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E così tanto tuonò che piovve. La Delibera del 40th UNESCO World Heritage Commitee elenca tutta una serie di preoccupazioni e di conseguenti misure urgenti che lo Stato Italiano dovrà intraprendere entro febbraio 2017 (praticamente domani) pena la minaccia di inserimento di Venezia nella danger list, ovvero l’elenco dei siti patrimonio dell’umanità in pericolo.

Traduco (e sintetizzo) il paragrafo finale della Delibera: … (il Comitato) richiede che lo Stato implementi tutte le urgenti disposizioni contenute nel report e sottoponga al Committee una dettagliata relazione sullo stato di conservazione di Venezia e sull’implementazione delle misure di cui sopra entro il 1 febbraio 2017 per il successivo esame del Committee con la prospettiva, se entro tale data lo Stato non avrà dimostrato alcun sostanziale progresso, di considerare di inserire Venezia nella danger list.

L’evento ha visto commenti trionfalistici da parte di molti osservatori. In prima fila Italia Nostra e i vari comitati che da anni denunciano la deriva della città. Per questi, che hanno attivamente tirato per la giacca l’UNESCO con ripetute segnalazioni e lettere ufficiali perché mettesse in mora lo Stato Italiano, si tratta di un indubbio successo e quindi l’esultanza è del tutto comprensibile. Anche molti osservatori meno schierati hanno manifestato la loro soddisfazione per una presa di posizione di un Istituto molto autorevole che mette nero su bianco che la situazione è grave. Tra questi osservatori mi metto anch’io che, pur spesso radicalmente lontano dalle posizioni iperconservatrici di Italia Nostra e compagnia, ne condivido alcune preoccupazioni (es. sulla residenzialità e sull’invadenza del turismo). Purtroppo, la lettura della Delibera (qui il link grazie alla cortesia di Italia Nostra http://www.italianostravenezia.org/wp-content/uploads/2016/07/Richiesta-interventi-Istanbul.pdf) ha di molto ridimensionato i miei entusiasmi.

La prima cosa che balza all’occhio è che l’elenco dei punti vincolanti cui lo Stato dovrebbe dare risposta è assolutamente privo di omogeneità. Era lecito aspettarsi o una denuncia/elenco di “titoli”, di problematiche per cui chiedere allo Stato Italiano una concreta strategia di approccio (nell’ambito dell’autonomia dello Stato stesso) o, al contrario, una elencazione di misure precise e dettagliate da imporre (in un certo senso “commissariando” lo Stato membro). L’elenco finale invece non è né una cosa né l’altra oscillando tra una impronta dirigista, ancorché irrealistica, su alcuni temi e una assoluta vaghezza su altri.

Il Word Heritage Committee al lavoro

Il World Heritage Committee al lavoro

Per esempio al punto 5 impone di fissare limiti di velocità più stringenti per i natanti e impone di regolare il numero e la tipologia dei natanti in Laguna. L’UNESCO che si mette a discutere di decisioni di carattere così operativo?? Inverosimile. Infatti non specifica, per manifesta incompetenza, ne’ gli auspicati limiti ne’ tantomeno la soglia massima di natanti, ammesso fosse applicabile. Ancora: il punto 6 decreta “Grandi Navi e petroliere fuori dalla Laguna”, senza se e senza ma. E pure con atto legale urgente. Ora, a parte che per le Grandi Navi sono in campo varie ipotesi al vaglio dei vari Ministeri dello Stato Italiano e quindi è discutibile che l’UNESCO ne sposi una a priori, l’estensione della proibizione alle petroliere è di fatto inapplicabile nell’immediato (il porto off-shore caro a Costa è molto al di là da venire). Ma che volete, mica sono problemi dell’UNESCO che bontà sua si  premura di precisare che lo Stato metta campo la necessaria cornice strategica, di panificazione e di gestione… Che è come dire “arrangiatevi”.

Quasi surreale, infine, è il punto 7 in cui si impone che lo Stato fermi tutti i nuovi progetti (to halt all new projects), quindi alla lettera anche il rifacimento dell’intonaco di casa nostra, fino alla verifica di medio termine del Management Plan (che sembra di capire è il PAT) e la sottomissione dei dettagli degli sviluppi futuri e di due Studi (due, non uno…): l’Heritage Impact Assessment e lo Stategic Environmental Assessment all’analisi del World Heritage Center…  Non riesco a trovare altro commento che non sia “folllia pura”.

Ma quanto sopra sarebbe anche perdonabile se il furore dirigista, ancorché goffo e velletario, fosse stato applicato a tutto lo spettro delle problematiche. Invece inspiegabilmente si rilevano clamorose reticenze su questioni chiave. Il tema della esorbitante pressione del turismo è citato al punto 3 dove si chiede sia redatto un PAT (o quel che intendono per Management Plan) al cui interno, tra varie cose fantasiose (a three dimensional morphological model??), trovi spazio a sustainable tourist strategy. Curiosa asimmetria.. l’UNESCO pretende di sindacare sui limiti di velocità delle barche ma sulla madre di tutte le questioni lascia allo Stato italiano l’onere di trovare una strategia per il turismo sostenibile. Quando magari (dico io) una presa di posizione sul principio che la salvaguardia in casi estremi prevale sulla libera circolazione dei cittadini sarebbe stata apprezzabile. Ed assai più nelle corde e nelle prerogative di un organismo così autorevole che disquisire di soluzioni operative o tecniche.

