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Da giorni i giornali locali riportano diffusamente delle vivaci reazioni di Comune ed associazioni cittadine in merito al cosiddetto scippo dell’Arsenale. Cerchiamo di capirci qualcosa. Vediamo, in breve, i fatti:

  • l’intero complesso era stato assegnato a Ca’ Farsetti dal Governo Monti con un emendamento al recente decreto legge sulla spending review;
  • successivamente un altro decreto (che peraltro verteva su tutt’altra materia, ma qui non è rilevante) del Ministro Passera ritrattava in parte l’assegnazione. L’area dei Bacini e delle Tese (pari a circa il 70% dell’Arsenale nord), già in concessione al Magistrato alle Acque ed al Consorzio Venezia Nuova per la manutenzione delle dighe del Mose, sarebbe rimasta di proprietà del Demanio;
  • il tutto per un parere dell’Avvocatura di Stato secondo la quale questa parte deve rimanere in titolo allo Stato essendo l’area stessa affidata in concessione al Consorzio, che è tramite del Magistrato alle Acque, a sua volta longa manus del Ministero delle Infrastrutture e quindi dello Stato stesso;
  • lo stesso Orsoni peraltro dichiarava che “.. avevamo affrontato nelle scorse settimane il tema con il Consorzio Venezia Nuova, che fin all’inizio aveva manifestato preoccupazioni sulla sua permanenza. Io avevo tuttavia dato la massima disponibilità del Comune, con la garanzia che non sarebbe cambiato nulla”. (Gazzettino del 12 ottobre)

Ricapitolando: l’area contesa è oggi proprietà dello Stato ed è destinata ai lavori per la costruzione del MOSE (e in futuro alla manutenzione ordinaria dello stesso). Per Passera deve in futuro rimanere dello Stato e mantenere la stessa funzione. Per Orsoni, deve passare al Comune ma continuare comunque ad essere destinata al MOSE. Aggiungo che la concessione in essere al Consorzio è di lunga durata e quindi neppure quella è in discussione. In sintesi, parrebbe che l’unica differenza di sostanza sia che al Comune viene meno l’entrata derivante dall’esazione del canone di concessione.

Giova sottolineare che non è in discussione la cessione del resto del complesso (la parte residua dell’Arsenale Nord e tutto l’Arsenale Sud), che non verrebbe pregiudicata la piena percorribilità acquea dello spazio ne’ l’insediamento di Thetis e CNR e le altre attività. Lo stesso Presidente di Arsenale SpA Roberto D’Agostino ricorda correttamente che da sempre lo sviluppo progettuale del complesso pensato da Arsenale SpA stessa (emanazione del Comune!)  prevede (cito letteralmente) sia le attività svolte dalla Biennale, sia quelle legate alla salvaguardia della laguna svolta dal Consorzio, sia quelle di ricerca (…) sia l’insediamento della scuola di Alti Studi Militari, sia le attività più estemporanee come mostre, eventi, Coppa America, Symposium. http://ricerca.gelocal.it/nuovavenezia/archivio/nuovavenezia/2012/10/24/NZ_46_01.html?ref=search.

Ma allora? Dove sta la tragedia? In cosa consiste lo scippo? Che senso hanno la mobilitazione, gli appelli, lo sdegno dei comitati? Lo chiedo, sommessamente, ai vari 40X, Venessia.com, NO Grandi Navi, Associazione El Felze, Coordinamento Io Decido, Venezia In Comune, Italia Nostra che tanto gridano allo scandalo.. di che cosa stiamo parlando?

Lo sdegno dei Comitati

Lo sdegno dei Comitati

Much ado about nothing, tanto rumore per nulla, recita Shakespeare..

A meno che la vera posta in gioco sia tutt’altra, ovvero mettersi di traverso, ancora una volta al MOSE. La presa in possesso da parte del Comune sia cioè pensata da molti come il primo atto di una strategia tesa allo sfratto (assai complicato per la verità) della manutenzione del MOSE. Non è così fuori dalla realtà: Cacciari, all’epoca, aveva esplicitamente sostenuto questa ipotesi ai tempi dei furori anti MOSE e la storia ed i profili identitari di molti dei comitati sopra citati indurrebbero per la verità a pensarlo. Se questo è il vero disegno, dico qui ed ora che lo trovo semplicemente folle: gestire l’esercizio del MOSE in Arsenale, oltre ad essere la soluzione logisticamente più naturale (come ovvio) comporterà posti di lavoro, indotto e un’attività paraproduttiva importante e pregiata in Centro Storico, peraltro del tutto in linea con la vocazione industriale (proprio così: industriale…) del mitico Arzanà de viniziani. Questo si, sarebbe rendere omaggi ai nostri illustri antenati. Che l’Arzanà sia un luogo produttivo ed aperto al contemporaneo, altro che museo o finti laboratori artigiani che scimmiottano lo squerariol, il fonditore, il velaio e quant’altro a beneficio dei turisti.

Nato a Venezia, vi ha sempre risieduto. Sposato con una veneziana, ha due figli gemelli. Ingegnere elettrotecnico, all’Enel dal 1987, è stato Responsabile della Zona di Venezia. Attualmente lavora come International Business Development Manager, sempre per l’Enel, lavoro che lo porta a passare molto tempo all’estero. È stato presidente del Comitato Venezia Città Metropolitana ed è collaboratore della rivista Esodo.