By

La recente esternazione del pentastellato Alessandro Di Battista sulla situazione in Medio Oriente ha scatenato un’ondata di commenti indignati da parte di tutte le forze politiche. La maggior parte dei commenti si è fermata però sul tabù infranto della comprensione, se non giustificazione, del terrorismo. Ed è un peccato perché (come a ragione lamentato da molti cinquestelle) non si è approfondito il merito delle sue dichiarazioni. Che vanno contestate precisamente nel merito. Perché davvero l’ineffabile Di Battista, tra ammiccamenti, mezze verità, salti logici e banalità un tanto al chilo, mette insieme una costruzione logica assai più infida e pericolosa che non la mera giustificazione del terrorismo. Perché va fatta attenzione non solo a quello che scrive ma anche a quello che non scrive e lascia intendere come corollario al suo ragionamento. Che non a caso ha dato la stura sui social network a interpretazioni che davvero lasciano basiti e che verosimilmente, voglio sperare, travalicano anche il pensiero dell’autore.

Riporto di seguito, parola per parola, la parte clou del Di Battista pensiero.

Dovremmo smetterla di considerare il terrorista un soggetto disumano con il quale nemmeno intavolare una discussione. Questo è un punto complesso ma decisivo. Nell’era dei droni e del totale squilibrio degli armamenti il terrorismo, purtroppo, è la sola arma violenta rimasta a chi si ribella. È  triste ma è una realtà. Se a bombardare il mio villaggio è un aereo telecomandato a distanza io ho una sola strada per difendermi a parte le tecniche nonviolente che sono le migliori: caricarmi di esplosivo e farmi saltare in aria in una metropolitana. Non sto ne giustificando né approvando, lungi da me. Sto provando a capire. Per la sua natura di soggetto che risponde ad un’azione violenta subita il terrorista non lo sconfiggi mandando più droni, ma elevandolo ad interlocutore. Compito difficile ma necessario, altrimenti non si farà altro che far crescere il fenomeno. Occorre legare indissolubilmente il terrorismo all’ingiustizia sociale. Il fatto che in Africa nera la prima causa di morte per i bambini sotto i 5 anni sia la diarrea ha qualcosa a che fare con l’insicurezza mondiale o con il terrorismo di Boko Haram? Il fatto che Gaza sia un lager ha a che fare con la scelta della lotta armata da parte di Hamas?

Primo punto: il terrorismo. Vero: a volte il terrorismo è l’unica opzione e se non l’unica la più conveniente. In un certo senso l’ha inventato Quinto Fabio Massimo contro i Cartaginesi, lo hanno adottato i partigiani contro i nazisti, le Brigate Rosse contro lo Stato oppressore, Ben Gurion contro gli occupanti inglesi, i palestinesi contro Israele,  ecc. La varietà degli esempi (che potrebbero essere infiniti) dimostra da sola come la constatazione di fatto che il terrorismo è un’opzione in campo non implica in nessun modo la “giustezza” (o meno) della causa. Il garrulo Di Battista in modo obliquo compie proprio quest’operazione: “poiché, poveretti, non hanno altra scelta, rispondono alla loro natura di soggetto che risponde con violenza ad un’azione subita, eleviamoli al ruolo di interlocutori”.  In tal modo egli “sdogana” non tanto il terrorismo quanto le posizioni degli estremisti islamici. Perché (e qui sta il salto logico) Boko Haram, IS e compagnia non sono terroristi. O meglio non sono solo terroristi.  Sono eserciti organizzatissimi che deliberatamente crocifiggono i cristiani, rapiscono, stuprano e riducono in schiavitù ragazze colpevoli solo di studiare, compiono eccidi di efferata e gratuita violenza, di yazidi, cristiani, turcomanni, curdi con il preciso obiettivo di fare pulizia etnica ed instaurare uno stato islamico in cui i più elementari diritti degli uomini, e massime delle donne, saranno calpestati sistematicamente. Altro che poveri idealisti oppressi da un nemico soverchiante per forze. Questi qui, armati fino ai denti, se la prendono con civili inermi con inaudita ferocia. “Questi” vanno elevati al livello di intercolutore? Quindi si sarebbe dovuto fare lo stesso anche con le soldataglie serbe di Sebrenica? O, a questo punto, pure con i nazisti? Con i Khmer Rossi?

Le studentesse rapite in Nigeria da Boko Haram e "spontaneamente" convertitesi all'Islan

Le studentesse rapite in Nigeria da Boko Haram e “spontaneamente” convertitesi all’Islan

Secondo punto: le ingiustizie sociali e, in generale, le responsabilità degli occidentali (americani in primis naturalmente). Certo, le ingiustizie sociali sono una concausa, sono l’humus dove cresce l’ignoranza e il fanatismo.  Ma dire che Boko Haram nasce come reazione al tasso di mortalità infantile in Nigeria è come dire che il nazismo è stato tutto colpa degli americani e del crollo di Wall Street. Anche certi efferati fatti di cronaca nel nostro Paese (ragazze uccise dalla famiglia perché non aderivano al modello islamico) sono prodotti da ingiustizia sociale e non da una mentalità criminale e distorta? Le responsabilità e gli errori degli occidentali (o meglio: di tutte le potenze in gioco, nessuna esclusa), le incongruenze, le scelte sbagliate, le ipocrisie della real politik e degli interessi economici in gioco sono stati tantissimi, non c’è dubbio. Ma considerare le mostruosità sotto i nostri occhi come necessitate  da responsabilità americane mi pare una sesquipedale idiozia.

L'IS "al lavoro". Ma è tutta colpa degli americani..

L’IS “al lavoro”. Ma è tutta colpa degli americani..

Un cenno infine ai corollari impliciti al ragionamento di Di Battista. Uno su tutti: l’ipocrisia per cui, a partire dalla giusta constatazione che “tutti i morti sono uguali” e meritano uguale cordoglio, si arriva a equiparare gli yazidi trucidati da IS o il reporter decapitato a sangue freddo con le morti collaterali dei bombardamenti americani o israeliani o con i morti civili di Dresda nella II guerra mondiale (si.. letto anche questo). Quindi tutti carnefici senza distinzione. Addirittura Massimo Fini  arriva a dire che le soldataglie di IS sarebbero preferibili agli americani perché rischiano in proprio sul campo di battaglia piuttosto che telecomandare dei droni..

Sono un sincero sostenitore del diritto di libera espressione delle opinioni ma, certo, a volte mi chiedo se c’è un limite alla decenza.

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana ed è collaboratore della rivista Esodo.