persone che potrebbero rappresentarsi in quel contesto: troppi i vincoli, troppi i giochi dei pesi e dei contrappesi che entrerebbero in campo. E troppe le difficoltà ad esprimere davvero un approccio innovativo e “dirompente”. Quando “tu” (il PD di oggi, figlio del maggior partito di centro-sinistra che ha cambiato spesso nome, ma quasi mai maniera di fare politica)hai governato questo territorio, questa Città per così tanto tempo, senza essere mai davvero capace (a parte la parentesi felice della prima Giunta Cacciari)di incidere sui processi economici, sociali di questa Città; quando hai subito per troppo tempo i condizionamenti delle varie categorie e delle numerose lobby; quando hai fatto del “pensiero debole” la tua chiave amministrativa; quando hai promosso una classe dirigente povera di idee, debole sul piano della capacità di relazione con i suoi cittadini, insussistente sul piano della capacità di stare su uno scenario nazionale al livello che la Città meriterebbe e di cui invece c’è sempre qualcuno che ne sfrutta la capacità di attrarre l’immaginario collettivo – per non parlare della vacuità con cui la Città (non) ha saputo stare al pari di altre “capitali” europee e mondiali, non tanto sul piano del gigantismo e della potenza economica, ma almeno su quello dello sviluppo delle strutture ed infrastrutture immateriali, entrando a pieno titolo nel novero delle migliori “smart cities”, dato che poche altre città al mondo possono vantare un’esclusiva così rilevante che persino Le Corbousier l’aveva definita “la città a misura d’uomo”- allora non hai le carte in regola per superare le obiezioni diffuse e largamente condivise che “la gente” ti rinfaccia. E allora potrebbe essere indispensabile provare a costruire una Civica con le caratteristiche che sia Lorenzo che Federico hanno tracciato. Se poi, strada facendo non si realizzassero le condizioni, si potrebbe pensare a fare “entrismo” nelle primarie del PD.

  • Giulio Giuliani

    Ma che “Papa nero”… Ci vorrebbe un “candidato IKEA”

    Però non si conquista la fiducia dell’elettorato – io credo – se non gli si garantisce un reale programma di governo. Voglio dire: si può andare in giro per mercati a parlare con le signore che fanno la spesa, sostenendo un ipotetico candidato nuovo, e si può anche godere di buona stampa… Ma po la gente vota uno che sa tenere le redini, e sa far funzionare le cose.
    Io diffido un po’ del “modello Renzi”. Perché non ho mai capito, e non ho ancora capito, qual è il “programma” di Renzi. So che vuole rottamare il vecchio, e questo lo sa fare bene. Ma poi? Non so ancora che cosa vuole fare Renzi – io, che sono mediamente distratto – per creare nuovo lavoro, e per creare nuovo benessere. E resto dell’idea che Renzi sta dove sta, a capo del partito e a capo del governo, non certo perché ha acquisito il consenso necessario, né dentro il partito, né nell’elettorato italiano. Perché le primarie quand’erano vere le ha perse, e al governo c’è andato con una congiura. Poi magari farà bene… però sta dove sta… diciamo, per sfinimento.

    A Venezia, un candidato a sindaco che voglia prendere i voti necessari, scalzando un sistema che tutto sommato funziona da decenni, deve fare almeno tre cose. Primo: deve proporre un nuovo modello di città e di amministrazione, dirompente, diverso da quello “stratificato” che governa la città da un bel po’. Secondo: deve tradurlo in 6/8 importanti azioni di governo nuove, funzionanti e chiare, dirompenti quanto il suo nuovo modello di città e di amministrazione. Terzo: deve garantire con il suo curriculum personale (o con una squadra eccellente) di non essere un venditore di fumo. Le tre cose insieme sarebbero un miracolo, però, vista la carenza di entusiasmo e di competenze che questa città sembra poter offrire, oramai.

    Più che un “papa nero” – che a me richiama la massoneria d’altri tempi – secondo me a Venezia servirebbe un “candidato IKEA”. Uno cioè che arrivi con un modello nuovo, completamente diverso, portato dal Nord, dove le cose le fanno… diverse diverse diverse. Servirebbe un “candidato IKEA” che sappia imporre questo modello nuovo con la forza dell’evidenza, con il sorriso di chi sa che i suoi metodi sono nuovi eppure ben sperimentati. Servirebbe un “candidato IKEA” che non spenda un minuto a parlar male di chi c’era prima di lui, ma che piuttosto spieghi, con un progetto di marketing degno appunto dell’IKEA, perché e percome i suoi mobili – pardon, le sue strategie e le sue soluzioni – funzionano davvero e ti fanno stare meglio (e costano pure meno).
    La piattaforma di RESET somiglia molto a quello che dovrebbe essere il piano di comunicazione del “candidato IKEA”; manca ancora però il “piano industriale”, cioè quelle 6/8 azioni di governo in stile IKEA/RESET, quella griglia di programma che convinca gli elettori diffidenti, e che faccia pensare che la prospettiva è concreta, oltre che bella… Poi però purtroppo io il “candidato IKEA” non lo vedo in giro. E vedo ancora troppa gente mediocre che passa il tempo a criticare il lavoro altrui, con il solo obiettivo di picconare per poi sedersi là, dove si comanda.

