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Immagino che Matteo Renzi abbia letto il libro che Matteo Richetti ha recentemente pubblicato, “Harrambee-Per fare politica ci vuole passione”. Se non lo avesse fatto, dovrebbe. E dovrebbe perché in questo breve pamphlet vi è una ricetta che per il Presidente del Consiglio potrebbe rivelarsi davvero preziosa. Quella per riuscire finalmente a trasformare i renziani in…renzisti. Per riuscire cioè a rendere strutturata, duratura la sua visione della politica e del futuro in modo che essa continui anche quando lui (come egli stesso ha dichiarato) lascerà l’impegno politico diretto.

.Ma il libro di Richetti dovrebbero leggerlo (sempre se non lo abbiamo già fatto) anche i detrattori interni di Renzi e del renzismo. Perché questo mi pare un libro importante. Importante innanzitutto per il suo sottotitolo che evoca, richiama l’idea dell’impegno politico come passione e non come carrierismo, famelica sete di potere. Poi per quella parola keniota (Richetti ha uno zio missionario in quelle terre) che simbolicamente rappresenta la convinzione che “le tue braccia servono per spingere insieme agli altri”. Renzi e Richetti pur avendo provenienza geografica diversa (toscano il primo,Emiliano il secondo) hanno molto in comune: l’essere nati in due regioni tradizionalmente “rosse”, il loro non essere comunisti, entrambi cattolici. Si sono incontrati sin dai tempi della prima Leopolda ma certamente di Richetti tutto si può dire tranne che sia uno yesman. È questo libro lo mostra con grande chiarezza. 12 capitoli ciascuno dei quali legato ad un valore da declinare in impegno politico. Con un destinatario eccellente, quei giovani che “trovo un paradosso che siano proprio loro i più scettici verso gli ideali politici, i più disincantati rispetto a questo bellissimo servizio nei confronti della collettività ” come scrive nel prologo. La politica, come la intende Richetti, “è la più alta forma di carità ” perché diventa “lo strumento che consente, se usato bene, di rivolgersi a tutti”. Per il cattolico Richetti l’impegno politico è una vocazione, è un rispondere ad una chiamata che non ha ovviamente nulla di metafisico ma si svolge tutta sul piano della realtà. Così mentre oggi fra i difetti più grandi dell’agire politico vi è indubbiamente quello dell’autoreferenzialita, in realtà “rispondere alla chiamata della politica non significa solo essere scelti ma anche assumersi la responsabilità di decidere per gli altri” sapendo che “chi ti sceglie (gli elettori ndr) si fida di te”. Insomma :” un buon politico è una persona che non perde mai la dimensione della testimonianza della sua normalità, che non smette di fare il genitore, il volontario, il lavoratore, che continua ad essere portatore di passione e di impegno”. Questa chiamata alla politica non può diventare impegno esclusivo e assolutizzante. Quanti politici vi sono ancora oggi che erano funzionari di partito? Invece “si deve arrivare alla politica da una vita di esperienze, ma la politica non deve diventare il tuo lavoro”. C’è un passaggio illuminante che, con poche righe, chiarisce come sia necessario, per fare politica, essere arroganti. Un passaggio che spiega, delinea cosa significa davvero il renzismo: “viviamo un tempo in cui il,proporsi, il mettersi in gioco, il lanciare una competizione può essere visto è descritto come gesto di chi vuole scalzare, di chi non sa aspettare” è come tale viene giudicato un arrogante (quante volte lo si è sentito dire di Renzi?). Ma anche l’arroganza può essere una cosa positiva:” Abbiamo detto “è’ meglio essere accusati di arroganza che di diserzione “. E allora l’arroganza assume un altro significato. Arrogante deriva da arrogarsi, assumere su di se, appropriarsi di qualcosa: io mi sono appropriato di un impegno verso la comunità, mi sono assunto il peso delle aspettative di chi mi ha chiamato”. Richetti