
Pour l’Amour du Peuple
13 Agosto 2026Ca’ Roman e la minorità volontaria della sinistra
Da bambino a Ca’ Roman ci andavo con mio padre, per questo, davanti alla card che oggi racconta la punta meridionale della laguna come un Eden sul punto di essere sommerso dal cemento la prima reazione non è stata l’indignazione, è stata una domanda: stiamo parlando davvero dello stesso posto?
Il punto non è negare che Ca’ Roman sia un luogo di enorme valore ambientale. Lo è, il punto è capire se, per difenderlo, sia necessario trasformare un progetto discutibile in qualcosa che i documenti non descrivono. L’Espresso titola che l’ultima oasi di Venezia rischierebbe di essere “sommersa dal cemento”; il manifesto parla di “villette di lusso al posto dell’oasi naturalistica”. Sono formule perfette per produrre una reazione immediata, molto meno per spiegare dove si costruirebbe, che cosa c’è oggi nell’area e quali siano le dimensioni dell’intervento. [8] [9]

L’area di Ca’ Roman vista da satellite, immagini Google Streetview.
Cà Roman non è semplicemente Pellestrina
Prima ancora del progetto c’è un equivoco geografico, Ca’ Roman non è semplicemente “la punta meridionale dell’isola di Pellestrina”. Il Comune la descrive come un’area naturale oggi unita a Pellestrina dalla diga artificiale dei Murazzi; la sua conformazione attuale è stata profondamente determinata dalla diga foranea costruita nel 1911. È quindi un lembo territoriale con una propria storia naturale e antropica, fisicamente collegato a Pellestrina ma non riducibile alla formula giornalistica usata nella card. [3]
Cosa dicono i fatti
Il Piano Urbanistico Attuativo non riguarda un terreno vergine apparso improvvisamente nei desideri di un costruttore. È formalmente un PUA di iniziativa privata relativo all’ambito denominato “Ex Colonia di Ca’ Roman”. Il Comune di Venezia descrive l’area come il compendio dell’ex Colonia Marina delle Suore Canossiane, fondata nel 1920, operativa fino ai primi anni Novanta e oggi completamente abbandonata, con fabbricati e spazi aperti in forte degrado. [1]
Questa non è una sfumatura lessicale. Significa che in quel punto esiste da oltre un secolo un presidio antropico strutturato: edifici, una colonia, la casa del Magistrato alle Acque, un edificio direzionale, bunker, vecchi orti e percorsi. La proposta prevede la demolizione della gran parte degli edifici fatiscenti, la conservazione di due fabbricati e la ricostruzione della volumetria a uso residenziale. La documentazione ufficiale parla di “residenziale e funzioni complementari”; non usa, nella scheda dimensionale, le categorie giornalistiche di “lusso” o di “villaggio turistico”. [1] [2]
| I NUMERI DEL PUA, SECONDO GLI ATTI COMUNALI | |
| Superficie territoriale | 29.195 m² |
| Volume esistente autorizzato | 25.321 m³ |
| Volume previsto dal nuovo complesso | 24.990 m³ |
| Differenza di volume | -331 m³ (-1,31%) |
| Altezza massima | 6,5 m |
| Verde e percorsi da asservire all’uso pubblico | 5.024 m² (circa 17,2% della superficie territoriale) |
| Unità indicate negli atti politici comunali | 77 villette indipendenti |
| Destinazione d’uso nella scheda comunale | Residenziale e funzioni complementari |
Fonti: Comune di Venezia, DGC 185/2024 e avviso VAS DGC 229/2025; il numero di 77 unità compare negli atti ispettivi del Consiglio comunale.[1] [2] [5]
La differenza fra volume esistente e volume di progetto è di 331 metri cubi, circa l’1,31% in meno. Il nuovo piano, inoltre, concentra l’intero volume ammesso nell’area già precedentemente edificata e prevede la conservazione integrale dell’area naturalistica meridionale verso Forte Barbarigo. Sono previsti 5.024 metri quadrati di verde e percorsi pedonali da asservire all’uso pubblico oltre alla sistemazione di collegamenti pedonali e all’accesso al bunker. [1] [2]
Proprietà privata non significa libertà assoluta, ma significa qualcosa
Un’altra informazione che tende a scomparire nella rappresentazione dell'”oasi cementificata” è la natura del sedime. ANSA, riportando la posizione del WWF, scrive esplicitamente che il progetto insiste su un’area privata che in passato ha ospitato una colonia di suore. Essere proprietà privata non rende ovviamente irrilevanti i vincoli ambientali, urbanistici o paesaggistici. Nessuno può costruire ciò che vuole soltanto perché possiede un terreno, ma il dato cambia radicalmente la fotografia politica: non si sta privatizzando oggi un pezzo di spiaggia pubblica incontaminata, si sta discutendo come trasformare un compendio privato già costruito, abbandonato e confinante con un ecosistema delicatissimo. [7]
