
Operazione Martella. Nata male e finita peggio
28 Maggio 2026
Venezia, Basilica della Salute, magnifica ed inaccessibile
28 Maggio 2026Dopo la débâcle del centrosinistra a Venezia, il dibattito si è concentrato quasi esclusivamente sulla candidatura di Andrea Martella, con domande pur legittime sulla sua adeguatezza per il ruolo; ma limitarsi a questo rischia di far perdere di vista il problema vero: la crescente distanza tra l’offerta politica costruita dal centrosinistra e ciò che una parte importante dell’elettorato chiedeva.
Nei mesi precedenti alla candidatura ufficiale (che, ricordiamoci, è arrivata in extremis, nonostanti le numerose richieste, anche da parte di chi scrive, di ragionarci per tempo, mentre oggi voci autorevoli riferiscono che la decisione sul nome fosse stata presa e messa in cassaforte addirittura da anni, in totale assenza di condivisione), non mancavano affatto le perplessità. Al contrario: dentro l’area riformista, civica e moderata c’era un disagio molto diffuso. Tanto diffuso che alcuni di noi avevano perfino – forse ingenuamente – promosso un appello pubblico per chiedere un percorso realmente condiviso nella scelta del candidato sindaco ed evitare nomi di partito calati dall’alto.
Poi, però, di fronte al njet stizzito da parte dei notabili del PD, molti di quelli che inizialmente erano contrari hanno smesso di dirlo, chi per delusione o stanchezza, chi per convenienza personale o politica. Qualcuno perché convinto che “ormai” non ci fossero alternative realistiche. Qualcun altro, semplicemente per paura di restare fuori.
Così, nel giro di pochi giorni, persone che fino al giorno prima si mettevano le mani nei capelli al nome Martella sono diventate sostenitrici entusiaste della candidatura. Doppio carpiato con avvitamento, con buona pace della credibilità.
E oggi, dopo la sconfitta, improvvisamente “lo avevano detto tutti”.
Ma il punto non è dirlo oggi: il punto era avere il coraggio di dirlo prima, ed avere il coraggio della coerenza.
E soprattutto (ciò che è mancato) avere il coraggio di costruire davvero un’alternativa.
Perché anche qui bisogna essere onesti: chi non voleva sostenere Martella (e mi ci metto anch’io) non è stato capace di trovare una sintesi politica credibile. Ci si è dispersi in mille rivoli, in piccoli personalismi, in candidature alternative incapaci di coagularsi attorno a un progetto comune.
Sono mancati il coraggio politico e la compattezza necessari per andare fino in fondo. Forse è mancata una figura che questi personalismi li potesse superare e riunificare, e che avesse la forza, il coraggio, la voglia di andare avanti anche “obtorto PD”.
Ma sarebbe un errore pensare che tutto questo riguardi solo Venezia o solo questa elezione: il problema è molto più profondo.
Negli ultimi anni il bipolarismo ha progressivamente distrutto ogni spazio politico autonomo e intermedio. Chi appartiene a un’area riformista, liberale, moderata e non ideologica si trova costretto a scegliere tra due coalizioni che in realtà non lo rappresentano.
E così accade che elettori che si riconoscono nelle idee riformiste di Renzi, Calenda o Marattin si ritrovino dentro alleanze dove convivono posizioni incompatibili tra loro: populismi, massimalismi, estremismi identitari e culture politiche che parlano linguaggi completamente diversi, addirittura inaccettabili per chi non è estremista.
Il cosiddetto “campo largo” nasce già con questa contraddizione irrisolta.
E infatti una parte crescente di elettorato moderato, civico e pragmatico semplicemente smette di riconoscersi in quell’offerta politica.
Alcuni si astengono. Altri votano altrove, per poca convinzione o per protesta. Altri ancora rinunciano del tutto alla partecipazione.
Il risultato di Venezia, in questo senso, non è un incidente. È un segnale politico molto chiaro.
Ed è proprio per questo che la riflessione da fare oggi non dovrebbe essere solo su chi abbia perso, ma su chi non è stato rappresentato.
Perché quel mondo esiste, e posso testimoniare che è vivo e vegeto e non china la testa.
Forse il vero lavoro da iniziare oggi è proprio questo: lavorare per costruire finalmente una rappresentanza politica credibile per quell’area civica, moderata, riformista e non ideologica che non si è riconosciuta nella proposta politica per la guida di Venezia e che oggi continua a non sentirsi rappresentata.



