
Referendum trivelle: buon senso cercasi
7 Aprile 2016LA MUTAZIONE GENETICA DEL PD DI RENZI
10 Aprile 2016E così i politici, ma non solo loro, accumulano fortune nei paradisi fiscali: dove il figlio di un’ex SS-Totenkopfverbände li aiuta a gestirli e, soprattutto a tenerli al riparo da occhi indiscreti. Vale a dire, in primis, dal fisco. Qualunque esso sia.
Già, perché, che tu sia il primo ministro islandese o un oligarca russo, intimo del presidente cinese o un calciatore di grande fama poco importa: l’essenziale è sfuggire alle maglie dell’Agenzia delle Entrate di turno. Il fenomeno merita qualche riflessione. Naturale propensione dell’uomo a una smodata avidità a parte, è chiaro.
La prima e la più importante è quasi elementare. Per far politica servono soldi. Tanti. Disponibili senza alcun vincolo. Il “fare” politica, poi, genera a sua volta soldi. Sempre tanti e, ovviamente, da gestire al riparo da qualunque occhio.
Il legame denaro-politica, insomma, è profondo e universale. Stabilitosi sin dall’Antichità, attraversa con fiera tenacia ogni epoca e luogo. È indifferente alle culture, si adatta a qualunque storia e morale. L’adagio si mantiene inalterato: al successo politico servono mezzi finanziari, che rientrano a pioggia una volta ottenuta la vittoria.
Scandalo? Noi italiani dovremmo essere vaccinati contro i facili ottimismi in materia. Per quanti amano la Storia e sono di Venezia nessun dubbio dovrebbe essere concesso, poi. Si tratta della ragione per cui mi fanno sorridere i vari nostalgici della Serenissima, si autodefiniscano venetisti o marcheschi o altro, quando vaneggiano sulle presunte virtù morali dell’antica repubblica: o non sanno oppure mentono sapendo di mentire. Tertium non datur, per usare una tradizionale sentenza della filosofia Scolastica.
Corruzione, nepotismo, necessità di elargire prebende e favori: la politica si è sempre retta su tale inossidabile triade, alimentata, va da sé, da fiumi di denaro. Sporco.
E veniamo a un punto fondamentale: quando è tanto, il denaro “pulito” non esiste. Una grande concentrazione di ricchezza non si produce in modo “onesto”. Alla sua origine si trovano sempre prevaricazione, sfruttamento, pure e semplici rapine, furti di ogni tipo, violenze, atti criminali. Non c’è niente da fare. Non ci si deve illudere.
Gordon Gekko, insomma, non è un esempio di devianza e neppure un semplice caso estremo: si tratta della norma. Perché questo è il mitico mercato così tanto evocato e tanto scarsamente conosciuto: un campo di battaglia dove tutto, persone o cose, è suscettibile di diventare arma, alleato o nemico. Altrimenti, perché mai nelle business schools del mondo intero Sun Tzu e il suo celeberrimo Arte della Guerra è da tempo lettura obbligatoria?
Panama Papers docent, potremmo dire o, piuttosto, da Panama arriva la conferma di quanto la Storia ci racconta con ampiezza. Fatta la constatazione, però, proviamo a chiederci se possiamo fare qualcosa almeno nel senso di una “riduzione del danno”.
Già, perché i rivoluzionari hanno sempre coltivato la messianica speranza che un radicale capovolgimento politico, specie se attuato rapidamente e con mezzi violenti, potesse produrre la palingenesi dell’animale uomo. La Storia, poi, si è incaricata di smentirli senza pietà. La rivoluzione, nel senso classico della parola, non sembra una via utile, dunque.
Forse, vale la pena tentare una strada obliqua: cominciare, per esempio, a impedire il costituirsi di ricchezze eccessive e smontando quelle che, per caso o disattenzione, si siano nel frattempo formate. Oggi, le grandi multinazionali hanno un potere superiore alla stragrande maggioranza degli stati. Non in Africa ma nel cortile di casa nostra. Tante volte abbiamo letto che la politica estera dell’Italia, e non solo quella probabilmente, la decide l’Eni piuttosto che la Farnesina o palazzo Chigi. E si tratta solo di un piccolo, infimo, esempio.
Giganti come Google, Facebook, Amazon, Microsoft dominano con il loro immenso potere impersonale il destino del pianeta. Creano e distruggono linee politiche, strutture amministrative, sociali, indirizzano le scelte sanitarie fondamentali per la vita di tutti noi. I loro consigli d’amministrazione contano più del presidente degli Stati Uniti. Il quale, la maggior parte delle volte, è scelto ed eterodiretto da loro. Perché maneggiano denaro in quantità colossali. Questo vale per qualunque stato del mondo, sia chiaro: Russia, Cina, Giappone, Iran, India, Brasile, etc.
Concetti come democrazia, diritto, per non parlare di giustizia e solidarietà sono del tutto vuoti nella nostra realtà, utili solo per la propaganda interessata. Lo sono stati anche in passato, indendiamoci, e il fatto si presentino ai nostri occhi come parole quasi prive di contenuto è dovuto… alla pervasiva supremazia del denaro, che tutto muove e manipola. Non è l’Europa oggi ostaggio dei banchieri? Per non parlare dei cosiddetti paesi in via di sviluppo!
Allora per tentare rimettere le cose a posto, tanto per cominciare piantiamola con questa nauseabonda idolatria sulle virtù salvifiche del mercato: abbandonato a sé stesso, cessa di essere il luogo di pacifico incontro e scambio descritto con toni arcadici da tanti e diventa uno scannatoio… dove non i migliori, ma semplicemente i più feroci e privi di scrupoli prevalgono. Distruggendo con i rivali anche libertà, democrazia, pace, valori, esseri umani. L’ha scritto per primo Adam Smith, forse meriterebbe attenzione. Sapeva bene di cosa stava parlando.



