
CONO DI LUCE Il lungo viaggio di Slavc con Adam Weymouth
13 Aprile 2026Proposta utopica per il dopo referendum
Chiusa la vicenda del referendum, sarebbe ora di affrontare l’intero problema della lentezza e inefficienza della giustizia italiana, fattore negativo sia per la bassa qualità del servizio al cittadino e l’impresa, sia fattore deviante gli investimenti e che induce a fare impresa in altri paesi.
Ho voluto cercare alcuni dati per capire meglio i problemi della nostra giustizia, capire le cause della sua lentezza partendo da alcuni dati. Per rapidità ho consultato CHAT GPT nella versione meno sofisticata, fruibile dall’uomo della strada a costo zero, quindi più passibile anche di errori. Sono comunque dati a mio avviso significativi.
In Italia una causa civile in 1° grado nel 2024/25 ha una durata media di 4 o 5 anni, una penale da 2 a 2,5 anni, l’amministrativa da 574 giorni. IN Francia Spagna siamo da 3 a 3,5 anni, in Germania 1 -2 anni.
Il penale, sempre in 1° grado, dura in media 130 – 150 giorni. L’amministrativo 574 giorni.
CHAT GPT afferma che in civile, l’Italia è il paese più litigioso d’Europa. Ma è anche quello meno dotato di giudici rispetto al numero di abitanti: 12 ogni 100.000, media EU 17.6.
Il dato sul civile è confermato anche dalla mia esperienza personale. Nella mia oramai lunga esistenza, a 89 anni, quando ero responsabile di organizzazioni commerciali avevo semplicemente qualche problema – per fortuna raro – di recupero crediti da qualche cliente moroso. Ho dovuto sfrattare un inquilino da un ufficio che avevo concesso in locazione, anche perché oltre a non pagare i canoni truffava i clienti, infine ho dovuto avviare una causa condominiale perché mi pioveva in appartamento e il condominio rifiutava un intervento di restauro. Mai avuto problemi penali oltre ad una querela poi archiviata. Questo per dire che il cittadino e l’impresa sono più interessate alla rapidità ed efficienza del civile. Non per sminuire il penale, e il processo Tortora insegna, ma è una tegola che ti casca in testa raramente. Non ne voglio sminuire la portata. È a volte tragico, ma incide assai meno sulla generalità dell’utenza.
Allora vengo alla proposta e mi domando: quali sono le cause della lentezza del civile? Certamente, come evidenziato, la carenza di giudici e, aggiungo, anche di personale ausiliario, dai cancellieri al personale di segreteria, agli ufficiali giudiziari. Non è facile aumentare gli organici, perché i nostri magistrati rispetto al PIL medio pro-capite del paese guadagnano specie a fine carriera molto di più di colleghi di altri paesi, Germania in primis. E non so se si possa magari ridisegnare il loro piano retributivo facendolo scattare per i nuovi assunti e riconoscendo i diritti acquisiti per quelli già esistenti. In un certo modo i piani retributivi anni or sono stati imposti ai professori universitari, ma i magistrati costituiscono una categoria più forte.
Ma, abbiamo anche due elementi a mio avviso negativi: un corpus normativo enorme (Nordio quando non era ministro ma editorialista del Gazzettino scriveva 10 volte la Germania, Il Sole24 Ore 5 volte la Gran Bretagna). Per giunta spesso contradittorio e poco chiaro. E, spero qui di non offendere la categoria, troppi avvocati in Italia se rapportati alla popolazione: circa 1 ogni 240 abitanti, compresi vecchi e bambini, contro 1 a 1.000 della Francia fino a 1 a 3.000 della Svezia. Troppe norme e di incerta interpretazione possono offrire lo spunto per tante iniziative giudiziarie. E i livelli di reddito denunziati spesso lo confermano, tanto da rendere credibile in alcuni casi il detto causa che pende causa che rende.
Mi domando da sempre perché la politica in genere, da destra a sinistra, non sembra percepire questo problema, tra l’altro continuando una cattiva abitudine, quella di credere di risolvere ogni problema sfornando leggi e leggine, magari poi ritardando anche anni prima di far seguire le norme attuative, come è avvenuto per la riduzione delle liste di attesa nella sanità.
Ma, se la classe politica non ci sente da questo lato, posso immaginare che il cittadino e l’impresa siano molto più sensibili. Un leader politico oggi, dopo il referendum, acquisterebbe credo molta popolarità se ponesse ad alta voce questa esigenza, col tentativo di coinvolgere l’intero parlamento. Occorre un Napoleone, magari e mi spiace dirlo, un Mussolini, per rivedere il corpus normativo, fare Testi Unici, tagliare, ridurre, cogliere ed eliminare le contraddizioni, chiarire le norme di incerta interpretazione e magari oggetto di interpretazioni contrastanti non ancora definite dalle Sezioni Unite della Cassazione.
Se per ragioni di bilancio è difficile aumentare gli organici, si cerchi almeno di ridurre i volumi di lavoro, ossia le occasioni di ricorso soprattutto alla giustizia civile.
Mi domando: il fatto di avere poche leggi ma chiare è un principio evidente. Pluralità e incertezza interpretativa alimentano anche la corruzione, secondo quanto non da ieri sosteneva Tacito. Ma non era il primo. Cicerone era d’accordo. Molto prima Platone e poi Aristotele avevano già espresso lo stesso principio: troppe leggi = segno di disordine, non di buon governo. Per arrivare a tempi più vicini a noi, posso citare Montesquieu.
Possibile che solo i politici italiani, tutti e trasversalmente, non lo vogliano ancora capire?
Certo che questo non è l’unico problema della giustizia. Sabino Cassese ha evidenziato anche problemi più banalmente organizzativi. Se in generale gli organici sono carenti, nella geografia dell’Italia vi sono anche esuberi e carenze. Non sono un giurista e posso sbagliarmi, ma più che uno o due CSM a doversi occupare di organici e di organizzazione è il Ministero della Giustizia. CHAT GPT indica gli organici centrali di questo ministero in circa 2.000 addetti. I media italiani hanno precisato che vi lavorano anche circa 200 magistrati, evidentemente fuori ruolo.
Il referendum poneva una questione di principio. E sui principi le battaglie sono sacre anche nel caso riguardassero non poche ma anche una sola persona. Vogliamo ora fare un passo avanti e affrontare gli altri temi che rendono carente la giustizia italiana?
E se i partiti, per loro mestiere, vanno a caccia di consensi, possibile che nessuno percepisca che questa proposta interessa oltre ai singoli cittadini e i titolari d’impresa, le associazioni di categoria come Confindustria, Confcommercio, associazioni degli artigiani, sindacati, ecc.?
Immagine di copertina © Il Sole24ore



