
Il voto sul “Fine Vita” in Veneto e la fine del bipolarismo monolitico
2 Settembre 2026Isabella Bossi Fedrigotti, Carlo Brutti. Clara Sereni, Giuseppe Pontiggia, Giulio Cattaneo, Giovanna Cau, Giancarlo De Cataldo, Ennio De Concini, Ennio Flaiano hanno descritto più di venti anni fa il mi riguarda sulle loro esperienze. Testimoni solitari in un mondo indaffarato (Mi riguarda Ed. E/O, 1994) con esperienze e riflessioni di chi ha occhi per guardare perché allenati.
Le differenti abilità o disabilità o divergenze chiamatele come preferite, non è questo il punto, non si tratta di disquisire sulla terminologia e la modalità più politicamente corretta per descrivere le persone con disabilità. Non si tratta di trovare i vocaboli piu’ performanti ma di saper guardare ed esserci.
Non possiamo assistere al continuo affievolirsi del senso comune e, tra i primi, i giovani chiusi nel proprio orizzonte decorato a piacere da edonismo, vetrine social e altre astruse realta’ che esulano dall’altro. Ognuno chiuso, ad occhi bassi, a sua volta piegato dalle difficoltà quotidiane o da una allarmante assenza di obiettivi nel quotidiano.
E’ di ieri l’incontro con una benestante signora in motorino che incurante di una ragazza in carrozzina che stava salendo in macchina si è intrufolata quasi sopra la carrozzina perche’ volevala la precedenza. Ad indicare non solo una basilare maleducazione ma un personale e prepotente imperativo io sono …tu meno. Di questi eventi ahime’ sono piene le giornate di chi con difficoltà affronta la quotidianeita’ piena di problemi da risolvere, barriere di tutti i tipi, società incurante fenomeni da strada che ci circondano.
Mi riguarda vuol dire io ti vedo, mi accorgo, posso anche non aiutarti ma ci sono e ti guardo perché tu ci sei. Il perbenismo si intreccia al menefreghismo producendo quel modo di vivere ostinatamente egoista che elimina la fatica dei meno…
Eppure quanto si scrive! tutti a definire l’inclusione… tutto diventa inclusivo, certo tanto si è fatto ed oggi sicuramente il concetto di inclusione viene percepito e se non altro discusso e descritto dai media. Quanti però guardano, inclusione significa includere e accogliere il diverso ma perché si deve includere e non cercare una nuova definizione di persona? Considerare la diversità nella sua realtà, esiste in natura, caratterizza l’evoluzione ed allora perche’ non cambiare paradigma e comprendere che la diversita’ arricchisce e non limita?
Perche’ contrapporre la disabilità con l’abilismo cioe’ la capacità di produrre come i “normodotati” misurare le performance solo sulla scala dei risultati raggiunti tasks, obiettivi, goals? Chi diverge allora deve essere incluso perche’ diverso.
Quanto veramente il sociale riesce a conoscere ed imparare dai “diversi” lasciando loro la liberta’ di raggiungere quei risultati che loro possono raggiungere senza comparazione o misura rispetto ad una scala di valori troppo “normali”.
I care, homecare, disability pride, diversamente abili, ruote in liberta’ definizioni che ci fanno sognare. Si celebrano gli atleti paralimpici certo, grandi campioni, ma poi quelli normali quelli che non riescono ad ottenere un ausilio dalle asl, le famiglie sole con poco o nessun aiuto in casa, che non trovano un parcheggio e non riescono ad uscire di casa e tanto altro. Senza parcheggio, senza o poca assistenza, senza soldi perche’ l’ autonomia costa.
Il dibattito esplode quando leggiamo che una povera famiglia ha deciso di farsi fuori Disperazione ed esclusione sociale pesano tanto, spesso sono associate a scelte sbagliate ma a chi chiedere aiuto? Perché ci colpisce così tanto leggere se non riusciamo a capire che anche il solo io ci sono, o il ti considero sono così importanti perche’ cancellano spesso una terribile solitudine. Ognuno se solo sapesse guardare potrebbe dare qualcosa, lenire un poco le solitudini se solo riuscissimo a guardare! Accoglienza, relazione, rapporti personali cose semplici utili ed a tutti necessarie ma per chi è meno! più che mai.



