
APT di Venezia : l’autolesionismo istituzionale
16 Marzo 2014ME LA DAI E IO ME LA TENGO L’EUROPA, BEPPE
21 Marzo 2014La recente puntata di “Porta a porta” che ha ospitato Renzi ha proposto un servizio sulla cosiddetta opposizione interna del PD. Ne è risultato (forse volutamente) un fantastico spot a favore del Presidente del Consiglio. Impressionante la differenza tra l’atteggiamento di Renzi, focalizzato su obiettivi chiari, ambiziosi e definiti nel tempo, e quello dei vari Cuperlo, Fassina, Boccia, Civati: lo sguardo perso, l’espressione spaventata, la ricerca disperata di appigli per dire “si ma..”, il continuo ricorso a distinguo, a frasi concessive e ipotetiche. Una rappresentazione impietosa di un atteggiamento mentale per il quale il punto non è risolvere i problemi, bensì maneggiarli, aprire ampi dibattiti, invocare procedure… in una parola: cazzeggiare.
Mutatis mutandis, lo stesso devastante impatto sul PD locale si avrebbe se nel 2015 a Venezia si candidasse a Sindaco un Renzi veneziano.. un tizio che imponga all’attenzione obiettivi verificabili e precisi, per esempio invertire la tendenza allo spopolamento del centro storico, lo stadio, il palazzetto dello sport, una soluzione equilibrata sulle Grandi Navi, un collegamento rapido tra l’area est di Venezia e la terraferma, la lotta al degrado, la rivitalizzazione del centro di Mestre, un bilancio chiuso senza vendere i gioielli di famiglia. Ve lo immaginate lo sgomento di un Mognato, l’espressione basita di un Zoggia, e così tutti gli altri corifei, alla prospettiva di prendersi una responsabilità che sia una sul raggiungimento di obiettivi concreti?
Ebbene, se si vuole perseguire una svolta radicale per questa città, accettando la sfida della modernità, la risposta non va cercata nel PD cittadino. Ci vuole, rubando l’espressione a Veltroni, un “Papa Nero”. Qualcuno che sia estraneo ai giochi, ai laccioli delle appartenenze, al sottobosco di politicanti che da anni zavorra la città e che sarebbe tempo di mandare a casa.
Certo, riuscire a imporre il papa nero è un’impresa improba ma non impossibile. La buona notizia è che Venezia dimostra una notevole vitalità intellettuale e che questa visione della città e del suo futuro è piuttosto condivisa. Per esempio la recente iniziativa RESET ha presentato un manifesto (http://resetvenezia.it/) lucidissimo e completo che sottoscrivo integralmente. La brutta notizia è che l’elettorato cittadino è molto inerziale, vota per fedeltà di partito e abitudine.
Peculiarità cittadina poi di cui tenere conto è un centro sinistra di fatto senza competitori (prova ne sia che anche quando ha proposto due candidati in competizione li ha portati entrambi al ballottaggio). La partita vera a Venezia finora si è dunque sempre giocata prima, tra i capibastone del PD e alleati. Stanti così le cose, per far vincere il papa nero ci sono tecnicamente due possibilità: 1) imporlo al PD nelle primarie 2) sfidare il candidato PD alle elezioni.
Penso francamente che la prima opzione sia molto difficile: l’apparato PD farebbe resistenza a farsi dettare dall’esterno la candidatura, ammesso peraltro che si facciano le primarie (resta infatti sempre aperta la possibilità che Orsoni la spunti e sia ricandidato senza questo passaggio). In ogni caso, qualora si facessero, c’è da fare i conti con tutto il blocco degli integralisti del “NO a tutto” che sicuramente ha in Casson un candidato forte, difficile da battere.
Nel caso la prima opzione risultasse oggettivamente impraticabile, resterebbe la seconda opzione, impervia ma percorribile, a precise condizioni. La prima, fondamentale, è non dividersi in una miriade di velleitarie Liste Civiche. Deve essercene una, una sola, in cui si riconoscano tutti coloro che si sentano di sottoscrivere il manifesto di RESET, il che, va detto chiaramente, esclude automaticamente i vari comitati del no, i pentastellati, i nostalgici del remo, Italia Nostra e compagnia cantante, a tutti gli effetti degli avversari politici. Credo che non sia impossibile, pur senza nascondere le oggettive difficoltà di una simile operazione, perché è molto condivisa la convinzione che la misura sia ormai colma.
Secondo elemento cruciale, il candidato. Dev’essere un personaggio di grande competenza e personalità, audace ma non velleitario. E soprattutto capace di raccogliere consensi a largo spettro: nella parte più dinamica e consapevole dell’elettorato PD, al centro ed anche presso parte dell’elettorato del Centrodestra. Molti storceranno il naso, ne sono conscio, ma senza l’apporto del Centrodestra (che, benché minoritario, si attesta comunque intorno al 40%) non c’è partita. Se non in prima battuta (sarebbe auspicabile ma è oggettivamente difficile che il Centrodestra rinunci ad un candidato di bandiera), il nostro papa nero dev’essere almeno in grado di far convergere i voti del Centrodestra al ballottaggio al quale si deve assolutamente arrivare.
Terza ed ultima conditio sine qua non: un’eccezionale mobilitazione. Bisogna essere consapevoli che i discorsi, i manifesti, gli scambi di opinione sulla Rete, ancorché importanti e utili, si svolgono all’interno di una cerchia ristretta, in qualche modo elitaria. Non si vince facendo dotte dissertazioni su Facebook, (ne’ su Luminosi Giorni..). Bisogna invece avere visibilità sui giornali locali (fondamentale) e battere la città, gli anziani, le signore al mercato, gli studenti, fare rete con gli operatori economici, le associazioni di categoria. Rivolgersi a quel vasto mondo politicamente poco etichettabile, lontano da apparati e clientele, di norma silente e rassegnato, ancorché insoddisfatto dell’andazzo. Un mondo che finora nell’urna ha sempre trangugiato la solita immangiabile pietanza che gli viene propinata, per disincanto, abitudine, fedeltà al partito. Al quale bisogna proporre una credibile e convincente alternativa.
Resta il piccolo particolare di chi possa vestire i panni del papa nero. Io per la verità un nome l’avrei in mente..