Nulla si dice, contrariamente a quanto riportato da quasi tutti i commentatori, a proposito della residenzialità, mai citata nei punti cui dare risposta entro il 1 febbraio 2017. Solo vi si accenna (in termini corretti) in premessa: the relationship between the capacity of the city, the number of its inhabitants and the number of tourist is out of balance (…) particularly through conversion of residences for tourists accomodation senza darvi alcun seguito. Grave, gravissima mancanza.

In definitiva, un documento carente su temi essenziali, velleitario e largamente inapplicabile. E, ciliegina sulla torta, la ridicola conclusione che se lo Stato Italiano non farà nulla o non abbastanza di quanto gli viene imposto non è che Venezia si troverà nella famigerata danger list (come a questo punto sarebbe stato logico vista l’apparente assertività della Delibera). No… il Comitato “comincerà a prendere in considerazione l’idea”… Insomma un penultimatum, una grida manzoniana, nulla più.

Luigi Brugnaro

Luigi Brugnaro

Osservazioni a margine sulla reazione di Brugnaro. Che fa davvero cascare le braccia. E sì che almeno in premessa c’erano le condizioni per una particolare benevolenza verso eventuali sbroccamenti del Gigio: 1) è umanamente comprensibile  il fastidio per le petulanti nobildonne dai doppi cognomi (non a caso invise anche ai suoi due predecessori) che stanno dietro a questo pronunciamento; 2) alla luce delle fortissime perplessità appena esposte sulla qualità della produzione del Committee, oggettivamente viene la tentazione di mandare al diavolo questi burocrati inconcludenti. Nonostante ogni possibile attenuante però l’uscita del Sindaco è stata desolante. Per due motivi, entrambi solidissimi:

  • l’insensato richiamo alla questione dei soldi, sinistramente analogo al fora i schei rivolto a Elton John un anno fa. È certamente anche una questione di risorse (che peraltro non solo è incongruo chiedere all’UNESCO ma anche ingeneroso visto il ruolo svolto da questo in passato) ma prima ancora di parlare di soldi è indispensabile capire per esempio che il turismo va sfruttato (es. con Pass4Venice) per la città senza esserne divorati, che Venezia senza residenti perde l’anima. Avere idee, strategie e su queste confrontarsi. Da un anno invece il refrain, ossessivo e monotonamente ripetitivo, è i schei.. Insomma, Brugnaro sembra essere lontano anni luce dalla reale percezione del rischio mortale in cui si trova Venezia.
  • la sconcertante dimostrazione di incapacità di sfruttare la grande opportunità che la mossa dell’UNESCO gli forniva. Cogliere cioè la visibilità mediatica, giocare sulla messa in mora dello Stato Italiano, approfittarne per riportare all’ordine del giorno il tema Venezia, riproporre il tema Legge Speciale, magari rispondere all’UNESCO nel merito mettendo in evidenza le molte incongruenze della Delibera ma anche cogliendone il sacrosanto grido di allarme. Nulla di tutto questo. Solo una reazione ruvida e superficiale con l’aggravante peraltro di non essere nemmeno parte in causa perché il richiamo del Committee è rivolto allo Stato Italiano, non al Sindaco di Venezia! Francamente, è inspiegabile che il Nostro, così istrione, così umanamente debordante e generoso, dimostri in politica l’assoluta mancanza dei classici do schei de mona in scarsea

Chiosa finale: si diceva che l’interlocutore è appunto lo Stato Italiano. In ispecie il Governo, che si ritrova tra la mani una gatta da pelare non da poco. Mi immagino lo stupefatta costernazione dei funzionari ministeriali che devono rispondere ad imposizioni inapplicabili o inconsistenti. D’altra parte l’Italia non può permettersi l’onta della danger list.

Vedremo come va a finire. La mia previsione è che l’Italia invierà all’UNESCO una risposta del tipo “asino chi legge” a fine gennaio 2017. L’UNESCO farà finta di essere soddisfatto e non si parlerà più  di danger list per qualche anno. E sarà un’occasione persa.

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana ed è collaboratore della rivista Esodo.
  • Giampietro Pizzo

    Caro Colovini, io credo che il documento Unesco abbia un indubbio merito: apre a un dibattito più ampio sui destini di Venezia. Vi è un chiaro j’accuse su come questa città è stata governata sia a Roma che a Ca’ Farsetti negli ultimi trent’anni. Non spetta all’Unesco entrare nel merito delle soluzioni strategiche e tecniche, il suo compito è necessariamente quello di suonare un campanello d’allarme, un allarme che credo sia più che fondato. Concordo naturalmente sull’ennesima caduta di stile e sulla rozzezza politica del Sindaco, che, ancora una volta, viene meno al ruolo politico e simbolico di primo cittadino. Non credo che questo documento si tradurrà in una bolla di sapone: la gravità della situazione e i temi sollevati (bene o male, poco importante in questa fase) sono tali che neanche Don Abbondio potrebbe far finta di niente. Il Governo dovrà farsi carico del tema. Due sono le conseguenze rilevanti dell’intervento Unesco: sarà internazionalmente chiaro il livello gravemente insufficiente della governance locale e della cosiddetta classe politica cittadina; invita la parte viva della città, le tante associazioni civiche a mobilitarsi unite per un riscatto culturale e politico della comunità veneziana. Soprattutto se quest’ultimo fronte dovremmo sentirci tutti stimolati. Grazie. Giampietro Pizzo

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