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15 Gennaio 2026Una sala gremita, e la presenza di autorevoli costituzionalisti come Stefano Ceccanti, (costituzionalista ed ex parlamentare del PD), Carlo Fusaro, il presidente emerito della Corte Costituzionale Augusto Barbera (ex parlamentare PCI e poi PDS): ed altri esponenti della cultura giuridica e della politica che potete individuare nel manifesto sull’evento La Sinistra che vota sì, svoltosi a Firenze il 12 gennaio.
Gli interventi si possono ascoltare su Radio Radicale https://stefanoceccanti.us17.list-manage.com/track/click?u=4a0f6a739951cd8f1854e3956&id=405302b2cd&e=5e842ddc9f. Altri articoli esplicativi della scelta si trovano sul sito dell’associazione LibertàEguale, tra cui https://www.libertaeguale.it/col-si-alla-separazione-delle-carriere-approviamo-una-riforma-liberale/ di Augusto Barbera, 13.01.26.
“Oggi tutti concordano sul fatto che ciò che caratterizza il giudice (colui che dichiara il diritto, colui che risolve controversie civili o decide della responsabilità penale delle persone, infliggendo le eventuali sanzioni; il termine proviene dal latino ius-dicere) è la sua terzietà, cioè il fatto che, individuale o collegiale che sia, chi giudica nulla ha (può avere) a che vedere con chi agisce in giudizio, con chi è parte nel giudizio, con chi accusa, con chi si difende. Il giudice, vincolato solo alla legge, deve essere passivo: non a lui spetta promuovere l’azione (farlo sarebbe per definizione in contraddizione con la terzietà). Egli dev’essere ed apparire terzo, per l’ovvia ragione che nessuno accetterebbe le sue decisioni se non lo considerasse equidistante da entrambe le parti (pubbliche o private che siano)”. Da “Vademecum per il SI alla separazione delle carriere”, Presentazione di Enrico Morando, LibertàEguale 9.12.25.
Nel nostro Paese la notizia di un avviso di garanzia viene visto come una condanna, anche per la diseducazione – spesso interessata – favorita dai mezzi di comunicazione; la divisione dei ruoli tra i magistrati, la distinzione cioè tra chi istruisce e chi giudica rispecchia la divisione tra le varie fasi del processo giudiziario. Questa distinzione tra i ruoli giudiziari dovrebbe contribuire all’educazione del cittadino, affinchè distingua l’operato del magistrato requirente, quando cioè nessun giudizio è stato emesso e vale per l’imputato la presunzione di innocenza, da quello del giudice che emette il verdetto.
Nessun attacco all’indipendenza dell’ordine giudiziario, la cui indipendenza, come ribadito da Augusto Barbera, è sancita dall’articolo 104.1 della Costituzione, così come modificato: “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere ed è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente”.
Le contrapposizioni a favore o contro la nuova legge, come al solito, vengono esasperate ai fini del referendum. Si presti attenzione ai manifesti pubblicitari per il NO, numerosi nella stazioni ferroviarie “Vorreste giudici che dipendono dalla politica?”, allarmistico e fuorviante rispetto al merito della riforma (tra l’altro oggetto di esposto da parte del presidente di uno dei comitati per il Sì, Il “Comitato Pannella Sciascia Tortora” ai sensi dell’art. 656cp per notizie esagerate, false o tendenziose. Da IL Dubbio del 15.01.26). Oppure si tenta di trasformare il referendum in un giudizio pro o contro il governo, o la premier. Si sprecano sui social frasi rivolte ai sostenitori del sì a sinistra del tipo “”traditori”, “fate un favore alla Meloni”, “allora non siete di sinistra”, e via dicendo. (Si veda anche https://www.libertaeguale.it/la-sinistra-per-il-si-ma-quali-traditori-la-separazione-delle-carriere-e-nostro-patrimonio/ Redazione LibertàEguale, 12.1.2026.)
La ragione di questa iniziativa è quella di rivendicare questa riforma giudiziaria come pienamente appartenente al mondo riformista; una riforma, è stato ribadito, che non va lasciata al centrodestra.
Una riforma come questa, di grande importanza per i cittadini, sarebbe stata meritevole di discussione e di accordo, ricorrendo ai compromessi che qualsiasi democrazia deve affrontare. Una soluzione che fosse frutto di un accordo non è stata cercata né da una parte né dall’altra. E così facendo non si è reso un buon servizio al Paese.



