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Quando, in cerca di emozioni, ascolto You’ll Never Walk Alone penso che, anche se il testo nasce prima di essere adottato dai tifosi del Liverpool, mi piacerebbe tanto poter vivere in quella città, anche solo per cantare dentro Anfield le parole che di seguito trascrivo e che, a mio avviso, ben si adattano allo stato d’animo di chi, in questi giorni, sta semplicemente imparando a conoscere aspetti più o meno nuovi sull’Europa:

“Quando passi attraverso una tempesta, tieni la testa alta e non aver paura del buio.
Alla fine di una tempesta c’è un cielo d’oro e la dolce canzone d’argento di un’allodola
cammina attraverso il vento, continua a camminare sotto la pioggia, sebbene i tuoi sogni vengano lanciati e fatti saltare cammina, continua con speranza nel tuo cuore e non camminerai mai da solo…”
E’ il caso di ascoltare e riascoltare questa canzone, in un momento in cui gli sport nazionali sono nell’ordine: sparare sulla croce rossa (l’Europa), fare, (neppure giocare a fare), i Commissari (tecnici), sostenendo: “Io avrei fatto”, “Se fossi stato…”, “Sono tutti incapaci tranne…”, salvo sommessamente dimenticare che, anche davanti ad avvisaglie ben chiare, non più tardi del fine settimana del 7-8 marzo scorso, continuavano a dire: “è solo un’influenza”, però, nel dubbio, prendo un treno e torno a casa.

Il contesto nel quale in questi giorni ci troviamo tutti a lavorare e alcuni di noi ad operare nel vero senso della parola, è straordinario, eccezionale e urgente, proprio quello che la Costituzione Italiana richiede per poter ricorrere allo strumento del Decreto Legge. Mi sembra, quindi, possibile invidiare chi, anche in un situazione simile, viva di così ben salde certezze.

Personalmente, disorientato da tutto quello che sta accadendo, mi limiterò, per il momento, ad elencare 7 aspetti che sto imparando dell’Europa intesa come Unione Europea in questo frangente storico, anche per tentare di riordinare, per quanto possibile, le idee fino ad oggi confuse (credo di essere in buona compagnia).

  1. Che l’Unione Europea non si è dimostrata all’altezza di affrontare insieme questa emergenza da un punto di vista sanitario. E, se è vero che l’assistenza sanitaria è prerogativa degli Stati membri, l’art. 168 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, prevede che sia proprio quest’ultima a dover completare le politiche nazionali per l’eliminazione delle fonti di pericolo per la salute. Su questo, così come su un maggior raccordo e collaborazione in ambito farmaceutico, occorre fare senz’altro di più, come ha evidenziato anche Alessandro Chiesi sul Corriere Economia del 30 marzo.
  2. Che esistono almeno tre differenti approcci politici all’Unione Europea.
  3. Che uno è quello dichiaratamente nazionalista alla Boris Johnson per intenderci, che seppur non fa più parte dell’Unione, ha ben attecchito nel Continente, ad esempio dalle parti dell’Ungheria del solito Orban (sì il solito Orban).
  4. Che un altro tipo di approccio, è quello intergovernativo, su cui ci eravamo per la verità già interrogati su questo giornale. In pratica, dalle parti del nord e in una parte dell’apparato amministrativo dell’Unione, si ritiene che gli unici soggetti titolati a guidare l’auto con targa UE siano gli Stati. I buoni e cari vecchi Stati, con la loro natura duale naturale e innaturale che non li fa mai morire o sospendere e che in questo momento, stanno ritrovando il loro momento di miope gloria su quel dimenticato approccio multilaterale.
  5. Che esiste, ma al momento manca di voce, anche l’approccio sovranazionale. E’ la voce flebile di quegli Stati (Italia in testa) che in questo momento chiedono aiuto e che in periodi normali viene continuamente ignorata, perché pregiudizialmente ritenuto un rantolo inaffidabile e poco serio.
  6. Che, alle spalle di questi approcci, si collocano ragioni storiche, politiche, persino religiose (mentalità calvinista Vs mentalità cattolica che portano la parola tedesca shuld a significare colpa e debito allo stesso modo). Si tratta, però, di approcci difficilmente riassumibili con gli slogan di Lagarde (poi si è corretta e di soldi l’unione ne ha messi con buona pace di quelli che: “l’Europa non fa niente”), né con quelli sovranisti (Salvini e Meloni in Italia: UE brutta sporca e cattiva), ma solo con argomenti seri (Draghi) e, forse, capacità di mediazione (Il Conte Zio) con cui far valere alcune buone ragioni da parte di chi (almeno l’Italia), da troppo tempo non vuole, nell’ordine: rivedere la spesa pubblica (in cui si colloca il pasticcio Alitalia), azzerare quota 100 e reddito di cittadinanza (per me due sciagure) e fare una lotta serrata all’evasione fiscale.
  7. Che l’idea di uscire dall’Euro sarebbe un folle azzardo perché porterebbe a una svalutazione della lira superiore al 100% e a una inflazione simile a quella del modello argentino. Qualsiasi presunto vantaggio sulle esportazioni, sarebbe prontamente bloccato dagli altri Stati attraverso i dazi e il risparmio privato in titoli di stato subirebbe un tracollo, per non parlare delle tanto amate pensioni che si svaluterebbero.
  8. Che mentre in Europa si affronta il virus con tutti gli sforzi necessari, solo per fare due esempi, in Russia Putin, grazie a una legge da poco varata potrà restare al potere fino al 2036, in Israele il processo per corruzione a Neteanyahu viene sospeso causa Covid-19 e il Presidente del Parlamento sospende i lavori di molte commissioni. Tutto rigorosamente a causa del virus.
  9. Che l’idea di alcuni europei, di rispondere a problemi comuni (epidemia) con risorse comuni (chiamiamoli Covid bond o in altro modo) sia ragionevole al netto degli scheletri nell’armadio presenti al sud (i troppi debiti), come al nord Europa (le vergognose forme di concorrenza economica sleale), per iniziare a disegnare, nel reciproco interesse generale, il futuro dei prossimi 50 anni europei nel solco di quanto fatto nel secondo dopo guerra dai Paesi Fondatori non è così folle.
  10. Che tornano attuali le parole di River Phoenix quando diceva: “Corri in soccorso degli altri con amore e la pace seguirà”. Del resto cosa di diverso stanno facendo tutti gli operatori sanitari in Italia, nonché nel resto dell’Europa, se non questo.

E’ per questo e per tutto quello che continuerò a imparare che continuerò ostinatamente a pensare che i cittadini europei non lasceranno mai camminare da sola l’Europa.

Nasce a Bassano del Grappa nel 1980, cresce a Venezia e si laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Ferrara con una tesi in Diritto Costituzionale seguita da Roberto Bin e Giuditta Brunelli. Nel corso dell’Università studia materie giuridiche presso la facoltà di legge del King’s College di Londra.
Nel 2007 consegue il Master in Istituzioni parlamentari europee e storia costituzionale, diretto da Fulco Lanchester presso l’Università “La Sapienza” di Roma, con una tesi finale su: Elezioni primarie tra esperimenti e realtà consolidate seguita da Stefano Ceccanti.
Oggi vive a Milano dove lavora come avvocato.