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Sono convinto come Franco Bacciolo della necessità per la nostra città di avere un Palazzetto dello sport di dimensioni europee.

A maggior ragione oggi che il distanziamento fisico – quello sociale sarà meglio lasciarlo agli esperti di psicologia che dovranno occuparsi delle ricadute imposte dal lockdown – imporrà nuove regole per la presenza degli spettatori negli ambienti di grande affollamento.

Credo pure che serva farlo velocemente, per dare alla Reyer, e ai suoi tifosi, un impianto per competere ai massimi livelli.

Proprio per questo bisogna capire che l’area dei Pili presenta invece delle grosse criticità che minano alla base la possibilità di una realizzazione di una struttura di questa qualità e dimensione.

I tempi per la realizzazione in quella sede sarebbero infatti lunghissimi e moltissimi sarebbero gli ostacoli da superare.

Sia nel caso di intervento minimale, cioè di costruzione del solo Palasport con le annesse attività legate alla semplice sostenibilità economica dell’investimento in base alla così detta “Legge stadi“, sia nel caso di valorizzazione completa dell’area serve la variante ai Piano degli Interventi (P.I.) e al Piano Assetto del Territorio (PAT).

Il Piano Guida del Parco di San Giuliano non è lo strumento urbanistico dei Pili, ma lo è invece il combinato disposto del P.I. e del PAT, per la cui modifica i tempi sono gli stessi dell’approvazione del PAT partendo da zero: procedura di ascolto pubblico, adozione, pubblicazione, recepimento osservazioni, accordo con la Regione, approvazione.

Insomma, servirebbero anni solo per modificare le destinazioni urbanistiche.

Per non parlare dei tempi per la bonifica, dove ad oggi si è ancora al punto in cui non si sa chi debba pagare, nonostante la sentenza del TAR (c’è poi sempre il Consiglio di Stato).

Vi è inoltre il problema ambientale e paesaggistico che prevede una serie di pareri complessi, lenti e dall’esito tutt’altro che scontato, essendo l’area all’interno dei 300 metri dalla conterminazione lagunare.

L’alternativa è quella di prendere in considerazione il Quadrante di Tessera. Anche se “il mitico” Stadio Nuovo non si dovesse più realizzare per le ragioni esposte nell’articolo di Franco Bacciolo.

Quell’area infatti non solo non ha bisogno di alcuna variante urbanistica né di bonifiche, ma il PAT ne prevede esplicitamente la destinazione ad impianti sportivi e attività collegate.

Area già collegata con la bretella autostradale, vicinissima all’aeroporto che sarà servita dalla tratta ferroviaria specificamente destinata al Marco Polo.

Senza considerare che l’operazione comporterebbe un aumento di valore a favore del cittadino Brugnaro, proprietario dell’area, di circa 200 milioni di euro, attraverso una variante da votare in Consiglio comunale con Brugnaro nelle vesti di Sindaco (se sarà riconfermato).

Dal punto di vista generale inoltre la previsione dei Pili, al contrario del PAT, prefigurerebbe un nuovo addensamento urbanistico e turistico (pensiamo solo all’uso degli spazi destinati al parcheggio) con ricadute gravi sull’ulteriore intasamento dell’asse Ponte della Libertà, Piazzale Roma.

L’opposto di ciò di cui la città ha bisogno proprio adesso che l’epidemia ha messo in luce la possibilità di intervenire intelligentemente sul ridisegno complessivo dell’uso della città.

 

Veneziano, con i piedi nell’acqua, dalla nascita (1948). Già Amministratore Delegato di una Joint Venture italo-tedesca di accessori tessili con sede a Torino. Esperienze di pubblico amministratore nei lustri passati. Per lunghissimi anni presidente del Centro Universitario Sportivo di Venezia (CUS Venezia)