
Primum vivere..
7 Novembre 2014GLI 89 EUROPEI, UNA FORTEZZA, PRESA, UNA TORRE IN FERRO, INNALZATA, UN MURO, CROLLATO
9 Novembre 2014QUESTO INTERVENTO NON IMPEGNA LA REDAZIONE DI LUMINOSI GIORNI, CHE E’ IN DISSENSO CON ALCUNE SUE PARTI. LA REDAZIONE HA COMUNQUE RITENUTO UTILE PER IL DIBATTITO QUESTO PUNTO DI VISTA E LO PUBBLICA COERENTEMENTE AD UNA SCELTA PLURALISTA.
Sono gli stessi cristiani, a volte, a banalizzare le proprie posizioni; e anche per questo le idee dei cristiani su “coppie gay” e su “famiglie gay” sembrano, a molti, ottuse e superate. Eppure ci sono ragioni profonde nella difesa che il pensiero cristiano fa di una certa idea di matrimonio, e di famiglia, e di genitorialità; ragioni profonde che, se espresse correttamente e considerate appieno, possono costituire non una censura, ma piuttosto una sferzata e un patrimonio per il vivere civile.
Da cristiano, ma anche da cittadino, invito i cittadini a vedere il nodo centrale – e, ripeto, troppo spesso banalizzato – di questo contributo dei cristiani, che è la ricerca di forme di convivenza e di procedure di vita che non sono comode e che, anzi, valgono di più proprio nella misura in cui sono più faticose. Pensiamoci: su molti temi in cui si incrocia il sociale e l’etico – divorzio, aborto, coppie di fatto, omosessualità – la posizione dei cristiani è quella della ricerca di risposte e di atteggiamenti faticosi per il singolo, ma che, alla fine, costruiscono il bene collettivo. E queste risposte e questi atteggiamenti, proprio perché faticosi e scomodi, sono “per definizione” antitetici alle richieste dei più, del sentire comune.
Quanto è ancora attuale, per fare un esempio, la radice vera di quella contrarietà al divorzio espressa da tanti cristiani molti e molti anni fa? Nella sua parte più profonda, quella contrarietà dei cristiani all’istituto del divorzio richiamava la società civile a non cedere, parlando di famiglia, alla lusinga della libertà di fare e disfare. Molti decenni dopo, divorziare è facile, sempre più facile; ma una legge che rende così normale e così semplice la separazione ha costruito davvero una società migliore? Quali conseguenze sociali ha portato con sé, questa scelta di libertà e “di comodo”? Come ci ha reso più saldi e migliori, una “non regola” che ci aiuta ad essere deboli nella debolezza, e ad arrenderci e ad abdicare alle difficoltà? La maggioranza governa e fa le leggi; ma non è detto che si costituisca una società migliore inseguendo solo il sentire comune, e chiudendo le porte a chi, come i cristiani, si ostina a suggerire che le regole della convivenza vanno redatte a partire non da ciò che è facile, ma da ciò che è più faticoso.
Anche a proposito di unioni omosessuali – e a proposito dei figli degli omosessuali, adottati o concepiti – la società civile dovrebbe sforzarsi di capire i “perché” dei cristiani e di riconoscere le ragioni profonde delle loro obiezioni, non quelle ideologiche. Ragioni profonde che sono anche qui, io credo, la faticosa accettazione del limite alla libertà del singolo, e la ricerca di un vivere civile migliore costruito anche grazie alla “rinuncia” al diritto di tutti a tutto. E’ davvero “oscurantista” riconoscere che alcune persone hanno un modo di vivere la sessualità diverso da quello comune, e rispettare questo loro modo, ma poi chiedere loro di fare scelte “faticose”, rinunciando ad esempio al diritto (o al potere, o alla libertà) di concepire e crescere figli? Farebbe davvero del male alla nostra società un legislatore che, a partire da un’idea alta di convivenza civile, continuasse a proporre limiti alla libertà e ai diritti delle coppie omosessuali?
Io non credo che le regole e le leggi che limitano i diritti siano sempre abuso e imposizione. Continuo a pensare che la liberalizzazione è la strada “facile” in ogni campo – droga, aborto, eutanasia, diritti dei singoli e delle minoranze – mentre la strada “utile”, che rende il mondo migliore e non peggiore, è quella che passa per la fatica dell’analisi, per la valutazione degli impatti sociali, e a volte anche attraverso la rinuncia al nuovo diritto del singolo.



