
Parole come cactus. Oncologia veneziana
5 Ottobre 2012
Medicine alternative e miracoli
8 Ottobre 2012Premetto: non ho particolari simpatie per Renzi, né mi considero un azionista del PD, partito che voto con distratta incostanza. Quindi guardo alla vicenda delle primarie con una certa terzietà, diciamo così. Tuttavia quello che sta succedendo nella gestione delle famigerate regole suscita davvero la mia desolata costernazione.
MAI prima d’ora si era adottato il meccanismo del doppio turno. Oggi, improvvisamente, viene introdotto il doppio turno.. MAI prima d’ora c’era stata qualsivoglia limitazione degli aventi diritto al voto: oggi per l’aspirante elettore è necessario 1) iscriversi ad un Albo degli elettori 2) sottoscrivere un pubblico appello (si noti bene: “pubblico”…) di sostegno alla coalizione di centro sinistra 3) dichiarare di riconoscersi nella relativa Carta di Intenti. Per premio, riceverà un Certificato di elettore della Coalizione di Centro Sinistra (una specie di bollino doc..) certificato indispensabile per poter votare. Già che ci siamo, deve anche lasciare giù 2 €, che non si negano a nessuno. Non è ancora chiaro se tutta questa “professione di fede” può essere fatta in concomitanza al voto ma sembra che le due operazioni debbano essere fatte in luoghi diversi. Infine, è stata concessa la possibilità di votare al secondo turno se non si è votato al primo purché si dichiari “di essere stati impossibilitati a votare al primo turno” (ma perché?!…).
Il doppio turno favorisce nettamente Bersani perché è verosimile che i voti di Vendola del primo turno si riverseranno in toto a lui. E già questo probabilmente bastava a decretare il de profundis alle ambizioni di Renzi. Ma, non pago, l’apparato del Partito ha messo in piedi la grottesca burocratica procedura descritta sopra.
La trovata della preregistrazione sottende due aspetti. Uno ufficiale ed uno reale, non confessato (ma chiarissimo). L’aspetto ufficiale è che la partecipazione al voto si vuole essere limitata ai democratici doc, ovvero quelli che in ogni caso alle elezioni voteranno per la coalizione capeggiata dal PD.
Contesto radicalmente questo ragionamento: avrebbe un senso se si trattasse di primarie per la scelta del segretario: in tal caso sarebbe al limite legittimo che fossero limitate anche ai soli iscritti al partito. Ma qui non si tratta di questo: qui si deve determinare il candidato alla premiership, quindi il candidato che raccoglie i maggiori consensi nella maggior parte dell’elettorato. Quindi è perfettamente lecito che vadano a votare anche elettori che non si riconoscono necessariamente nel PD e alleati ma che, se a capeggiare la coalizione ci fosse Tizio anziché Caio, sarebbero inclini a votarlo.
Ma passiamo al motivo vero: tutti questi paletti sono intesi a limitare la partecipazione quanto più possibile alla sola dei cerchia dei militanti e quindi a favorire l’apparato, quel sottobosco di capi e capetti, amministratorucoli, capibastone, presidenti di circolo che nel PD (come in tutti gli altri partiti, intendiamoci) trovano gratificazioni ed incarichi, talvolta lucrosi. Tutta gente che ha estremo interesse ad evitare la famigerata rottamazione che verosimilmente li spazzerebbe via e che quindi si aggrappa come una cozza allo scoglio dello status quo. Assessori ed ex assessori, presidenti di società controllate dagli enti locali, consiglieri comunali e provinciali, gente che da anni salta allegramente da una carega all’altra. Posti di fronte alla prospettiva di dover fare fagotto, di rinegoziare la propria rendita di posizione, di riguadagnare il controllo dell’orticello elettorale, questi si fionderanno compatti, con clientele al seguito, a iscriversi tra i democratici doc e a votare Bersani.
Ed è francamente stucchevole lo sbandierare una presunta generosità di Bersani nell’aver modificato lo statuto del partito (per il quale era egli stesso, in quanto Segretario, il candidato premier) per consentire l’effettuazione delle primarie. Vero è che, nelle attuali condizioni in cui ci troviamo, quella regola dello statuto era anacronistica e Bersani non poteva evitare di confrontarsi con l’investitura popolare.
Insomma, un’occasione persa: sprecata l’opportunità di fare piazza pulita di una classe dirigente logora e autoreferenziale. Quella che poteva essere una magnifica occasione di democrazia e di rinnovamento, tanto più apprezzabile in confronto con l’elettrocefalogramma piatto dell’altra fazione, rischia seriamente di diventare una goffa autocelebrazione dell’apparato.