appartiene ad una famiglia di democristiani. Anche per questo sente indispensabile che il rinnovamento, la rottamazione (parola che lui non adopera mai) eviti “il pericolo della rimozione di quanto rappresenta una cultura politica”. In altre parole “La classe dirigente che noi dobbiamo far uscire da questa stagione travagliata, deve essere una classe politica in gradi di dare valore anche a un tempo così discusso come la Prima repubblica”. Uno sforzo che anche al PD non è riuscito: ” il nuovo partito doveva partire dalla capacità di riconoscere quelli che erano i valori che si volevano trasmettere , di una e dell’altra” delle due storie politiche che avrebbero dovuto fare sintesi al suo interno. Insomma: “quello che la nostra generazione politica ha il dovere di fare è ricordare che, pur camminando su un pavimento nuovo, quel pavimento è n solido perché non poggia sul nulla”. Anche perché “la politica ha un compito grande davanti a se: far sì che nulla vada sprecato”. Vi è un limite nella esperienza politica del Movimento5stelle che i grillini non riescono a vedere. Fare politica,infatti, non può prescindere dal rispetto. Per se stessi ma anche per gli altri, sopratutto per gli avversari che mai dovrebbero essere considerati nemici:” mentre per me la politica di basa sulla relazione e sul confronto anche duro, ma sempre di rispetto e trasparente (…) la,loro ricerca era sempre quella scorciatoia tutta tesa a utilizzare informazioni vere o presunte solo,per mettere in difficoltà l’altro”. I grillini insomma “hanno dimostrato di essere degli irresponsabili. E chi rappresenta il Paese non se lo può permettere (…) oggi il Movimento 5 stelle ha cancellato il rispetto dal vocabolario della politica (…) Hanno fatto della disumanizzazione della politica il loro filo conduttore”. Anche perché “la politica non è abituata ai silenzi. Invece io credo che ogni tanto in politica il silenzio sia fondamentale.Soprattutto quando si attraversa una sofferenza (nel suo caso una accusa di peculato dalla quale è uscito assolto “perché il fatto non sussiste ndr). L’umiltà di non sbraitare, di non scomporsi, attendendo, nel tempo, in silenzio”. “Speranza” è n parola che Matteo Renzi usa spessissimo anche come sinonimo di sogno. È questa visione che segna il punto di massimo contatto con Richetti per il quale “sta qui l’azione riformatrice e creativa della politica: desidero il cambiamento è con passione provo a metterlo in atto. Anche a costo di sembrare un sognatore”. E sta qui il punto di svolta per capire Renzi e il renzismo:” Il,politico deve essere profeta e visionario: non significa essere distante dalla realtà, ma che la politica deve assumersi la responsabilità di non agire solo sul contingente. Non è politica far fronte alla emergenza. Invece la politica immagina, crea, anticipa il futuro è lo prepara. Si prende tempo. E osa. Anche in modo arrogante: osare di immaginare le cose diverse da come sono”. Questo significa essere eroi: “assumersi la responsabilità del cambiamento, senza paura del naufragio del proprio progetto, riappropriarsi della speranza che è capacità di proiettarsi  con la propria fantasia e creativa fuori dal tempo presente per immaginare un futuro che si potrà realizzare solo se si avrà il coraggio di partire” e di “ridare un’anima a questo tempo”.

Vive da sempre nella terraferma veneziana. Per cinque anni è stato Vicesindaco (con delega alle politiche culturali e turistiche) del comune di Mira. Laureato (cum laude) in Lettere a Padova ha collaborato per oltre un decennio coi quotidiani del gruppo editoriale Finegil (La Nuova Venezia, Il Mattino di Padova, La Tribuna di Treviso), con La Repubblica e con Gente Veneta. Attualmente fa parte del collettivo redazionale della rivista Esodo. Si occupa di gestione del personale e della sicurezza presso alcuni musei veneziani. Nel tempo libero ama la montagna e le immersioni subacquee.