Ed è proprio quest’ultima parte che non va rimossa. Ca’ Roman è davvero un luogo eccezionale. Il Comune la colloca nella rete Natura 2000 e la descrive come uno degli ambienti dunali più integri dell’Alto Adriatico. L’area naturale comunale misura 50,84 ettari; la scheda LIPU indica 190 specie di uccelli censite fino al 2012 e ricorda la particolare importanza del fratino e del fraticello. La tutela paesaggistica risale al vincolo del 1939 sull’allora isola di Pellestrina; l’attuale Oasi di protezione faunistica e la Riserva naturale regionale hanno invece una storia amministrativa successiva, con la Riserva istituita nel 2012. [3] [4]
Qui si vede bene quanto sia facile produrre una mezza verità perfettamente efficace. Dire che l’area è “protetta dal 1939” non è falso se si parla del vincolo paesaggistico generale su Pellestrina, ma diventa fuorviante quando il lettore è indotto a immaginare che il sedime edificato dell’ex colonia coincida semplicemente con la riserva naturale dunale così come la conosciamo oggi. Gli stessi atti richiamati in un’interrogazione comunale di opposizione riportano che il PUA è localizzato esternamente alla Rete Natura 2000, pur essendo abbastanza vicino da poter generare perturbazioni e da richiedere una valutazione rigorosa. [3] [6]
Le criticità ambientali esistono ed è proprio per questo che non serve inventarle
Il modo più serio di criticare il progetto è partire dalle criticità reali. La procedura ambientale non è stata una formalità: nel 2025 la Commissione regionale VAS ha ritenuto necessario assoggettare il piano a Valutazione Ambientale Strategica. Negli atti comunali e regionali richiamati dalle opposizioni compaiono questioni concrete: pressione antropica maggiore, possibili perturbazioni degli habitat nella fase di cantiere, gestione delle acque, depurazione, rifiuti, mobilità, traffico di natanti, illuminazione e recinzioni. [1] [6]
Sono temi seri. Molto più seri della parola “cemento” usata come un riflesso pavloviano. La stessa documentazione pubblicata dal Comune riconosce tra gli impatti negativi il potenziale disturbo alla fauna e l’alterazione temporanea di superfici, mentre indica tra gli effetti positivi attesi la riduzione della superficie impermeabilizzata e la riqualificazione e conservazione di superfici forestali. Queste sono valutazioni contenute negli atti del procedimento, non verità rivelate: possono essere contestate, approfondite, corrette, ma almeno hanno il merito di indicare grandezze, cause e conseguenze verificabili. [1]
La cronologia che rovina la festa
C’è poi un dato politicamente scomodo. La vicenda non nasce con l’attuale maggioranza e non si lascia ridurre alla storia morale della destra che arriva e cementifica ciò che la sinistra difende. Il precedente Piano di Recupero fu approvato nel 2012, quando Venezia era guidata dal Sindaco di centrosinistra Giorgio Orsoni, e confermato nel 2014 durante la gestione commissariale. Il TAR Veneto lo annullò nel 2017; il Consiglio di Stato confermò nel 2024 l’illegittimità dell’edificazione prevista nelle aree non precedentemente edificate. [5] [10]
Il nuovo PUA del 2024 è stato quindi ridisegnato dichiaratamente per recepire quelle pronunce, eliminando l’edificazione nella porzione meridionale e concentrando le volumetrie nell’area già costruita dell’ex colonia. Il 23 luglio 2026 la Municipalità di Lido e Pellestrina ha espresso parere favorevole. Al 4 agosto, secondo ANSA, mancava ancora la decisione definitiva della Giunta comunale. Nel frattempo la protesta ambientalista ha superato le 40 mila adesioni, arrivando a oltre 42 mila secondo le cronache del 12 agosto. [2] [7] [8]
Si può essere contrari al nuovo piano dopo aver letto tutto questo, si può sostenere che 77 unità siano troppe, che l’aumento di presenze sia incompatibile con la fragilità del luogo, che l’interesse pubblico sia insufficiente o che la soluzione urbanistica sia sbagliata, ma a quel punto si sta facendo politica sul merito. È esattamente ciò che dovrebbe accadere in una democrazia adulta.
