
Biennale ’26. Agnosco stylum regiminis Cremlini. Il martirio di Semyon Skrepetsky e il silenzio di Venezia.
14 Luglio 2026Le categorie tradizionali (destra/sinistra, laici/cattolici, populisti/europeisti) non spiegano più la politica italiana. Quello che manca davvero è un progetto collettivo capace di far sognare il Paese.
Ogni alleanza (e tutte sono possibili se ci ricordiamo il governo Cinque Stelle Lega) sarà un’alleanza limitata alla gestione del potere. Senza futuro, senza speranza.
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I liberali, lo era mio padre, lo era mio nonno, sono nella mia testa la destra economica della politica. Ma allora perché la destra economica si dovrebbe alleare con la sinistra? O al contrario, perché la sinistra dovrebbe allearsi con la destra economica?
Ma la destra italiana, almeno una gran parte di questa, è una destra sociale, ossia non è una destra economica; perché allora dovrebbe allearsi con la destra economica? Magari è più vicina alla sinistra economica da cui storicamente (incubo italiano) proviene.
No, va bene. Forse non si adatta più al nostro tempo il concetto di destra e sinistra proveniente dal pensiero filosofico economico; in fondo che sia destra o sinistra alla fine i tremila e passa miliardi di debito economico del paese vanno sostenuti.
Continuo a cercare una categoria che spieghi la politica italiana. Ogni volta mi sfugge.
Bene allora dobbiamo essere forse più moderni: la discriminante è il populismo. Un partito populista alla fine non è né di destra né di sinistra: come potrebbe esserlo se deve seguire gli umori della pancia del paese. Si sa che la pancia borbotta quando ha fame o quando mangia troppo. Dividiamo quindi gli schieramenti in populisti e non populisti: allora fra i populisti ci metterei certamente la Lega, poi i Cinque Stelle, e forse anche un pezzetto del centro (Italia Viva con il suo esegeta Renzi) ed un pezzo della sinistra di AVS. Certamente poi aggiungerei Potere al Popolo, lo afferma anche il nome. Uh dimenticavo: anche Vannacci con la sua sporca dozzina. Oh Dio mio, ma sono la maggioranza?
Neanche così va bene; allora dividiamo il nostro mondo in Laici e Cattolici; forse questa è la vera divisione. Temo che metà del PD starebbe bene in un campo e metà nell’altro. Il Centro? Quasi tutto in lato, quale? Indovinatelo. La destra? Dio, Patria e la Nazione? Almeno a parole tutti da una parte. Poi aggiungono un “me ne frego” e tirano avanti.
Sono in confusione totale: dividiamoci allora fra Europeisti e anti Europeisti. Il Centro mi suona in generale come europeista, così anche il Partito Democratico. Negli altri schieramenti di destra e di sinistra, invece, certamente anche no. Abbinare il populismo all’europeismo sarebbe un duro sforzo.
Eccoci qua. Facciamo allora un bel partito tecnico. I tecnici che operano in scienza (per la coscienza ci vorrebbero i politici; ma dove sono?), ci portino al pareggio di bilancio, non ci aumentino le tasse e ci lascino stare in pace.
Mi avvicino alla conclusione. Sono nato cattolico, ho militato (brevemente) nei Cristiani per il Socialismo, poi ho mollato i Cattolici e sono rimasto Socialista (ma votavo Comunista). Poi i Socialisti sono scomparsi, i Comunisti desaparecidos, i Cattolici racchiusi in riserve per proteggerne gli ultimi. E i liberali? Esistono ancora? Dove sono?
Sono rimasto da solo. Da solo. Io come gli altri.
Da soli in un mondo che pensa all’oggi e non sogna.
E chi non sogna non sarà mai progressista.
Ma poi. Cosa vuol dire progressista?
Non c’è categoria che soddisfi il mio desiderio di capire. Di capire con chi stare e con chi condividere il futuro che vorrei.
Poi mi siedo, volto pagina e chiudo il libro.



