
LA FAGLIA DEMOGRAFICA 3
9 Luglio 2026Quando è uscito l’altro romanzo di questo autore che ho recensito in Cono di luce, era il 2020, l’anno del COVID 19, e quando ne ho parlato in “I libri salvano e vanno salvati”, nel gennaio del 2021, emergevano dalle mie riflessioni temi che in “Il fuoco di Venezia” ho ritrovato con una certa emozione. C’era la stessa passione profonda per la sua città, prima di tutto, una città da osservare con gli occhi di un cittadino di laguna innamorato di Venezia : “…Sarà la laguna, il profumo di sale dell’Adriatico che ti stordisce appena arrivi. Saranno i colori, il cielo che all’improvviso esplode, sconfinato e struggente come un amore inatteso…”. Da quella Venezia segnata dall’Acquagranda del novembre 2019 emergeva un altro sentimento fortissimo che ritorna anche in questa sua ultima opera: la capacità di Venezia di rimettersi in piedi sempre e comunque forte della sua bellezza.
Lì la collaborazione di tutti per salvare i libri dall’acqua e far ripartire le librerie della città, qui la tenacia assoluta con cui Elena Spina Torcellan, nell’arco di 50 anni di proprietà e gestione della fornace muranese “La fornace dell’Est”, riesce sempre e comunque a rinascere produttivamente, cambiando cifra creativa e mantenendo tenacemente contatti economici in Italia e all’estero, ma soprattutto attenta a tutte le trasformazioni della politica e dell’economia del proprio Paese, per rendere gestione e produzione all’altezza delle aspettative del mercato. Assieme a Tiziano Zen, l’altra faccia di questa medaglia di arte e passione, il maestro muranese ombroso e geniale nella sua produzione che, assieme ad Elena, costruirà una storia di creazioni vetrarie impareggiabili (I vetri spaziali, I vetri a colori), e una storia d’amore che durerà tutta una vita.
Un altro elemento che unisce questi due libri è quello, appunto , della storia della città, e della storia d’Italia anche, che si affianca, e spesso si sovrappone e condiziona profondamente le vicende dei due personaggi e delle loro produzioni. Sfilano molti nomi conosciutissimi a chi vive qui, politici, scrittori, archeologi imprenditori di fama internazionale, collezioniste americane, in un contesto “glamour” che Elena continua a frequentare andando ed organizzando ricevimenti per la “creme” della società veneziana di tutti questi ultimi 50 anni. Ma c’è anche la realtà di Marghera sullo sfondo, e la dimensione gravissima dell’inquinamento che porterà tra l’altro poi alla morte del padre di Tiziano. O il fenomeno della Mala del Brenta. E la crisi profonda delle vetrerie di Murano , che troveranno poi nella costruzione di nuove aperture al turismo una forma di estrema resistenza.
La scrittura sciolta e in qualche modo affettuosa che usa l’autore per accarezzare tutto ciò che riguarda la sua città rende la lettura attraente in ogni suo spazio di approfondimento, c’è comunque una forza nel senso di identità con Venezia che l’autore esprime in ogni riga, sia dedicata alla vita privata di Elena e di Tiziano, sia aperta a momenti più pubblici ed ufficiali.
Ed anche qui c’è la bellezza della laguna in pagine intense all’inizio del libro , che raccontano di una notte al largo di S.Marco vissuta da Elena e Tiziano all’inizio della loro storia.
“…Superarono Punta della Dogana e, a sinistra, si spalancarono subito il Palazzo Reale e poi il Palazzo Ducale e la piazza, le trine infinite della Basilica, la Torre dell’Orologio, le colonne. Non c’era nessuno nemmeno lì, pareva davvero la fine dei tempi, la felicità. “Non credo ci sia niente di più bello”, disse Elena, e bastava dir quello, che Tiziano nemmeno aggiunse niente.”
Si apre a questo punto anche un altro aspetto di tipo narrativo in questi lunghissimi anni : quello della famiglia di Elena, il marito, i due figli, di cui quello maggiore sarà l’ostacolo più grande alla storia tra i due ed anche alla conduzione della fornace. Ed è ancora un ostacolo di “classe” che impedirà sempre ad Elena e a Tiziano di costruire un legame aperto agli occhi del mondo.
E’ un libro questo che assomiglia ad una sorta di matrioska, dove la bambolina primigenia, la più piccola e preziosa, si identifica con il sentimento tormentato ma immutato , fatto di fasi alterne, ma con un finale lancinante, tra Elena e Tiziano, ma ci sono anche tutte le altre bambole da aprire , una dopo l’altra, capitolo dopo capitolo, e sono l’isola di Murano con le altre vetrerie in competizione eterna, i suoni e gli odori dell’isola, i suoni, gli odori i rumori, il fuoco della fornace ,che si identifica con la congiunzione stellare di questa donna e di quest’uomo nel segno della creazione vetraria , la navigazione in laguna con la “Tagiante” , che diventa momento di libertà profonda, di indipendenza, ed assieme di legame profondissimo con il senso più autentico di Venezia. Succede di tutto in questo libro, ma è tutto sempre raccolto in un senso assoluto che lo caratterizza: una sorta di identificazione totale di chi scrive con quello che scrive, che gli fa perdonare anche qualche rarissima ingenuità, identificazione che passa in chi legge, in me almeno questo è accaduto, mi sono sentita pietra, acqua, vetro, sussurro nelle calli, splendore nei palazzi, ho visto soffiare magicamente magici oggetti di assoluta bellezza, ho sentito la mia appartenenza a Venezia.
E’ questa credo la vera forza del libro, oltre alla innegabile capacità narrativa: quella di essere una sorta di libro stregone che ti acchiappa e ti stordisce con l’incanto eterno della laguna.
Giovanni Montanaro, Il fuoco di Venezia, Narratori Feltrinelli 2025