Il fotogramma prima del fatto
Il problema nasce quando l’ordine viene rovesciato: prima si sceglie il sentimento che il pubblico deve provare, poi si cercano le parole e le immagini capaci di produrlo. La card dell’Espresso funziona perfettamente in questo senso: acqua verde, qualche barca, una piccola struttura isolata, e sotto l’annuncio di oltre 70 villette di lusso che farebbero “annegare nel cemento” la punta meridionale di Pellestrina. L’immagine non mostra l’ex colonia, non mostra i fabbricati fatiscenti, non mostra il perimetro del PUA. Non permette neppure, da sola, di capire quale porzione di Ca’ Roman si stia osservando, ma produce l’effetto emotivo necessario prima ancora che il lettore incontri un solo dato. [8]
Il manifesto fa un passo ulteriore nel titolo: “villette di lusso al posto dell’oasi naturalistica”. La preposizione “al posto” racconta già una sostituzione fisica: prima l’oasi dopo le villette. Eppure gli atti descrivono un compendio edificato, una volumetria esistente superiore a quella prevista dal nuovo piano e un’area di intervento distinta dalla porzione meridionale che il progetto dichiara di conservare integralmente. Non è necessario essere favorevoli all’intervento per riconoscere la distanza fra queste due rappresentazioni. [1] [2] [9]
Kant e la politica della minorità
“Sapere aude. Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza”. (Immanuel Kant, Risposta alla domanda: Che cos’è l’Illuminismo?, 1784).[11]
È qui che torna utile Kant. Nell’Illuminismo la “Unmündigkeit” è la minorità: “l’incapacità di servirsi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Per Kant diventa autoimposta quando non deriva dalla mancanza di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e di coraggio nell’usarla autonomamente”. [11]
Una parte della sinistra contemporanea sembra avere costruito una propria minorità politica, non perché sia incapace di ragionare, ma perché troppo spesso rinuncia a farlo quando la realtà offre uno stimolo già compatibile con il proprio repertorio morale. Vede “cemento” e reagisce. Vede “privato” e reagisce. Vede “oasi” e reagisce. Vede una nube nera e reagisce. La verifica arriva dopo, se arriva.
È un paradosso storico. La cultura progressista aveva fatto della critica delle narrazioni dominanti, della demistificazione e dell’analisi dei rapporti materiali alcuni dei propri strumenti migliori. Oggi, almeno in una sua componente, sembra accontentarsi sempre più spesso di una politica per immagini: il fotogramma giusto, il titolo giusto, il nemico giusto. Non una spiegazione del mondo, ma una sequenza di trigger emotivi.
Difendere Cà Roman significa anche difendere la verità
La conseguenza più grave è che la mistificazione finisce per indebolire perfino le cause giuste. Ca’ Roman merita una tutela rigorosa. Le dune, le specie protette, il relativo isolamento e la particolare fragilità dell’ecosistema sono fatti. Proprio per questo non c’è alcun bisogno di fingere che l’ex colonia non sia mai esistita, che il terreno sia pubblico, che la nuova volumetria sia maggiore di quella già autorizzata o che le 77 unità debbano sorgere “al posto” delle dune della riserva.