    • Lorenzo Colovini

      va bene, chiamalo candidato IKEA e non Papa Nero… concordo con tutte e tre le condizioni che elenchi (anche se quella sul “Piano industriale” in realtà non conta moltissimo, purtroppo).
      Non condivido però il tuo pessimismo. Questa città è piena di problemi ma non mancano né entusiasmo né competenze, a mio parere

    • http://lucioscarpa.wordpress.com/ Lucio Scarpa

      Condivido il ragionamento, ma, come Lorenzo, non sono così pessimista. A Venezia le persone capaci ci sono in abbondanza solo che attualmente sono tagliate fuori dai giri che contano proprio perché capaci. La sfida è scovarle tutte ed aggregarle. Magari attorno a Reset.
      Su Renzi sbagli a guardare gli ultimi due anni, dovevi ragionare sul suo percorso per diventare Sindaco; a quel tempo si è ptesentato come candidato nuovo e di rottura, ma anche con un bel programma per Firenze. Comunicativamente aveva presentato 100 punti molto accattivanti e (per quello che posso vedere da lontano) ne ha anche realizzato buona parte.

  • Emanuele Dal Carlo

    Il nome del “Papa Nero” …
    premesso che l’analisi di Lorenzo Colovini da un lato mi tira in ballo ( sono uno degli estensori del manifesto di RESET ) e dall’altro mi trova in gran parte d’accordo nei contenuti, io vorrei concentrarmi sul tema principale e cioè su questa esigenza di un leader dalle caratteristiche quasi leggendarie.

    Ma è veramente così importante nel 2014 (2015) ragionare ancora su una figura carismatica aggregante ?
    Non è forse un falso problema?

    Cosa ce ne facciamo di un “Papa Nero” se poi il suo concistoro è fatto di mezze calzette ?
    Non è stato questo il problema di tutti i mandati di Cacciari? Non c’è bastato ?

    Io spero che RESET riesca a favorire la nascita di un gruppo di cittadini il cui valore medio sia altissimo, senza picchi e abissi.
    Solo così si può garantire alla città di Venezia quel rinascimento e quel cambio di paradigma che RESET intravede come unica soluzione.
    Certo alle elezioni sarà importante avere un candidato credibile, ma non serve un supereroe, serve un “primus inter pares” ( per continuare con le citazioni ecclesiastiche ) che rappresenti una squadra formidabile.

    Forse questa potrebbe essere la strada per cambiare veramente passo.

    • http://lucioscarpa.wordpress.com/ Lucio Scarpa

      Concordo che la squadra è fondamentale. Il mio sogno è presentare il candidato Sindaco con già una squadra di assessori formata prima delle elezioni. Sarebbe una vera rivoluzione non dover aspettare i risultati per assegnare le poltrone in base alle percentuali…

  • http://lucioscarpa.wordpress.com/ Lucio Scarpa

    Condivido in pieno.
    È un pensiero che ho da anni. Almeno 5, ovvero da prima delle elezioni precedenti. Qui a Venezia c’è bisogno di qualcosa che sparigli i giochi.
    Alle elezioni precedenti mi ero speso per Venezia in Movimento, ma l’operazione non è riuscita; speriamo nel 2015 vada meglio.
    L’idea di una civica è da sposare in toto, resta da capire se scegliere di essere puri e rifiutare qualsiasi alleanza o accettare di contaminarsi. Correre da soli consente di mantenere la purezza e probabilmente anche un programma migliore, ma bisogna vedersela con un centrosinistra uscente che pur in crisi ha un enorme bacino elettorale, la destra che pur frammentata presenterà di sicuro un candidato abbastanza forte e anche contro il M5S che è destinato a un buon successo. Arrivare al ballottaggio con una lista civica indipendente, in questo scenario, è improponibile.
    Tutto dipenderà dai candidati Sindaci; non so che nomi abbia in testa la destra ma non vedo al suo interno personalità che possano essere anche di rottura. Si può dire lo stesso a sinistra, ma lì c’è la grande opportunità delle primarie, sempre che si facciano.
    È mia convinzione che la strada più percorribile per “fare” il sindaco sia vincere le primarie, cosa non facile ma nemmeno impossibile iniziando a lavoraci con un buon anticipo e con un ottimo candidato.

  • Franco Vianello Moro

    Questo giro di pareri a me pare abbia molti punti comuni e alcuni punti fermi sui quali varrebbe la pena di provare a costruire una piattaforma politico-programmatica da discutere tra noi, da condividere con il più largo numero di persone “di buona volontà” e poi rendere pubblica e vedere l’effetto che fa!
    Provo a riassumere x vedere se siamo d’accordo
    1) Reset come terreno di coagulo attorno al suo manifesto
    2) implementare con 6/8 azioni irrinunciabili e dirompenti
    3) costruire una squadra di “tecnici” (quelli che mettono il sapere e le competenze, ma che non vogliono comparire) e di “politici” (quelli che ci mettono la faccia) che sia all’altezza della sfida, che sia rappresentativa di professionalità, di gente spendibile in ogni ambiente, in ogni settore programmatico, di persone che abbiano la propensione alla trasparenza e il dono dell’onestà (non solo quella “legalmente” riconosciuta, ma anche quella intellettualmente perseguita)
    4) un/una leader che sappia condurre la squadra, che abbia doti di comunicatore/trice, che, nel rappresentare il nuovo, non sia improvvisata/o ma che possa rappresentare un nuovo modo di selezionare le valorizzare a classe dirigente di questa città
    5) fissare un piano di battaglia che preveda il confronto nella tenzone delle Primarie: di centrosinistra inevitabilmente, perché è solo in questo contesto politico /partitico che questa prassi è consolidata e valorizzata, giocando, se sarà possibile il ruolo “renziano” di catalizzatore trasversale, coagulando, per quanto possibile, tutte le realtà che pensassero alla creazione di liste civiche, per evitare la dispersione e il frazionamento delle risorse e la dispersione dei votanti.
    Ma valutare anche un piano B che faccia i conti con la realtà delle cose per come si manifesteranno, nel caso in cui i rapporti di forza negassero uno spazio ampio a questa azione innovativa.

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