By

“L’inadeguatezza dell’agenda Unesco per Venezia è frutto di una evidente contraddizione: il sito storico – l’urbs medioevale – si conserva più facilmente se nulla cambia, ma se nulla cambia, se la civitas non vive con il porto e l’aeroporto a servizio dell’intero Nordest, con la manifattura e la logistica di Marghera rimesse al centro delle catene logistiche globali , con la Città storica che su queste basi consolida funzioni terziarie, direzionali, culturali, di formazione e di ricerca proprie dell’economia (della conoscenza) di una città capitale ( oggi da articolare a vantaggio del Nordest anche su Padova e Treviso), non resta che il turismo, nelle quantità e qualità distruttive che l’ Unesco paradossalmente al tempo stesso denuncia e incentiva. A questo punto se l’iscrizione nella black list disincentivasse l’eccesso di turismo potrebbe addirittura venir salutata con favore.”

Con queste parole Paolo Costa definiva l’insensatezza dell’atteggiamento iper-conservativo dell’Unesco a cui molto pavidamente si è convertito il Governo italiano per sostenere una decisione che ha aperto una ferita profonda nel tessuto economico e produttivo della città: la decisione di escludere, in assenza di qualsiasi alternativa pronta e praticabile – che era stata già individuata nel Comitatone del 2017 – ogni transito alle navi superiori alle 25Mila tonnellate dal Bacino di San Marco e dal Canale della Giudecca.

Aggiungendo un carico da 11: la determinazione di conferire a questi due siti la caratteristica di “monumento nazionale” che provocherà l’ennesimo groviglio burocratico-amministrativo con la conseguenza che bisognerà sottoporre, d’ora in avanti, a valutazione di impatto ambientale anche la manutenzione dei canali lagunari esistenti, e persino i pontili di attracco (di ogni genere, inclusi quelli delle gondole!) che si affacciano in quei due tratti di “mare”.

Se parto da qui è solo per ricordare che ben più serio e ben più pesante è l’impatto del deficit di “vitalità socioeconomica” della città, anch’esso rientra negli obiettivi dell’Unesco al pari dell’impatto “estetico” delle Grandi Navi, e che è parte fondante della Legge 171/1973: mai abrogata!

Art. 1.

La salvaguardia di Venezia e della sua laguna è dichiarata problema di preminente interesse nazionale.

La Repubblica garantisce la salvaguardia dell’ambiente paesistico, storico, archeologico ed artistico della città di Venezia e della sua laguna, ne tutela l’equilibrio idraulico, ne preserva l’ambiente dall’inquinamento   atmosferico e delle acque e ne assicura la vitalità socioeconomica nel quadro dello sviluppo generale e dello assetto territoriale della Regione.

Al perseguimento delle predette finalità concorrono, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, lo Stato, la Regione e gli Enti locali.

Solo che su questo l’Unesco non è stata altrettanto “severa” né tantomeno pressante: sono anni che ne parla, ne parla, ne parla. Al pari della politica.

Eppure, magari provando ad affrontare in modo radicale uno dei temi scottanti che incide sulla quantità e sulla qualità dei residenti della città storica, qualcosa si potrebbe fare.

Ci sono fior fiore di studi a livello universitario, quantità di indagini puntuali e precise promosse da organismi privati (Carrera e FaiAirBnb) e associazioni (Ocio) che fotografano la situazione della disponibilità delle abitazioni ad uso residenziale della Città.

L’applicazione della Legislazione Regionale (L.R. n. 33/2002 -L.R. n. 11/2013 –L.R. N.23/2019) che introduce indiscriminatamente il concetto di “Locazione turistica” su tutto il territorio regionale, non considerando le ricadute che questo provvedimento avrebbe avuto sui Centri storici delle sue città – non si valuta infatti la differenza fra il litorale di Jesolo, i Colli Euganei per fare un esempio, dove pullulano le seconde case, le case vacanze e/o le case abbandonate e la realtà di Venezia, Verona – meno Padova e Treviso, quasi niente Vicenza – dove la pressione turistica è massificante.

Non si scappa: i dati parlano chiaro.

Qui a Venezia, in periodo pre-pandemico – ma in assenza di contromisure, la situazione è destinata a rigenerarsi rapidamente – 8.907 sono stati gli annunci registrati su Airbnb

Trequarti dei quali consistevano in una intera casa o appartamento.

