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Secondo un sondaggio realizzato in Gran Bretagna dalla Opinion Research Business, per conto del Daily Telegraph, i fautori del “Remain” e quelli del “Leave” praticamente si equivalgono: 51% contro 46%, con un 3% di indecisi.
Al centro di questa battaglia referendaria c’è un tema centrale: quello della tutela della sovranità del parlamento, così come concepita in particolare in Gran Bretagna.
Se da una parte i sostenitori del Leave fanno ricorso in modo ossessivo a questo tema, esaltando tutti gli Eroi che hanno reso grande il Paese, dall’altro lato i sostenitori del Remain preferiscono utilizzare cifre e statistiche per dimostrare i vantaggi economici della permanenza della Gran Bretagna nell’Unione, utilizzando uno slogan molto chiaro in tal senso: Britain stronger in Europe.
Il tema della sovranità è stato il principale argomento di discussione utilizzato dal Primo Ministro David Cameron nelle fasi che hanno preceduto la sottoscrizione dell’accordo dello scorso febbraio sulle relazioni tra Unione Europea e Gran Bretagna e che si è fondato oltre al tema citato anche sui temi: della governance economica, della competitività e dell’immigrazione.
Pur non essendo poco quanto ottenuto dalla Gran Bretagna al termine dell’ultimo negoziato, basti pensare come in materia economica sia stato confermato il mantenimento di un sistema europeo a più valute che non deve discriminare le economie degli stati che sono fuori dall’Euro e in tema di immigrazione sia stato concordato che il diritto di accesso ai servizi del welfare venga previsto solo per gli stranieri che risiedono in Gran Bretagna da almeno quattro anni, sembra proprio che tutto questo possa non bastare per orientare gli elettori verso il “Remain”.
Il problema è e forse sarà destinato a rimanere quello dell’eterna affermazione della sovranità.
A dimostrazione di ciò, anche il tentativo di Cameron di introdurre una procedura c.d. red card che permettesse ai parlamenti nazionali di esercitare un diritto di veto sulle proposte legislative europee.
Tale richiesta non è stata accolta ed è stata invece sostituita da un diverso meccanismo che concede ai parlamenti nazionali il diritto ad esprimere un parere motivato qualora si ritenga che il progetto violi il principio di sussidiarietà.
Ecco allora come il voto del prossimo 23 giugno pone uno contro l’altro armati due concezioni della prospettiva politica e democratica, il problema dell’appartenenza all’Unione Europea contro l’idea del recupero di sovranità.
Il rischio della vittoria del “Leave”, a mio giudizio, è quella di condurre ad una mera illusione di sovranità.
La sovranità parlamentare è già stata messa in discussione in Gran Bretagna a cominciare proprio dall’appartenenza di tutti questi anni all’Unione Europea, dal significato pratico dello Human Rights Act del 1998 (la cui origine è connessa alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo cui la Gran Bretagna continuerebbe ad aderire anche in caso di Brexit) e naturalmente anche dalla globalizzazione economica e finanziaria oltre che dai cambiamenti politici che hanno messo in discussione il tradizionale sistema bipartitico.
Del resto non è un caso se la Giurisprudenza inglese ha più volte ricordato come la nuova costituzione (new constitution) non possa più fondarsi solo sui concetti di sovereignty of parliament e della rule of law.



