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Questa è l’intervista a Paolo Rosa Salva, che fu l’ideatore di questa manifestazione.
Partiamo dall’inizio: come nasce l’idea della Vogalonga?
Paolo Rosa Salva: L’idea di una grande manifestazione remiera in Laguna nacque il 30 gennaio 1972, sulla piana di Moena, durante la partenza della seconda Marcialonga. Io ero lì per il servizio militare, alla Scuola Alpina della Guardia di Pubblica Sicurezza. Nevicava, c’era silenzio assoluto, e vidi passare – come diremmo a Venezia – una marea di praticanti dello sci di fondo. Rimasi affascinato. Da quella visione nacque l’idea: perché non immaginare qualcosa di simile, ma con le barche a remi in Laguna?
Gli studi e il contesto culturale
Quindi non fu un’illuminazione improvvisa.
Paolo Rosa Salva: No, non fu una “stella cometa”. L’idea maturò anche grazie ai miei studi ambientali. Mi ero laureato in architettura con una specializzazione che oggi definiremmo pianificazione ambientale. Il mio relatore era il professor Giovanni Astengo, presidente dell’Istituto Nazionale di Urbanistica. Nel 1974 la mia tesi divenne una pubblicazione dell’INU: “Trasformazioni ambientali ed alterazioni nella Laguna veneta”. Era un anno prima della prima Vogalonga.
Dalla prima idea alla prima edizione
Tra il 1972 e il 1975 cosa accadde?
Paolo Rosa Salva: Parlai con moltissime persone per capire se fosse possibile organizzare una manifestazione del genere. L’idea non era tanto sportiva: volevo riportare in Laguna chi non ci andava più. Le barche a remi esistevano, ma erano vecchie, malmesse. Così, con un gruppo di amici, ideai la Regata di San Martino, nel novembre 1974, tra Alberoni e Malamocco. Parteciparono dieci barche. All’arrivo c’era anche il direttore del Gazzettino, Lauro Bergamo, e insieme a lui l’idea prese forma.
La nascita del comitato organizzatore
Come si arrivò alla prima Vogalonga?
Paolo Rosa Salva: Si costituì un comitato organizzatore. L’obiettivo era collegare gli ambiti della Laguna che allora apparivano disuniti. Il percorso lo ideai io: Venezia–Burano–Murano passando per Sant’Erasmo, seguendo i canali di navigazione, per un totale di 32 km.
La prima edizione del 1975
La prima Vogalonga era competitiva, giusto?
Paolo Rosa Salva: Sì. C’erano categorie, cronometristi, barche da canottaggio che partivano come missili. Ma era impossibile controllare tutto: uno ignorava le “bricole”, l’altro non andava sempre lungo i canali stabiliti ma tagliava per le secche. Dopo le prime due edizioni si capì che non aveva senso mantenere il taglio competitivo.
Quante imbarcazioni parteciparono alla prima edizione?
Paolo Rosa Salva: Cinquecento.
Il ruolo dei Rosa Salva
L’organizzazione è sempre rimasta in mano ai Rosa Salva?
Paolo Rosa Salva: In parte sì. Nel primo comitato c’erano mio padre Giuseppe, mio zio Antonio, mio cugino Ermenegildo (Lallo) e io. Eravamo numerosi, e qualcuno riassunse tutto come “i Rosa Salva”. Ma va detto che il Gazzettino ebbe un ruolo fondamentale, soprattutto con la campagna contro il moto ondoso.
Tu sei rimasto nel comitato per 6–7 anni. Perché te ne sei andato?
Paolo Rosa Salva: Per divergenze di visione. Io vedevo già allora che la manifestazione sarebbe diventata internazionale, dominata da canottaggio e canoa. Altri non condividevano questa prospettiva.
Dalla venezianità all’internazionalizzazione
Negli anni ’80 la partecipazione veneziana era molto alta. Oggi sembra più internazionale.
Paolo Rosa Salva: È così. Arrivano da tutta Europa, dagli Stati Uniti, perfino dall’Australia. A Los Angeles, a Naples Island, ci sono 100 gondolieri, 100 imbarcazioni più o meno definibili gondole. L’internazionalizzazione ha trasformato la manifestazione.
E questo ha spostato l’attenzione dai temi ambientali a un carattere più turistico?
Paolo Rosa Salva: Sì. La Vogalonga ha avuto una progressiva trasformazione coerente con la modificazione della città. Agli inizi la Vogalonga rappresentò il passaggio ad una “manifestazione propositiva” che promuoveva un uso della Laguna nel suo complesso. Precedentemente c’ erano state “manifestazioni oppositive” a diversi interventi e progetti ed interventi in Laguna. Nel tempo Venezia è diventata sempre più una città a uso turistico, e la Vogalonga ne riflette l’evoluzione.
Tipologie di imbarcazioni e partecipazione
Anche la composizione degli equipaggi è cambiata?
Paolo Rosa Salva: Sì, oggi sono spesso misti. E le barche alla veneta sono minoritarie rispetto a quelle di voga all’inglese: canoe, kayak, scafi da canottaggio olimpico.
Il futuro della Vogalonga
Come vedi il futuro della manifestazione?
Paolo Rosa Salva: Continuerà così com’è. Finché c’è un comitato che la organizza, la Vogalonga avrà vita lunga. Non c’è numero chiuso, anche se il passaggio nel rio di Cannaregio è sempre più complesso dato che le imbarcazioni che partecipano hanno superato le duemila unità. Molti hanno proposto percorsi alternativi, ma la partenza dal Bacino di San Marco e l’arrivo in Canal Grande davanti alla Basilica della Salute è troppo spettacolare per rinunciarvi.
Quindi?
Paolo Rosa Salva: La mia idea iniziale era fare un dono alla città. Oggi dico: lunga vita alla Vogalonga.



