
RIGENERAZIONE URBANA Il destino di Palazzo Labia
1 Settembre 2026Il voto sul “Fine Vita” in Veneto e la fine del bipolarismo monolitico
A Palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio Regionale Veneto, la legge sul “Fine Vita” è stata approvata con una maggioranza trasversale.
Dopo il via libera dell’aula, è arrivato tempestivo il commento del Presidente Luca Zaia: “Con questa legge si approva sostanzialmente, nell’alveo della legittimità giuridica, una procedura che sia rispondente alla gestione, per quanto possibile, dell’eventuale paziente che ha l’ok da parte del comitato etico. È stato doveroso dare questa risposta a quei pochissimi pazienti che si presentano”.
Avremo tempo e modo di approfondire l’importante risultato di questa battaglia di civiltà; i commenti e le analisi di certo non mancheranno. Qui preme tuttavia sottolineare con forza il significato politico di un evento che inserisce finalmente un cuneo nell’ormai asfissiante logica bipolare che domina il panorama italiano.
Un passaggio che merita di essere analizzato attraverso tre punti chiave:
1) Il Veneto si attesta come la prima regione a guida di centrodestra in Italia ad approvare una legge di questo tipo. Il voto di Palazzo Ferro Fini contrassegna un livello di maturità sociale e culturale del nostro territorio che la politica nazionale sovente non riesce a cogliere né a rappresentare.
2) All’interno della destra convivono due anime profondamente diverse, una delle quali apertamente liberale e culturalmente progressista (a ben guardare non proprio di destra). Nel voto si sono spaccate sia Forza Italia che la Lega, e il Governatore Stefani alla fine, pur più cauto, non si è opposto al voto finale a favore.
In questa spinta politica ha pesato in maniera indubbia l’influenza di Luca Zaia. Il giudizio complessivo sul suo operato nei lunghi anni di governo regionale non è stato sempre lusinghiero, specialmente se osservato da sinistra. Oggi, però, quel medesimo giudizio è costretto a posarsi su Zaia sotto una luce differente. Se si inquadra questo passaggio nel contesto del “fronte del Nord” che sta minando gli equilibri interni alla Lega, la scelta di Zaia dice molto di più di quanto appaia in superficie: quando qualcuno, anche al di fuori del centrodestra, ha iniziato a sostenere l’esistenza di “due Leghe”, il risultato di oggi non fa che avvalorare questa tesi.
3) Il voto sul fine vita apre finalmente un varco nella concezione monolitica della politica intesa come ostaggio dei partiti e delle coalizioni. Si ripete spesso che su tematiche simili debba prevalere la “libertà di coscienza” in quanto temi etici. Ma questo è un alibi: tutti i temi politici sono anche etici, non c’è ne uno che non lo sia, dal piccolo problema di quartiere alle grandi questioni globali. La politica non è altro che la branca pubblica dell’etica, la sua versione collettiva.
Lo schema visto oggi a Ferro Fini dimostra che un altro modo di deliberare è sempre possibile. Non avere vincoli di mandato non è una concessione una tantum, ma dovrebbe rappresentare il principio fondatore di ogni scelta, da attuarsi pragmaticamente caso per caso.
Ciò suggerisce una riflessione profonda: i programmi politici in fondo non dovrebbero essere di partito o di coalizione, ma del singolo candidato. Cosa che, peraltro, è già nei fatti: i partiti esprimono ormai programmi generici e fatti di semplici parole d’ordine, mentre il candidato può modularli secondo una propria visione reale. Paradossalmente, proprio l’omissione di programmi di sostanza da parte delle liste favorisce il superamento dei blocchi precostituiti, lasciando che maggioranze e minoranze si verifichino concretamente sui singoli testi. Dopotutto si vota un provvedimento vero, una delibera specifica, non principi astratti di schieramento.
Questo approccio può e deve valere anche a parti invertite e occasioni non mancheranno. Oppure, di nuovo, anche dalla stessa parte: domani a Ca’ Farsetti se, caso mai, il Sindaco di Venezia si impuntasse su un provvedimento di maggior tutela per la residenza a Venezia, ponendo finalmente paletti e limiti alle affittanze brevi, e nel voto in Consiglio perdesse pezzi della sua maggioranza trovando però l’appoggio delle opposizioni per farlo passare, sappia che una strada è già stata tracciata.