14% crescita rispetto all’anno/mese precedente.

5% di host primi per numero di annunci possiede il 30% del numero totale di annunci.

5% di host primi per entrate stimate accumula il 35% del flusso di entrate totali.

27% degli host è non commerciale

20% possiede la proprietà offerta e realizza solo 4% delle entrate totali generate dagli elenchi delle piattaforme

76% del totale è situato nella Città Storica dove si stima il 12% delle unità abitative sia è offerto su Airbnb con occupazione di più di 60 notti/anno.

Questo significa che 3.338 alloggi nella Città Storica sono rimossi dal mercato residenziale

E allora bisogna domandarsi se si vuole incidere su questo e provare a cambiare verso o se ci si deve accontentare di aver tagliato 5.000 posti di lavoro legati all’economia delle Grandi Navi, in contropartita di una vittoria su base ideologica.

Anche perché lo stesso problema della pressione dell’overtourism lo devono affrontare molte altre “capitali” del turismo mondiale.

E le decisioni le hanno adottate attraverso interventi tutti destinati a limitare e a controllare le affittanze turistiche.

Anche qui da noi sarebbe possibile agire su più leve per incidere sul patrimonio residenziale sia privato che pubblico.

Si sta lavorando attorno a questo, con le prime idee.

E’ necessario partire da una legge Regionale di regolamentazione degli alloggi turistici che contempli il rilascio del numero identificativo dell’alloggio turistico, solo se l’alloggio soddisfa i criteri (per zone, per tipologie, per proprietari, ecc.) che il Comune può definire, nell’ambito della propria pianificazione urbanistica, adottando e definendo:

  • Numero contingentato di alloggi turistici in relazione al numero dei residenti, con percentuali differenti tra zone del centro storico e della terraferma;
  • Alloggio turistico in forma non imprenditoriale solo a persone fisiche, proprietarie dell’immobile da almeno 5 anni (a meno che non sia stato ereditato); –
  • Un solo alloggio turistico per proprietario, residente nel comune di Venezia; –
  • Multa pari all’importo di due anni dell’affitto praticato, in caso di esercizio dell’attività di affitto turistico priva del numero identificativo che costituisce autorizzazione; –
  • Fiscalizzazione agevolata, come prima casa, per alloggi turistici, che vengono reimmessi nel mercato residenziale stabile con contratti di affitto per una durata uguale o superiore a 4 anni

Contestualmente bisogna agire sul patrimonio pubblico attraverso

  • Gestione competente, accurata, efficiente e manageriale del patrimonio pubblico
  • Utilizzo ogni livello di finanziamento europeo, nazionale, regionale, comunale e strumenti finanziari;
  • Modifica dei meccanismi di accesso all’alloggio pubblico.
  • Efficientamento energetico e sostenibile degli immobili.

Un intervento certamente radicale ma proporzionato alla gravità del problema, con i numeri che sono lì a dimostrarne l’urgenza.

La Venezia degli anni 2000 avrebbe davanti a sé alcune importanti sfide da affrontare (la salvaguardia ambientale, la riconversione in chiave di sostenibilità di tutto Porto Marghera) e molte importanti opportunità da sfruttare (la cultura come volano di produzione, in primis), ma senza abitanti ogni sforzo sarebbe vano per cui ogni azione deve essere prioritariamente concentrata su questo obiettivo.

Ancora una volta si tratta di volontà politica e di capacità di assumersi le responsabilità nei confronti di una intera città e dei suoi residenti che non possono rimanere confinati in una dimensione economica di pura rendita (turistica).

La Serenissima ha terminato di esistere prima ancora che Napoleone marciasse sull’Italia e firmasse il trattato di Campoformido proprio perché aveva rinunciato a generare economia produttiva e si era rinchiusa in sé stessa lucrando sulle enormi rendite fondiarie che aveva accumulato negli ultimi secoli:

“ma non è detto che la storia si debba ripetere e in alcuni casi – questo – serve per rigirarla in positivo e cambiare ‘verso’ ”

Veneziano, con i piedi nell’acqua, dalla nascita (1948). Già Amministratore Delegato di una Joint Venture italo-tedesca di accessori tessili con sede a Torino. Esperienze di pubblico amministratore nei lustri passati. Per lunghissimi anni presidente del Centro Universitario Sportivo di Venezia (CUS Venezia)