La domanda politica vera è più difficile e quindi più interessante: è opportuno trasformare un compendio privato degradato di 29.195 metri quadrati, già edificato per oltre 25 mila metri cubi, in un nuovo insediamento residenziale di 77 unità accanto a un’area naturalistica di straordinario valore? Qual è il limite di pressione antropica sostenibile? Gli standard pubblici previsti compensano davvero gli impatti? Le soluzioni per acqua, rifiuti, depurazione, accessi e illuminazione sono credibili? È questa la discussione che dovrebbe appassionare una politica adulta.
Possibile che ormai sia tutta mistificazione? No. Sarebbe a sua volta una mistificazione. Le Associazioni Ambientaliste pongono domande legittime, gli atti istruttori registrano criticità reali e la protesta di decine di migliaia di persone non può essere liquidata con sufficienza. Ma proprio per questo l’informazione dovrebbe alzare il livello, non abbassarlo. Dovrebbe distinguere il vincolo paesaggistico dalla riserva naturale, il compendio privato dall’oasi, la volumetria esistente da quella nuova, l’impatto potenziale dall’apocalisse già avvenuta.
Da bambino a Ca’ Roman ci andavo con mio padre, quel ricordo non mi autorizza ad avere più ragione degli altri sul futuro dell’area, mi autorizza, però, a riconoscere una cosa elementare: quel luogo ha una storia, anche antropica, e non nasce oggi dalla fotografia scelta per un post. Se vogliamo davvero proteggerlo il primo atto di rispetto è raccontarlo per ciò che è.
La politica può continuare a vivere di immagini preconfezionate e indignazioni automatiche, oppure può provare a uscire dalla propria minorità volontaria. Il suggerimento di Kant, dopo quasi due secoli e mezzo, resta sorprendentemente attuale: avere il coraggio di usare la propria intelligenza anche quando i fatti sono meno comodi del titolo che avremmo voluto condividere.
Fonti e note
Le fonti sono state consultate il 12 agosto 2026. Per i dati urbanistici e ambientali sono privilegiate fonti istituzionali. Gli atti ispettivi comunali sono citati come documenti politici e, quando riportano pareri tecnici, la natura della fonte è indicata nel testo.
[1] Comune di Venezia. Avviso di Pubblicazione DGC n. 229 del 28/10/2025 – Procedura VAS del PUA Ex Colonia di Ca’ Roman. Fonte online
[2] Comune di Venezia. Ex Colonia di Ca’ Roman, la Giunta approva il piano urbanistico, 12 ottobre 2024. Fonte online
[3] Comune di Venezia. Area naturale di Ca’ Roman, aggiornamento 11 giugno 2026. Fonte online
[4] LIPU. Riserva naturale Ca’ Roman – dati su habitat, specie e storia della riserva. Fonte online
[5] Consiglio comunale – Città di Venezia. Interrogazione n. 34, 30 luglio 2026 – PUA dell’Ex Colonia di Ca’ Roman. Fonte online
[6] Consiglio comunale – Città di Venezia. Interrogazione n. 25, 28 luglio 2026 – criticità ambientali e pareri richiamati sul PUA Ca’ Roman. Fonte online
[7] ANSA. WWF al sindaco di Venezia, no alla costruzione di 77 villette a Ca’ Roman, 4 agosto 2026. Fonte online
[8] L’Espresso. L’ultima oasi di Venezia rischia di essere sommersa dal cemento: 77 villette turistiche minacciano le dune di Ca’ Roman, 12 agosto 2026. Fonte online
[9] il Manifesto. Venezia, villette di lusso al posto dell’oasi naturalistica, 8 agosto 2026. Fonte online
[10] Il Fatto Quotidiano. Venezia, riecco il progetto del villaggio turistico a due passi dalla riserva naturale, 31 luglio 2026. Fonte online
[11] Immanuel Kant. Beantwortung der Frage: Was ist Aufklärung? (1784), testo tedesco. Fonte online



