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Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo contributo di ANDREA GUSSO di GARANZIA CIVICA

Da qualche mese una parola inglese rimbalza più di altre tra le pagine dei giornali e nei commenti in TV: smart-working, lavoro intelligente. Una forma contrattuale innovativa del rapporto professionale introdotta nei paesi anglosassoni, a partire dalla metà del decennio del nuovo secolo, per aumentare la flessibilità nel mercato del lavoro migliorandone il livello di produttività. In Italia è stata adottata a livello normativo con la formula di “lavoro agile” dapprima, limitatamente alla pubblica amministrazione, nel “Decreto Madia” con l’obiettivo precipuo di promuovere la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e finalmente in modo esteso e organico con il decreto n.81 del 22 maggio 2017.

La decretazione di urgenza per il contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da CoViD-19 ha individuato nello smart-working  un ruolo strategico e ne ha significativamente incentivato il ricorso assieme ad assimilate forme di “attività formative a distanza” per le scuole di ogni ordine e grado. Le tecnologie che rendono possibile il lavoro e l’attività didattica da remoto presuppongono l’impiego di uno o più device (notebook, smartphone o tablet) e la connessione alla rete internet, a carico dell’azienda o … della smart-city (città agile)! Quest’ultima, già da alcuni anni, non dovrebbe costituire un corollario, bensì un must (dovere), un impegno da mettere al centro dell’agenda politica di chi sceglie di guidare e governare il Paese o una piccola città. Rappresenta il nostro futuro, oltreché una scelta strategica alla quale le amministrazioni, voraci di idee e proposte, dovrebbero ambire e in seguito perseguire.

Non è questo un aspetto legato solo alla professione, ma pure alla formazione. La Legge n. 296 del 2006 prevede l’obbligo della frequentazione scolastica per almeno dieci anni. Diritto-dovere degli studenti, il cui esercizio fa carico ai genitori, tanto che la sua inosservanza è sanzionata penalmente. Le istituzioni devono provvedere invece alla realizzazione di infrastrutture, ad esempio la costruzione di scuole e la loro manutenzione. Ciò in ossequio all’art. 34 della Costituzione Italiana che garantisce la gratuità del servizio da parte dei cittadini.

La pandemia CoViD-19, e le conseguenti misure di contenimento adottate dal Governo, hanno costretto la Scuola a modificare radicalmente il modulo didattico intraprendendo un percorso a distanza (DaD) tra docenti e alunni. Per affrontare questa nuova esperienza è necessario che gli studenti siano muniti di specifici strumenti (personal computer, tablet, ecc.), che i Dirigenti Scolastici, grazie anche allo stanziamento di fondi dedicati da parte del Governo, hanno provveduto a consegnare in comodato d’uso gratuito agli studenti che presentassero richiesta. Le famiglie non sono tenute ad avere il collegamento a internet che, conseguentemente, non deve tradursi in un ulteriore balzello a loro carico: analogo discorso vale per i docenti, a seguito delle nuove modalità di svolgimento della loro professione introdotte per l’emergenza.

Ecco l’importanza della smart-city!

E’ necessaria una copertura sufficiente e capillare del segnale, se non con il cablaggio delle abitazioni almeno con una distribuzione omogenea degli hot-spot nei centri urbani. Questa la sfida, questo il salto culturale e tecnologico atteso ormai da anni e che deve mettere in conto lo scontro con gli interessi economici delle compagnie telefoniche e prevedere la gratuità del servizio per i residenti, magari per alcuni servizi essenziali. Molti vedono lo smart-working come la panacea per salvaguardare il posto di lavoro, ma quanti amministratori hanno davvero reso effettivamente operativa, proficua per datori di lavoro e dipendenti, questa nuova modalità di svolgimento del lavoro dipendente cui ha costretto tutti l’emergenza sanitaria?

Venendo alla situazione veneziana, qualche giorno fa, un quotidiano locale ha messo in luce la potenzialità della banda larga presente a Venezia e gestita dalla società Venis, controllata dal Comune. La banda larga può essere pensata come un’autostrada ricca di corsie sulla quale viaggiano una infinità di automobili. Queste rappresentano i dati, che vengono resi disponibili a coloro che hanno predisposto, a loro spese, una stradina (cablaggio) che collega l’autostrada all’abitazione e quindi a un device.

E qui sta l’inghippo. Non tutti possiedono la rete oppure, quando presente, non è “aggiornata” o compatibile. E’ come se le auto (dati), uscendo dall’autostrada per precorrere una via laterale (rete domestica) trovassero un solo casello, una strozzatura che genera coda, incolonnamento, rallentamento alla prosecuzione del viaggio (al trasferimento dei dati). La banda larga può alimentare anche dei ripetitori pubblici (hot-spot) che rilanciano il segnale in modalità wi-fi (senza fili). Questi vanno manutenuti, aggiornati, sostituiti, potenziati. Certamente non abbandonati. Nel 2009 era stato inaugurato il servizio gratuito wi-fi di Cittadinanza Digitale, ma già sei anni dopo la gestione mostrava un evidente affanno: gli hot-spot distribuiti lungo le spiagge del Lido erano fuori servizio. Le motivazioni si possono recuperare cliccando sul link che segue: https://garanziacivica.wordpress.com/2015/03/11/wi-fi-al-lido/

A Venis vorremo chiedere quanti dei 200 ripetitori sparsi nel Comune sono ancora funzionanti. E se è previsto un piano di manutenzione per garantire il segnale a chi non possiede una linea fissa. Quanti degli 80 milioni di euro messi a disposizione a livello nazionale da Enel Open Fiber e Flashfiber, sono stati investiti per la posa della banda larga a Venezia nell’ultimo decennio? Quanto è stato investito per il cablaggio delle utenze domestiche? Per quanto concerne lo smart-working che ha coinvolto 1500 dipendenti comunali, come è stato possibile realizzare in breve tempo la connessione gratuita (?) con le loro abitazioni, a prescindere dal loro comune di residenza? Oppure il lavoro in remoto è stato possibile grazie ai cablaggi privati? E stuzzica la curiosità di conoscere quale sia la situazione in cui si trovano i comuni della Città Metropolitana di Venezia. Da Alessandra Poggiani, Direttore Generale di Venis, vorremo sapere quali aziende (Eni, Enel, Telecom, Umana, …) usufruiscano dei servizi di Venis e se ciò avviene gratuitamente. Inoltre, pare vi sia un programma di estensione della fibra a tutte le zone della città. In che tempi? Alcune risposte aiuterebbero a definire il livello raggiunto dalla Venezia digitale di oggi. Se sia davvero in grado di essere al servizio del cittadino, dal più piccolo (scuola) al più grande (azienda). E’ necessario essere coraggiosi, forse anche un po’ folli, ma è fondamentale avere una visione che vada ben oltre la punta del naso. Al momento siamo solo seriamente preoccupati! E se qualcuno vede la pandemia come un’opportunità di cambiamento, sforziamoci di cogliere le occasioni di miglioramento.